Ancora una beffa atroce nega al Bologna la gioia di una vittoria meritatissima sul campo, al termine di una partita che i rossoblù hanno letteralmente dominato per una sessantina di minuti (imbarazzante la superiorità rispetto ad una delle squadre sulla carta tra le migliori della categoria) e controllato senza grossi affanni per i restanti trenta, pur concedendo troppo campo agli avversari nel finale. Ancora un gol nel finale, quello di Felice (beato lui) Piccolo, che costa al Bologna non solo due punti che sarebbero valsi il terzo posto solitario in classifica, ma anche un’iniezione di fiducia teraupetica dopo un mese di mazzate mica da ridere. Ancora un allenatore, Diego Lopez, che finisce sul banco degli imputati di tifosi e addetti lavori, che additano al tecnico uruguaiano una cattiva gestione dei cambi nel finale; un ossessione, quasi un refrain, che sinceramente oggii non mi trova d’accordo. Provo a spiegarvi perché.
Io sto con Lopez
L’atteggiamento della squadra, innanzitutto. Presentarsi su un campo ostico come il Picco con la padronanza e la determinazione che il Bologna ha mostrato ieri, specie dopo il mortifero uno-due assestato una settimana fa da Caracciolo e Morosini, non era affatto semplice. E invece gli uomini di Lopez hanno preso in mano la partita dal primo minuto di gioco, magari senza costruire una caterva di occasioni da rete (ma giocavamo contro la migliore difesa del campionato, è bene non dimenticarlo), ma schiacciando gli avversari nella propria metà di campo senza soluzioni di continuità. Il magnifico gol di Cacia ad inizio ripresa sanciva (finalmente) la netta superiorità dimostrata dai rossoblù, di nuovo capaci – dopo la non brillante parentesi contro il Brescia – di imporre il proprio gioco agli avversari. Ditemi voi se questo non è un merito dell’allenatore.
La magia di Cacia ha spezzato in due la partita. Se il Bologna ha dominato i primi due terzi dell’incontro (andando vicino al gol del 2-0 di nuovo con la punta catanzarese su bell’imbeccata di Acquafresca), gestendo con disinvoltura il possesso palla e annichilendo uno Spezia niente più che sparring partner, nell’ultima mezzora di gioco i rossoblù si sono progressivamente consegnati agli avversari, lasciando loro sempre più spazio e rinunciando progressivamente alla gesione del pallone. Una metamorfosi per certi versi preoccupante, imputabile anche al mutato atteggiamento degli Aquilotti (tendiamo a dimenticarlo, ma in campo c’erano anche loro), ma comunque non influenzata – se non in minima parte – dalle scelte in corsa di Lopez, che a mio modo di vedere ha avuto l’unica colpa di preferire ad Improta un Troianiello sopportato a stento non solo dai tifosi, ma anche da alcuni compagni (Cacia e Zuculini non le hanno mandate a dire a “Genny ‘a carogna” nel corso dei minuti finali); è stato acquistato come uomo-spogliatoio e forse è il caso di lasciarlo lì, almeno per un po’. L'ingresso dell'aberrante Abero (un nome un programma, davvero) non ha alcun impatto sulla partita, anche perché questa volta il mancino uruguaiano è stato schierato in un ruolo (quello di esterno alto di sinistra) più congeniale alle sue caratteristiche (tradotto: in cui è più difficile far danni). Allo stato attuale delle cose, comunque, Lopez non può contare su alternative all’altezza (lo diciamo da un paio di settimane almeno), anche a causa della temporanea indisponibilità di due giocatori preziosi in mezzo al campo come Buchel e Casarini. Da questo punto di vista, il ritorno in campo di un Perez ancora convalescente è certamente una notizia positiva.
Se c’è una colpa che può essere riconosciuta a questa squadra e al proprio timoniere è quella di non aver ancora acquisito una mentalità vincente. Obiettivo tutt’altro che semplice (parola di un certo Marco Di Vaio, ospite di Ivan Zazzaroni ieri a Deejay Football Club), ma da raggiungere il prima possibile per puntare alla promozione diretta, a prescindere da quel che avverrà a gennaio in sede di mercato. Non sono stati i cambi, bensì il mutato atteggiamento della squadra, la vera ragione di un pareggio dall’aspro sapore di sconfitta. Un pareggio arrivato comunque sull’unica conclusione a rete di uno Spezia che, fino a due minuti dal triplice fischio finale, non aveva quasi mai impensierito un Bologna che ancora una volta ha imposto il proprio gioco agli avversari, un Bologna che meritava senza ombra di dubbio di portare sotto le Due Torri la posta piena.
Il giudizio sulla partita (e soprattutto sul risultato) di Spezia è eccessivamente condizionato dalla sfortunata seria negativa in cui è incappato il Bologna nelle ultime settimane. Questa squadra – allenatore compreso – hanno tutto per fare bene in questa Serie B; non per ammazzare il campionato – e in questo senso l’intervento di Corvino, Fusco o vattelappesca sarà fondamentale – ma per rimanere nei piani alti della graduatoria, questo sì. Chiedere la testa di Lopez adesso mi sembra tanto assurdo quanto affermare che questo allenatore non abbia carattere: un’accusa insulsa, mossa forse da chi confonde la pacatezza e l’educazione con l’ignavia e l’apatia. Avanti con Lopez, perché se il Bologna è quello di Spezia (e non solo) i risultati non tarderanno a tornare quelli di un mese fa. A prescindere dai cambi.
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