Mentre si cammina per qualche vicolo del labirintico centro storico di Bologna, si può provare ad immaginare quanto sia importante la nostra città a livello sociale e culturale, quanta sapienza, quanta storia e quanto valore siano nascosti dietro ad ognuno dei mattoni che la compongono. Come ogni Bolognese sono orgoglioso della mia città, nonostante negli ultimi anni non sia più la stessa. Quando ero giovane i più anziani dicevano che era cambiata e che ai loro tempi era tutta un'altra cosa. Gli stessi raccontavano di come in quegli anni il Bologna facesse tremare il mondo. Erano gli anni sessanta ed il Bologna vinceva il suo ultimo scudetto. La generazione di cui faccio parte non ha vissuto tutto questo e si è avvicinata al calcio quando il Bologna era più o meno nella stessa situazione attuale: in linea di galleggiamento tra A e B. Retrocessi per due volte in C e per due volte risorti, tre promozioni in A, due volte in Coppa Uefa, ma mai e poi mai un allenatore aveva esplicitamente dichiarato che l'obiettivo non fosse più la salvezza. La frase era sempre la stessa “prima i 40 punti poi ci divertiamo”. La salvezza tranquilla, l'obiettivo è quello da sempre, da quando sono nato, negli anni in cui il Bologna ha partecipato alla serie A, è sempre stato così. Quando ho letto le parole di Pioli che dichiara di non voler più sentir parlare di salvezza, ho subito storto il naso. Mi sono venuti in mente i portici ed i mattoni e di quale riflesso possano avere certe dichiarazioni nella mia città. Definirle dichiarazioni interlocutorie mi pare riduttivo, se non altro perché sono arrivate dopo la cessione di Taider e non prima. Per quelli come me che hanno vissuto solo l'ultima fase della storia del Bfc, suonano quasi oltraggiose, poiché sembrano sminuire quello che fino a ieri consideravamo il nostro vero scudetto: la salvezza. Retrocedere un'altra volta non sarebbe solo un colpo al cuore per migliaia di tifosi, ma potrebbe compromettere la stessa sopravvivenza del club, quindi la salvezza deve essere il vero obiettivo, tutto il resto viene dopo. Ecco perché cerco di interpretare diversamente le parole di Pioli, in maniera totalmente positiva: cerchiamo di alzare l'asticella perché più si punta in alto, prima si potrà raggiungere l'obiettivo minimo. Giocare tutte le partite per vincere per ottenere sempre il massimo a livello teorico è un ottimo concetto, ma il vero obiettivo non può che rimanere la salvezza, almeno fino a quando non arriverà qualcuno che voglia investire nel calcio a Bologna. Pioli chiede rinforzi a Zanzi e Guaraldi, che non può permettersi di perdere il controllo della situazione, deve cercare di trovare un punto di incontro. Manca un esterno? Si prenda un esterno. Non ci sono alternative, perché evidentemente né Kone né Lazaros possono ricoprire quel ruolo in modo adeguato e perché non possiamo pretendere che Moscardelli sia un fenomeno reale oltre che virtuale. Che sia Grozav o un altro, l'importante è che si cerchi un giocatore con quelle caratteristiche, come chiede Pioli. Tra sei giorni il mercato chiuderà i battenti, così sapremo con certezza se arriveranno o meno i rinforzi sperati e nel frattempo ci avviciniamo alla sfida contro la Sampdoria, con tanti assenti ed un'autostima da ricostruire. Pioli dovrà cercare di resettare le menti dei giocatori e preparare al meglio la sfida, poiché a tutti i problemi del Bologna, sia in campo che fuori, esiste un rimedio molto efficace: il risultato. Dopo una sconfitta come quella di domenica si fa veramente fatica ad essere positivi, ecco perché dobbiamo cercare a tutti i costi di vincere per voltare pagina. Per questo rinnoviamo la fiducia a Pioli e speriamo possa avverarsi quello che ha ipotizzato e cioè che la parola salvezza non venga più nominata. Caro Mister lo speriamo tutti.
Obiettivo salvezza
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