Oggi non vi parlerò della giornata di calcio archiviata domenica scorsa. In effetti, cosa dovrei dire? Che il Bologna ha perso contro la squadra più forte del campionato? Che per la terza volta di fila i nostri avversari di turno sono stati graziati e hanno miracolosamente terminato la partita con undici unità? O che gli altri risultati sono stati tutti iper negativi e ci hanno scaraventato in un inquietante penultimo posto in classifica? Sarei solo l'ennesima a snocciolare i dati della crisi rossoblù e, come tutti, oscillerei tra un pessimismo eccessivo a mo' di prematuro coccodrillo giornalistico e, viceversa, un ottimismo che al momento avrebbe il sapore di spirito di patata. Vorrei invece raccontarvi una storia. Negli ormai lontani anni della scuola c'era una mia compagna di classe, di origini bolognesi, di nome Emilia Bianconera, che veniva appena prima di me nell'appello. E mi precedeva in quasi tutte le cose perché era brava, bella e fortunata, triade (!) che spesso va a braccetto quando si parla dei migliori. Il suo ‘’piccolo’’ problema era che dove non arrivavano i suoi meriti doveva scattare l'aiutino: una volta copiò pedissequamente il mio compito in classe e l'insegnante di allora, il professor Tiziano Pieri, pur avendo assistito chiaramente alla scena, penalizzò me e spedì lei verso un poco meritato dieci e lode. Al termine del liceo, l'avevo persa di vista. Volete sapere dove l'ho beccata? Non molto tempo fa all'ingresso dello stadio ‘’Dall'Ara’’, anche se le nostre strade, ancora una volta, si sono divise. Lei, pur essendo bolognese DOC, s'è recata nel settore ‘’ospiti’’. Ha esultato alla rete che sembrava spianare la strada a una goleada della sua squadra del cuore. E, in effetti, purtroppo il Bologna non è riuscito a segnare e, anzi, ha subìto il colpo del KO poco prima che finissero le ostilità. All'uscita dallo stadio, Emilia, con la proverbiale umiltà che l'ha sempre contraddistinta, ha cominciato a fare le solite battutine tipiche di chi la sofferenza, sportiva e non, non sa nemmeno cosa sia. Ha detto che era appena finito l'allenamento della sua squadra, in attesa dell'imminente match di Champions League. In realtà nelle poche ma nette occasioni da gol del Bologna l'ho vista divorarsi le unghie e trattenere il fiato fino a diventare cianotica ma per una così, abituata ai fasti, alle celebrazioni e ad esultare a tutti i costi, anche solo ammettere di aver avuto paura è una grande vergogna. Io invece di paura ne ho tanta al momento. E non vedo perché negarlo, nemmeno in faccia a una come Emilia che, invece di godersi le gioie della sua squadra, ha passato il tempo a inveire contro la città che le ha dato i natali. Mi ha chiesto come io mi comporti quando ad affrontarsi sono Napoli e Bologna. Le ho fatto notare che io nel piatto dove mangio non sputo. E' arrossita e ha cercato di recuperare affermando che, in fondo, sia io che lei siamo fortunate ad avere due case e due città, calcisticamente parlando e non. L'ho stoppata con una veemenza che non ha nemmeno il Perez dei giorni migliori, dicendole che lei ha scelto la strada più semplice, più comoda ma, forse, emotivamente più sterile. Io non ho scelto, il Bologna mi ha voluta con forza ed è una causa che ho sposato e che porterò avanti fino all'ultimo respiro della mia vita, anche in un'eventuale e purtroppo probabile Serie B. Il mio, a differenza del suo, è un matrimonio povero in cui si vive alla giornata. E' un sodalizio che mi dà più dolori che gioie, soprattutto in questo frangente, ma che mi ha permesso di conoscere la famiglia fantastica dei tifosi del Bologna, del loro calore e della loro passione, acquisendo, contemporaneamente, la stima dei miei concittadini che hanno capito la genuinità della mia ‘’vocazione’’. A sentire queste parole Emilia ha abbassato lo sguardo e s'è dileguata in mezzo al corteo dei vincitori, come sempre nella sua vita. Però era sola tra i tanti, quasi anonima. Io invece, pur con in gola il sapore della sconfitta, ho affogato la delusione nel calore della famiglia, anzi, delle famiglie. Chi tifa Bologna, anche a distanza, non affronta nessuna notte da solo e non avrà mai altre sciarpette nella borsa pronte a uscir fuori in caso di retrocessione. E questi sentimenti puri, cara la mia amica Emilia, non si possono comprare.
La mia amica Emilia
P.S.: Ogni riferimento a squadre di calcio esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto.
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