Lo hanno inquadrato dopo il goal dell'uno a zero: nessun sussulto, i soliti urli per dare indicazioni ed incitare i suoi. I magici bordocampisti ci hanno poi detto cosa ha fatto dopo il 2-0 di Gervinho: un gesto di stizza verso la panchina, un gesto che da un galantuomo come lui sempre in giacca e cravatta non ti aspetti; ma quando è troppo, è troppo. Dopo il 3-0 non si è scomposto, ha solo chiesto ai suoi di non affondare e cercare di lottare. C'era ancora qualcosa in quei momenti, la voglia di essere parte della squadra e fare sì che tirassero fuori qualcosa. Il secondo tempo, invece, è stato diverso: sguardo spento, perso, scoraggiato sul come fosse possibile che la sua squadra venisse asfaltata in quel modo dalla Roma. Stefano Pioli è un po' la sintesi dei tifosi: incoraggiamento, nervosismo, incredulità e sicuramente anche un po' di rabbia nel finale per come sono andate le cose. Nel post partita ha detto “Il campionato del Bologna comincia da qui”. Qualcuno ha reagito male a queste dichiarazioni, affermando che questo pensiero va contro quello che è stata fino ad oggi la filosofia dell'allenatore: quella di giocarsela indistintamente contro tutti, a seconda del blasone dell'avversario. Non la leggerei così, la leggerei molto di più come un “Ragazzi, abbiamo già fatto abbastanza figuracce, sarà il caso di svegliarsi e di cominciare a giocare come si deve”. E sarà meglio, perchè le prossime gare devono essere la prova del nove per questo Bologna: Verona e Sassuolo in una settimana devono svoltare il campionato. Personalmente non vedo le due squadre superiori sul piano tecnico e tattico ai rossoblù, ma l'aspetto psicologico può incidere fortemente. Il Verona ha 10 punti in classifica e naviga là davanti, dietro le “grandi”: per una neopromossa sicuramente un risultato importante e le vittorie aiutano a stare con la testa su. Il Sassuolo viene da due pareggi contro Napoli e Lazio che possono aumentare la convinzione della squadra e dei giocatori; e domenica andrà a giocare una partita dal risultato tutt'altro che scontato a Parma, in un derby che varrà oro. Dal canto suo il Bologna viene da una sconfitta in casa contro il Torino, una partita pareggiata al 92esimo dopo essere stato sopra 3-1 e un 5-0 a Roma: tre risultati che tagliano le gambe, tre risultati che possono inevitabilmente mandare in difficoltà mentale la squadra. È qua che dovrà essere bravo Pioli: continuare a fare sentire i suoi “importanti”, pronti a lottare e a dimostrare prima a loro stessi, poi anche al pubblico e agli avverari che non sono quelli che si sono visti nell'ultima settimana. E deve essere lui a farlo, non qualcun altro come si è letto sui giornali. Ora più che mai sarebbe sbagliato cacciare l'allenatore (e non solo per un discorso economico, come afferma qualcuno, visto che si dovrebbe continuare a pagare lo stipendio a lui e a tutto lo staff): Pioli ha la fiducia dei giocatori, li conosce e loro sanno cosa vuole lui. Solo lui, ad oggi, può sollevare il Bologna da questa crisi. È un allenatore valido, lo ha dimostrato in questi anni: forse il migliore tra le squadre di medio- bassa classifica in Italia. Anche perchè le alternative, chi sarebbero? Fatto il nome di Zenga, andiamo a leggere qualche nome di allenatore senza squadra: Del Neri, Ballardini, Cavasin, Tesser, Di Carlo, Colomba, Zeman, Ferrara, Stramaccioni. Sciegliereste uno di questi per sostituire Pioli? Personalmente proprio no. Fiducia al mister, estrema. Con lo sguardo spiritato e gli occhi fissi nel vuoto, poco importa. Questo Bologna è solo nelle sue mani. E deve restarci.
Lo sguardo spento e il gesto di stizza
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