Diciamocelo chiaro e tondo: per tornare in A, il Bologna non ha l’assoluta necessità di far suo Giovinco, Borriello o chicchessia. Servono – quelli sì – quattro/cinque rinforzi come si deve per fare il salto di qualità e conquistare senza troppo affanno quei 40 punti circa che a maggio dovrebbero significare Serie A. Un compito all’apparenza semplice, soprattutto per una società forte come è quella capitanata da un mese a questa parte da Joey Saputo, ma non così banale come si vorrebbe far credere; anche perché – va sempre ricordato – Corvino dovrà parallelamente progettare un faraonico mercato in uscita, con almeno una decina di giocatori da sistemare in giro per l’Europa nel breve volgere di un mese.
Possiamo respirare dal naso, finalmente
Questo dice la logica, ma si sa: il cuore è un’altra cosa e la piazza nelle ultime ore non sta pensando che ad un solo nome, quello di Sebastian Giovinco. L’interesse è concreto e l’affare difficile, ma (come scritto ieri da Manuel Minguzzi nel suo Spunto) il solo fatto che il Bologna si muova con apparente disinvoltura per provare a chiudere un affare del genere la dice lunga su quale sia la nuova dimensione in cui il Bologna è stato catapultato da Tacopina e Saputo. Una dimensione in cui la partecipazione, l’affetto e l’entusiasmo dei tifosi contano – eccome se contano! – e in cui, proprio per questo, l’idea di regalare al pubblico un nome importante fin da ora, con una squadra ancora alle prese con una promozione tutta da conquistare, diventa essenziale e non accessoria, perché costitutiva di una realtà forte e vincente quale quella che si vuole costruire sotto le due torri.
Un Bologna che tra le sue esigenze primarie ha quella di ricostruire un’immagine più volte calpestata negli ultimi anni, non può ignorare la situazione di un giocatore come Giovinco (contratto in scadenza a giugno e tanta voglia di riscatto dopo un paio di stagioni tutt’altro che esaltanti), non può non provare a far suo uno dei giocatori che fino ad un paio di stagioni fa pareva essere una delle più interessanti promesse del pallone nostrano, non può lasciarsi sfuggire il primo mattoncino nella (ri)costruzione di un grande Bologna senza muovere ciglio. Dopo anni di mediocrità, in cui il nostro olfatto si è via via assuefatto a quell’insopportabile odore di m...uffa che fino a qualche mese fa appestava Casteldebole e dintorni, il nuovo corso a stelle, strisce e foglie d’acero rappresenta quella ventata di aria fresca che sognavamo ormai da anni. Che Giovinco arrivi o meno, questa società ha già vinto la prima battaglia: riconquistare il cuore dei tifosi. Avanti così, ci mancava da matti respirare dal naso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA