Tutto Bologna Web Editoriale L'asino di Buridano

L'asino di Buridano

Redazione TuttoBolognaWeb


Eccoci: a metà del calciomercato estivo, definite le (quest’anno poche) comproprietà e ben lungi dal vedere esplodere qualche scoppiettante petardo d’entusiasmo, affrontiamo la tipica fase di stallo. Quotidiani sportivi e siti web specializzati riempiono di “nulla” il vuoto di notizie e idee.

Storicamente per i rossoblù il calciomercato di mezza estate oscilla, nella migliore delle ipotesi, tra l’immobilismo statico (stile paguro avvinghiato al proprio scoglio) e l’ansia di perdere i, seppur pochi, pezzi pregiati.

A memoria sono rarissimi i “colpi” volti a rafforzare, a tentare il salto di qualità. Se escludiamo le famose scommesse di rilancio, peraltro tutte vinte (Signori, Di Vaio, lo stesso Alino) o i Cabrini, Pagliuca, Marocchi, Pecci già verso fine carriera (molti se ne tornavano dopo aver “lustrato” le bacheche altrui) mi sovvengono gli acquisti di Mauro Bellugi (già Nazionale con l’Inter), i frizzanti gazzoniani exploit (Kennet, Kolyvanov, Fontolan), forse proprio Diego Perez (già nazional-celeste di lungo corso) per non citare la “perla” Divin-exCodino Baggio.

Altrimenti tutte gare “ a non perdere” o meglio…a perdere il meno possibile con sanguinose rinunce: il primo Eraldone Pecci, addirittura il mito Beppe Savoldi, baby Mancini, fino a Luppi, Marocchi e Paramatti (beffardamente strisciati a zebra) o Viviano (vittima della matematica mal imbustata) poi Cruz, Ramirez e ora Perez (senza offesa per Della Rocca, Portanova o Gillet vari, su altri inferiori livelli).

Mi fermo qui perché è chiaro quali sono i due nomi cui tutti stiamo pensando: Gila e Alino rientrano in dinamiche più complesse con evidenti sfumature economiche ma anche relazionali, che non s’intende banalizzare utilizzando semplicistici concetti quali “teniamo i buoni e magari compriamone altri!”.

Non riesco, però, a non pensare alla favoletta dell’Asino di Buridano (in realtà un apologo filosofico con altra morale ma così mi fu raccontata da bambino e tale nel mio immaginario rimane) e al suo stolto proprietario che pensò bene di iniziare una, certamente economica, politica di riduzione dei costi-biada per verificarne le reazioni. Poiché l’animale continuava, indefesso, la sua produttività arrivò persino ad arrabbiarsi per lo spreco di mangime dei tanti anni precedenti. E così continuò a ridurre le razioni, consapevole (erroneamente dirà poi la storia) che il somaro ne avesse addirittura approfittato: “ Potevo risparmiare mangime e avresti lavorato ugualmente”.

Potevo comprare un po’ meno e vendere qualcuno in più…e saremmo rimasti comunque in Serie A.

Già! Così può sembrare…ma basta un attimo!

Come finisce la storia? Ah…semplicemente: una mattina il padrone (Albanone Risparmione mi pare si chiamasse) trovò l’asino morto di stenti e fatica.

Ma questa è solo una favola. Sono solo favole?