O forse sì, chi lo sa. Fatto sta che questa storia di Zanetti innamorato del Bologna, che mette mano al portafoglio per portare in salvo la sua squadra del cuore tutto d’un tratto, dopo che la stessa squadra negli ultimi tempi ha dovuto subire nell’ordine la distruzione del parco giocatori (e parallelamente, per assurdo, delle casse societarie), la – meritatissima – retrocessione in Serie B e l’onta del punto di penalizzazione di fine giugno per ritardi nei pagamenti, non mi convince per niente. Il tutto – guarda il caso – a nemmeno 24 ore di distanza dalla prima mossa concreta dell’Avvocato Tacopina: il deposito della famigerata “caparra” di un milione e rotti euro, a lungo invocata dalle fila guaraldiane – impegnate a tutto tondo nell’improbo compito di delegittimare la controparte interessata a rilevare il BFC – come garanzia della solidità di una compagine una squadra di imprenditori che avrebbe fatto capo ad un signore che risponde al nome di Joey Saputo. Signore capace di fatturare cifre tali da far sembrare un nanetto anche quello stesso Zanetti da sempre indispettito dalla presenza di fastidiosi moscerini intorno a sé.
Non sono un povero scemo
Della questione se n’è già parlato anche troppo in questi giorni, ma proprio non ce la faccio a non dire la mia sull’argomento, è più forte di me. Non ce la faccio a passare per un povero scemo che crede alla favola di Massimo di Nazarath improvvisamente fulminato da un cieco amore per i colori rossoblù, tanto da essere disposto ad impegnarsi di tasca propria per salvare una squadra sull’orlo del baratro, sommersa dai debiti e quasi completamente affossata da una gestione a dir poco scriteriata, per di più aprendo le porte (almeno a parole) all’avvocato newyorkese e al magnate canadese, fino a due minuti prima ritenuti talmente poco affidabili da Guaraldi e dai suoi soci da rendere necessaria in tempi rapidissimi la discesa in campo di Zanetti.
Un intervento a gamba tesa e in netto ritardo quello di Zanetti, che su un campo di calcio gli sarebbe costato almeno un cartellino giallo. Il ricco imprenditore trevigiano è riuscito nell’ardua impresa di entrare nell’unico momento in cui una sua discesa in campo sarebbe stata vista con diffidenza e delusione (come effettivamente è stato) grossomodo da tutto l’ambiente, ebbro di gioia al solo pensiero che il “sogno americano” potesse realizzarsi per davvero qui, a casa nostra. Non male per un ricco non scemo… E non venitemi a dire che è meglio un discreto futuro certo rispetto alla fumosa (ma quanto fumosa in verità?) prospettiva di dorato domani. No, non passa, perché se uno strisciante Guaraldi e Zanetti sono riusciti in quattroequattrotto a trovare un accordo che fino a qualche mese fa pareva impossibile, non appena l’offerta americana iniziava a prendere concreta consistenza, è lecito pensare che la stessa celerità sarebbe stata possibile tra due settimane, al termine del tempo utile per onorare le gravose scadenze che pendono sulla società; specie per un uomo profondamente innamorato dei colori rossoblù come Massimo Zanetti.
“È un generoso”, si sono affrettati a spiegarci Gianni Morandi prima e Luca Baraldi poi. Apparte il fatto che i generosi che sbandierano ai quattro venti la propria bontà d’animo non mi sono mai andati a genio, di cosa ci vogliono convincere questi signori? Credono davvero che noi (più o meno) poveri tifosi siamo così fessi da credere che la decisione di Zanetti sia il frutto di un amore viscerale – mai dimostrato in precedenza – per il Bologna e per i suoi tifosi? Chiariamoci subito: se Zanetti salverà il Bologna dal fallimento e lo porterà in tempi relativamente brevi ai livelli che gli competono sarò il primo ad andare in ginocchio da Mr. Segafredo e a baciargli i piedi per essere riuscito in un’impresa titanica come questa. Il timore che il fumantino trevigiano possa cambiare idea nel breve volgere di un mese, come già accaduto alla prima, fulminea esperienza al vertice della società felsinea, è talmente forte da inibire quei rarissimi slanci di ottimismo che si fanno strada nei miei pensieri a riguardo. I 5 milioni di aumento di capitale fin qui assicurati non sono che una goccia nel mare rispetto a tutti i soldoni che Zanetti dovrà sborsare nel futuro prossimo per garantire un futuro degno al Bologna. Ecco, a proposito: l’imprenditore trevigiano faccia chiarezza il prima possibile su quali sono i suoi progetti per l’avvenire, senza prenderci in giro e mettendo subito in chiaro quali siano i suoi programmi. Basta prese in giro, basta illusioni; siamo stufi di essere sbeffeggiati da chi dovrebbe cercare di realizzare i nostri sogni da tifosi innamorati. Come Zanetti, del resto. Dite che sono un povero scemo a crederci?
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