Le bancarelle dei procuratori si riempiono di scarpini bullonati e scontenti e attorno si aggirano operatori di club altrettanto delusi. Una bella differenza - stridente - quella dei magici mercatini natalizi che riscaldano i cuori delle città più fredde prima del Natale. Nessuna suggestione accende il soccermarket di inizio anno, più simile alla campagna commerciale dei saldi. Preferisco il sapore vero della piazzola. E spiego anche il perché: il Bologna e' abbonato ad azzardi finiti male. Un po' come il camiciaio Dagnini magistralmente interpretato da De Sica nella fiction televisiva di fine anno firmata Pupi Avati. I cavalli su cui il Bologna ha scommesso in anni recenti, puntando su di loro, non si sono rivelati vincenti: ricorderete lo svedese Lucic o il brasiliano Coelho, senza scomodare due danesi sbolognati al Bari, fino ai Gimenez, ai Rodriguez, ai Riverola... In mezzo un Ramirez o un Taider, le cui vendite però non sono state sufficienti a sistemare i conti, proprio come il Dagnini di Avati e la sua sola puntata fortunata. Speriamo in Bagni consulente e nello Spirito Santo. Ben consapevoli, però, che non esiste operazione in entrata possibile senza che prima sia stata snellita la rosa, in sovrannumero appunto di azzardi che un po' per cattiva sorte e molto per sciattezza, non hanno portato da nessuna parte. Eh si che la lista della spesa per la giusta ricetta sembrerebbe facile da scrivere. Due esterni di livello, Un centrocampista di regia che facesse da raccordo tra Perez e Diamanti sembrerebbero urgenti, perché i sogni di un drastico maquillage che riguardi ogni settore sono probabilmente destinati a morire all'alba. Concludo formulando al Bologna l'augurio di buon Anno, ma soprattutto rivolgendo il mio pensiero allo straordinario tifoso rossoblu' che - canonizzato ormai da tempo - aspira ormai al ruolo di serafino celeste se non a scalzare l'ambito posto di San Pietro. La felicità non è alla nostra portata, cari rossoblu: ci basterebbe un po' di sanissima serenità
Noi, come il Dagnini di Avati
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