Tutto Bologna Web Editoriale La trattatitva prosegue, tenendo un occhio anche al campo

La trattatitva prosegue, tenendo un occhio anche al campo

Giacomo Bianchi

Tutto è andato come ci si aspettava, nessun fuoco d'artificio e la certezza che solamente i prossimi giorni saranno decisivi per il futuro della società. “Vogliamo garanzie per il Bologna, non su quanto chiedono i soci per uscire. Adesso dovremo sentire anche il dottor Zanetti, è giusto confrontarsi anche con lui”. Queste le parole di Albano Guaraldi che, dopo l'incontro con Tacopina prima, e il Consiglio di Amministrazione con i soci rossoblù dopo, non si è sbilanciato. Al termine delle tre ore di faccia a faccia, il presidente (o possiamo cominciare a pensare che sia ormai un “ex”?), invece, non si era esposto ed era rimasto piuttosto vago. Diversa invece la reazione di Tacopina che con il suo “Sono ottimista e rimango a Bologna, ci incontreremo nei prossimi giorni”, ha fatto trapelare che c'è stata qualcosa di più di una semplice chiacchierata e di una presentazione dell'offerta di acquisto. Le incognite e i dubbi, comunque, continuano a fare la voce grossa in questa trattativa che, tra proclami americani e rinvii guaraldiani, sembra destinata a durare ancora per un periodo di tempo piuttosto lungo.

Quello che viene da domandarsi è invece se Guaraldi andrà avanti con l'intento di vendere, oppure se, con qualche nuova strategia, cercherà di rallentare le iniziative di Tacopina. Ma dopo mesi nei quali ha più volte detto di essere pronto a cedere la società e di volersi fare da parte, perchè mettere i bastoni tra le ruote all'avvocato americano proprio adesso? Perchè non farsi da parte e lasciare tutto nelle mani di altri? Perchè volere aspettare altre proposte? Perchè continuare ad inimicarsi una città che, nel caso saltasse la cessione, peggiorerebbe ulteriormente (come se ce ne fosse bisogno) l'opinione nei suoi confronti? Perchè, perchè tutto questo? Il fatto è che a queste domande dovrebbe rispondere un personaggio che in questi anni non ha fatto propriamente un lavoro eccelso per il Bologna, dunque è lecito porsi questi interrogativi ai quali forse è preferibile non volere una risposta.

E accanto ad una situazione societaria che, come era pronosticabile, rimarrà in bilico ancora per qualche giorno, c'è da parlare di una squadra che venerdì ha vinto la sua prima partita in campionato. Dopo la scoppiettante vittoria di Pescara, l'errore più grave sarebbe quello di pensare che si sia intrapresa, finalmente, la strada giusta e che da qui in avanti tutto sarà in discesa. Certo, per lunga parte del primo tempo di venerdì, il Bologna ha tenuto bene il campo, ha lottato e ha fatto vedere cose importanti, al di là delle tre marcature che sono arrivate. Ma nella parte centrale della prima frazione e nei minuti di confusione che sono seguiti alle due reti prese, la squadra è andata in difficoltà, ha sbagliato passaggi elementari e fatto errori banali. Sono tutte situazioni ammesse e preventivabili, soprattutto perchè si è ancora ad inizio campionato, i giocatori devono conoscersi sempre di più e la squadra non ha ancora una vera e propria identità. Servirà del tempo per trovarla, serviranno delle settimane per lavorare sugli errori che vengono commessi durante le partite e per cancellare quella “paura” che ogni tanto sembra prendere i rossoblù. Sembra una paura legata al rischio di non farcela, una paura che forse veniva anche dal fatto di non avere ancora vinto una gara in questa stagione e di non assaporare i tre punti da quasi sei mesi. Ecco, magari questo timore è stato vinto del tutto in quel di Pescara, magari da sabato contro il Crotone la squadra mostrerà una nuova personalità e una capacità piena nei propri mezzi, e magari lo farà per tutti i novanta minuti e non solo a tratti.

Ci sono tanti “magari” attorno alla situazione del Bologna di oggi, alcuni che arrivano dagli uffici e dai CDA, altri che arrivano dal campo. In attesa di saperne di più, di scoprire come sarà il Bologna del futuro, la speranza è che dal campo arrivino quelle risposte che tutti vorremmo: continuare sulla strada giusta intrapresa a Pescara, consci delle difficoltà che ci saranno. Magari.