Giovedì scorso una società storica del calcio italiano ha cambiato proprietario. Non il Bologna, purtroppo: è la Sampdoria. Dopo oltre dodici anni l’asburgica dinastia Garrone ha deciso che era giunto il momento di farsi da parte e così ha fatto, in silenzio, senza lasciar trapelare nulla in anticipo. L’annuncio infatti è arrivato a sorpresa la mattina del dodici, lasciando di stucco in tanti, mentre lo stesso giorno alle dodici andava in scena l’ennesima farsesca assemblea dei soci rossoblù, riassumibile in questo dialogo:
“Servono soldi. Abbiamo soldi?”
“No”
“Qualcuno di voi li vuole mettere di tasca sua?”
“No”
“Perfetto, alla prossima”.
Meglio "er viperetta" di Guaraldi
La cosa che ha accresciuto ulteriormente lo stupore del passaggio di mano della Sampdoria, però, è il soggetto a cui è stata ceduta. Si chiama Massimo Ferrero, ha sessantadue anni ed è un produttore cinematografico di Roma. Anzi, del Testaccio per la precisione. Soprannominato “er viperetta” (la leggenda narra che sia stata Monica Vitti a darglielo), in testa ha una parrucca modello “Zazzaroni” e la sua voce ha un’eco naturale come quella del Padre Boffo di Corrado Guzzanti. Non sa pronunciare il nome del suo allenatore («Mihaoic» dice durante la conferenza di presentazione) e anche col nome della Sampdoria manifesta qualche difficoltà. Il suo curriculum da produttore vanta capolavori come Fermo Posta Tinto Brass, Tra(sgre)dire e Bambola, mentre la fedina penale non è immacolata: il giorno stesso dell’ufficializzazione dell’acquisto della società blucerchiata, infatti, le agenzie hanno battuto la notizia della sua richiesta di patteggiamento a un anno e dieci mesi per bancarotta fraudolenta della compagnia aerea Livingston, specializzata in tratte vacanziere da sogno. Tirando le somme, per quanto mi riguarda non è proprio il soggetto a cui darei il mio intero (seppur misero) patrimonio dicendogli: “Tieni, investi pure, mi fido di te”.
Eppure.
Eppure in questo momento mi trovo a pensare “Ma perché non è venuto da noi?”. E guardate che non è un fatto positivo, anzi lo vado ad aggiungere alla sfilza già lunghissima di colpe affibbiabili ad Albano Guaraldi. Invidiare anche il presidente all’apparenza meno raccomandabile dell’intera Serie A è sintomo della disperazione più totale in cui siamo piombati, e che ci porta a eliminare anche i minimi paletti di selezione riguardanti il nostro futuro al grido di ‘tutti tranne lui’. ‘Tutti tranne lui’ è il motto con cui abbiamo accompagnato gli ultimi passaggi di proprietà del Bologna, prima Menarini-Porcedda e poi Porcedda-Bologna 2010, e la sostanza è che ogni volta, più o meno in fretta, la nostra condizione è peggiorata rispetto alla precedente. Perché è ormai palese come il BFC sia una calamita per affaristi sprovveduti, avidi di notorietà e in cerca di appigli per finalità che con il calcio giocato non hanno nulla a che fare. Ma, nonostante le scottanti esperienze passate, oggi come non mai siamo ancora qui, ancora a urlare ‘Tutti tranne lui’.
Un soggetto eccentrico che ruota attorno al Bologna in questi giorni c’è pure, è Maurizio Mian e ormai di lui sappiamo parecchie cose. E andrebbe benone, nonostante il cane Gunther terzo quarto quinto, nonostante Cicciolina, nonostante tante altre cose. Perché vale ‘tutti tranne lui’, sempre e comunque. E perché ormai, peggio di Guaraldi non si può fare.
Nel frattempo, in attesa di eventuali eventi, io continuerò a pensare: ma Vipere’, ma perché non sei venuto da noi?
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