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Khrin e la grande occasione

Giacomo Bianchi


Ora è ufficiale: Diego Perez è partito, ha fatto le valigie e salutato Bologna. La sua prossima destinazione non si sa ancora ma voci più che sicure parlano di un suo probabile approdo al Verona di Setti. Nulla ancora di certo, gli interessi per lui continuano a circolare da ogni parte dell' Europa, ma se “El Ruso” deciderà di firmare un contratto con gli scaligeri, al Bologna dovranno rimanere i rimpianti per non avere proposto un prolungamento del contratto al momento giusto e per il fatto che in questo modo si andrà a rinforzare, e non di poco, il centrocampo di una diretta concorrente.

A questo punto il Bologna ha un grande vuoto in mezzo al campo. Si è passati da due anni fa nei quali si giocava con la coppia centrale Perez- Mudingay (il filtro per eccellenza e che ogni allenatore che gioca con il modulo di Pioli sogna), ad un centrocampo da dovere inventare per la prossima stagione. Guardando i giocatori in rosa si trovano Pulzetti, Casarini, Yaisien, Riverola, Taider, Della Rocca, Pazienza e Khrin. Leggendo questi nomi ci si mettono le mani nei capelli, calcolando che nessuno di questi sarà mai come l'uruguaiano, e sono più le incognite che altro.

Ecco allora che una delle speranze è che, finalmente, questo possa diventare l'anno della consacarazione per tutte lo sloveno Khrin. Per lui comincerà la quarta stagione in rossoblù e paradossalmente, nonostante la giovanissima età e non il numero elevatissimo di presenze (eccetto l'exploit dell'ultima stagione) può essere considerato, insieme a Cherubin, Morleo e Garics, uno dei veterani della squadra. Ormai conosce l'ambiente, conosce il gioco di Pioli, e quello che gli si chiede non è più una novità. Negli anni è parso in crescita e, guardandolo giocare, appare chiaro che i suoi limiti siano più legati ad una paura “psicologica” che ad altro. Ha una buona tecnica di base ed un discreto senso tattico, sa fare girare il pallone e, quando vuole, ha anche una buona visione d'insieme. A queste vanno unite le doti “fisiche”, la sua stazza decisamente adatta per giocare in quel ruolo, un ottimo colpo di testa ed un calcio da fuori che, se usato (come a Roma due anni fa contro la Lazio), può fare male. Il problema è che molte volte le sue caratteristiche positive cadono di fronte ad amnesie tattiche o errori di impostazione. È proprio in questo deve crescere lo sloveno, deve cercare di avere più coraggio e deve prendere in mano le redini del centrocampo, perchè in fondo può esserne davvero in grado. Magari giocare di fianco ad un giocatore con maggiore esperienza di quella che ha Taider sicuramente farebbe comodo e lo aiuterebbe di più, ma è anche arrivato il momento di provare a venire fuori con maggiore personalità e maggiore convinzione. Forse è anche per questo motivo che l'Inter, proprietaria del cartellino, continua a lasciarlo parcheggiato qui a Bologna, nella speranza che un giorno davvero possa esplodere definitivamente e se lo possa riprendere già bello e formato.

Chiaramente in questi anni non ha mai dimostrato nulla di particolarmente interessante, è sotto gli occhi di tutti. E più volte sono cadute le critiche nei suoi confronti, molte di più degli applausi e delle note positive per una buona prestazione. Ed anche per questo deve sbloccarsi. Quest'anno avrà probabilmente ancora più possibilità di giocare e di crescere, aiutato dalla fiducia che Pioli ha nei suoi confronti (e non l'ha mai negato nemmeno apertamente) e da quella che i compagni devono avere nei suoi confronti.

Le possibilità ci sono, ma ci sono anche le aspettative. Dopo tre anni passati nel “limbo” degli interrogativi, è ora che un giocatore come lui venga fuori in tutto e per tutto.