Facciamo una promessa solenne: se per qualche assurdo motivo ci dovessimo salvare, quest'estate tutti in vacanza a Cagliari! La ragione è semplice: dando per quasi impossibile una vittoria in quel di Genova, contro Gilardino e soci, la squadra di Cellino rischia seriamente di essere l'unica compagine ad aver donato la bellezza di sei punti al Bologna. A questo Bologna. Quello che si fa mettere sotto dal Chievo. O meglio: da quel Chievo che prima di affrontarci aveva seri problemi nell'andare a rete e nel fare risultato pieno, specialmente tra le mura amiche. E, come a tutte le formazioni in difficoltà a cui serve solo una vittoria per risollevarsi, i rossoblù concedono la loro parte peggiore, quella molle e arrendevole che ormai sta diventando una presenza fissa nei fatidici scontri diretti. Che potessimo perdere a Verona, ammetto che lo avevo messo in conto per vari motivi che vanno dall'ormai noto poco feeling che lega il Bologna al ‘’Bentegodi’’ negli ultimi tempi fino ad arrivare al timore, purtroppo fondato, che i nostri potessero avere ancora la pancia piena dopo la recente vittoria contro il Cagliari. Un paradosso, considerando che si è trattato di una performance tutt'altro che esaltante in cui la follia di un singolo (grazie ancora, Dessena!) è stata l'ingrediente principale. Un doppio paradosso se pensiamo che era solo la quinta gioia stagionale, il minimo sindacale per non annegare definitivamente. Ma, a ben vedere, cosa c'è di più paradossale del Bologna targato Guaraldi? Quello del progressivo e inesorabile smantellamento della squadra; quello del caos generale in cui tutti sono contro tutti, con i giocatori scarsi che si offendono se vengono fischiati e i più decenti che invece appaiono demotivati come non mai. Già, perché la mediocrità in tinte rossoblù ha investito ormai tutti, senza guardare in faccia a nessuno: i vecchi come Garics, quelli che teoricamente dovrebbero fornire alla squadra il valore chiamato ‘’esperienza’’ e che invece cadono in errori da pivelli. Senza dimenticare i giovani, il cui apporto dovrebbe essere l'esuberanza dettata dalla voglia di fare: guai, nel caso di Sorensen, l'unica cosa che gli riesce bene da quando è diventato un birillo. E dire che nonostante il cataclisma di mercoledì sera, il Bologna è ancora salvo e mantiene intatto il distacco dalla zona retrocessione, con una giornata in meno di campionato. Senza contare che basterebbe battere la sazia Atalanta per poter verosimilmente rimpolpare il suddetto gap, con la concomitanza di risultati positivi dagli altri campi. Ma è davvero appagata questa Atalanta? Sembra proprio di no: se il Chievo ci ha dato una lezione di fame agonistica e cattiveria sportiva, la squadra di Colantuono, reduce da cinque vittorie consecutive (e con la sesta, purtroppo, nel mirino... ), è l'emblema che non sta scritto da nessuna parte che dopo aver raggiunto i quaranta punti poi si possa anche perderle tutte (cit. Malesani). Dunque, eccoci di nuovo nel giorno dell'ennesima partita cruciale, per giunta contro gli avversari sbagliati: quella squadra, con in rosa la bestia nera Denis, che sta viaggiando a ritmi europei e che incarna le streghe contro cui Curci, uno dei pochi che ultimamente onora la maglia, sta combattendo da ormai un girone a questa parte. Colpa del Bologna: per essere più sereni sarebbe bastato solo non perdere punti e faccia contro le dirette concorrenti. E sfruttare meglio l'incrocio Ca-Chi della tre giorni tra domenica e mercoledì sera. Dove Ca-Chi era nato come acronimo delle nostre fresche avversarie ma che purtroppo si è trasformato in altro. Vi do un aiuto: non sto parlando del frutto.
La terra dei cachi
P.S.: Gentile Direttore, se per caso dovessi portare fortuna, faccia pure del sabato la mia casa fissa. Anche per cominciare ad abituarmi all'idea.
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