Il neo ''safarista'' Pioli voleva una squadra di 11 leoni e, ironia della sorte, la prima partita ufficiale del suo Bologna è stata proprio contro la ''Leonessa d'Italia'', il Brescia, affrontato al ''Dall'Ara'' in occasione della Coppa Italia. La partita è stata risolta, non senza affanni, dall'ex di turno Diamanti, autore di una di quelle prodezze che ad agosto generano un sorriso a metà nei tifosi rossoblù. Il motivo? Andiamo con ordine. Da fine maggio sono stati spesi litri di inchiostro per marchiare a mo' di vacche da macello i vari ''big'' del Bologna della sacrosanta e (apparentemente) indelebile etichetta di ''incedibili''. Il problema è che dietro a questa parola nel mondo del calcio si cela un invito ad alzare la posta, un po' come noi donne che di solito, in amore, intendiamo dire l'esatto opposto di ciò che esce dalla nostra bocca. Sotto la ghigliottina guaraldiana dell'incedibilità sono passati tanti personaggi che non sto qui a elencare perché ne verrebbe fuori la squadra dei rimpianti rossoblù, escluse delle fortunose cessioni in prospettiva, come può essere stata quella di un Gillet appena appiedato dalla giustizia sportiva. Quest'anno i ''nominati'' del nostro Grande Fardello (no, non è un errore di battitura) sono stati i vari Diamanti, Kone, Sorensen, un Gilardino dato per ''100% nostro'' e... Taider. Il lotto dei fortunelli ''incedibili'' da maggio in poi è stato inserito in una betoniera che, attenzione, purtroppo girerà fino al 2 settembre. E, insieme a lei, anche qualche altra cosa, vero cari colleghi tifosi rossoblù? La morale della favola è che Gilardino non è mai stato nostro: tutto è andato come non doveva andare, anzi, tocca essere felici che i 13 gol realizzati dal bomber biellese non siano stati retroattivamente passati al Genoa, altrimenti invece dell'imminente trasferta di Napoli a quest'ora dovrei preparare quella della vicina Castellammare di Stabia. Kone e Sorensen non sono (per ora) stati estratti dalla betoniera solo perché non sono arrivate offerte ''vergognose'' e so quanto vi piaccia leggere questa parola in codesto momento storico... Chi resta? Alino, il capitano, il simbolo, il faro: ferma restando la premessa di cui sopra, forse anche Guaraldi ha capito che vendere Diamanti significherebbe davvero generare una rivolta a Bologna. E, vi assicuro, in questo caso partirei anch'io alla volta di Casteldebole, con buona pace delle residue vacanze e della frescura all'ombra del Vesuvio. Dunque, dai Diamanti al Zaffiro, è scritto da maggio (se non prima) che il Bologna avrebbe dovuto perdere un altro gioiello, di nome e di fatto: la duttilità del centrocampista algerino ha attratto mezza Serie A (e non solo) e, tanto per restare in tema di preziosi, la gemma del ''Tardini'' con cui sbloccò l'ultimo derby contro il Parma ha avuto già allora l'amaro retrogusto di ciliegina sulla torta. Per la precisione, la torta di chi già corteggiava Taider e dello stesso Guaraldi. Capite adesso perché sabato scorso, quando ho visto quel gol da cineteca di Diamanti, ho sudato freddo? Se il Bologna appare come una succulenta ed economica vetrina durante il campionato, d'estate, con il mercato in fermento, è addirittura un negozio con le porte aperte e nessun guardiano dentro. O, cosa peggiore, un guardianoguaraldiano che non guarda e, anzi... Dunque, $aphir $liti Taider è andato all'Inter per soldi (che finiranno nel consueto buco nero che ormai ha le sembianze del deposito di Paperon De Paperoni) e il prestito del giovane Laxalt che, si fa per scherzare, potrebbe essere il nuovo ''divin codino'', causa pettinatura. Ironia del destino, mentre scrivo questi ennesimi (e troppe volte risentiti) fiumi di inchiostro sui saldi rossoblù, per radio passa la canzone ''L'eccezione'' di Carmen Consoli, dove, a un certo punto, la ''cantantessa'' commuove con un: ''Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole''. Sarebbe? Tale Laxalt? Qualcuno deve aver preso quel magnifico pezzo alla lettera. E a questo Qualcuno vorrei dire solo che se è vero che il Bologna è pieno di debiti, almeno non facciamocene a parole, giocando con le illusioni e i sogni in prospettiva dei tifosi. Caro Signor Qualcuno, sperando che non ci siano altre ''novità'' (in uscita, ovviamente), se devi prometterci qualcosa, un solo consiglio: Laxalt perdere, davvero.
Laxalt perdere...
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