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Pioli domina il delirio

Luca Lollini

Il Bologna batte il Genoa per uno a zero e sale a quindici punti in classifica: passerà il Natale in zona salvezza, un risultato che regala un barlume di speranza per il futuro.

Non me l’aspettavo questa vittoria, sarò onesto. Dopo una settimana in cui quanto accaduto attorno al Bologna sembrava più adatto a Villa Baruzziana che al centro tecnico “Niccolò Galli”, i tre punti contro il Genoa apparivano un lontano miraggio. Ma non solo a me: lo stesso pensiero lo devono avere avuto anche i dirigenti del Bologna, Albano Guaraldi in primis, che si sono dati da fare alla luce del sole per trovare il sostituto di Stefano Pioli mentre Stefano Pioli era ancora lì, a dirigere allenamenti e studiare schemi con la spada di Damocle a una spanna dalla sua testa. Forse meno.

Ma probabilmente la vittoria contro i grifoni è davvero la degna conclusione di questi sette giorni deliranti, iniziati con il pullman che avrebbe dovuto portare la squadra in ritiro che se ne andava vuoto da Casteldebole, proseguiti con il clamoroso ritorno di Salvatore Bagni (bene) e l’affaire Baggio, dato ormai in dirittura d’arrivo, solamente questione di firme, e che invece è stato cancellato dall’imprevedibile risultato positivo di ieri. “Solo illazioni” ha dichiarato in merito nel post partita il presidente del Bologna. Eh sì: infatti Vittorio Petrone, manager del divin codino fotografato due giorni fa in città, era venuto a Bologna semplicemente per mangiarsi un piatto di tortellini e qualche cicciolo. Dire: “Ho fatto male i conti” non sarebbe stato forse meglio? Ammettere un errore non è poi una cosa così vergognosa. Ma d’altronde abbiamo già avuto modo di vedere in passato che questa dirigenza non brilla per l’abilità che ha nel muoversi, anzi. Speriamo che l’arrivo di Bagni possa portare a un miglioramento in questo senso, sempre che abbia modo di muoversi, ovviamente: una cosa non scontata.

Ma il protagonista assoluto di ieri, comunque, è soltanto uno: Stefano Pioli. I discorsi sul fatto che sia un professionista, che sia il suo lavoro e che sia pagato profumatamente per farlo mettiamoli da parte per un momento. Parliamo di come abbia gestito, lui e soltanto lui, senza alcun tipo di supporto esterno, la preparazione alla delicatissima partita contro il Genoa, vinta con merito grazie anche a un avversario poco in forma. Parliamo di come abbia resistito a questa settimana di toto-allenatore impazzante senza mai perdere la lucidità necessaria, e senza lasciarsi andare a sfoghi che sarebbero stati più che comprensibili. Parliamo dell’accoglienza rivoltagli dallo stadio Dall’Ara, schierato totalmente con lui e contro la società sin dall’inizio e ancora di più al fischio finale, quando il mister si è commosso nel salutare la Curva Bulgarelli pensando che forse sarebbe stata l’ultima volta. Ecco, parliamo di tutto ciò. Ma forse, come si dice, parliamo di niente. Perché se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi sulla pasta di cui è fatto il signore che siede in panchina, oggi penso se li sia tolti del tutto. Forse Pioli non arriverà comunque alla fine della stagione, perché senza almeno un innesto questo Bologna resta scarso. Ma se per salvarci dobbiamo andare ad affidarci a un santone sperando nel miracolo, beh, io resto con Pioli. Si dice “fino alla fine”, giusto?