Al ghanese Michael Afriyie hanno messo un cerotto sullo zigomo, ma lui sembra non farci caso e ride spensierato insieme ai suoi compagni di squadra, alzando il bicchiere in segno di vittoria. Anch'io ho un bicchiere davanti a me, una bella bionda gelata che poco si addice al clima invernale. Nel trambusto festaiolo mi ascolto le ultime note di un blues sgangherato: si intitola “Soldi” e i partenopei Bue Stuff stanno suonando gli ultimi secondi di quello che è un inno al piacere di cantare anche senza sbarcare il lunario. Un po' come gli atleti che ho intorno, tutti amanti del loro sport senza le glorie dei grandi palcoscenici. Eppure sembrano gioire alla vita, qui, alla Taverna di Zizan, mecca del terzo tempo del Napoli, tutti insieme, compagni ed avversari.
Daniele Montanino è nato a pochi chilometri dalla taverna, a Pomigliano d'Arco, ma gioca nel Bologna, ed è proprio lui ad avvicinarsi alla band in fondo al locale. Un piccolo colloquio poi partono delle note inconfondibili, inconsuete per un gruppo blues. Quel “ti-da-da-da-dan” famoso in tutto il mondo e che tutti identificano all'istante...
Ma torniamo un attimo indietro.
E' la mattina di una domenica fredda e nuvolosa, la cosa ci sorprende, perché ci aspettavamo un clima più mite. In programma Napoli-Bologna. Arrivati al campo di Via Campegna si sentono degli spari in lontananza, alle nostre facce preoccupate qualcuno dello staff della squadra napoletana ci tranquillizza dicendoci che è il vicino tiro a segno, e subito ci vergogniamo un po' per aver immediatamente creduto ad un banale luogo comune.
Fischio d'inizio. Il campo è pesante, ma le squadre non si risparmiano. I colpi sono forti am i giocatori si rialzano immediatamente. Non si rotolano doloranti, non si lamentano con l'arbitro. Eppure più di uno deve farsi medicare a bordo campo. Il francese Boubert ha anche il casco, ma non gli basta deve farsi fasciare la fronte. La partita è maschia, più di quello che dovrebbe essere un amichevole di rugby, ma c'è la voglia di lottare, di farsi notare, di non soccombere. Il risultato finale tra l'Amatori Napoli e il Bologna Rugby 1928 è ininfluente ai fini statistici e della cronaca. Il fatto importante è che a fine gara il capitano della squadra partenopea entra nello spogliatoio degli avversari e comunica che, non si sfugge, hanno già organizzato dove trascorrere il “terzo tempo” tutti in compagnia. Lo sport è sport e la civiltà è la civiltà. Due cose in una stessa esistenza ma ben scindibili.
La Taverna di Zinzan ti accoglie con ambienti chiaroscuri, tavoloni in legno, personale gentile. Compagni e avversari tutti insieme a scherzare e ridere, complice anche qualche bicchiere alzato con troppa faciloneria. Ma basta un “ti-da-da-da-dan” e le risate si smorzano, le voci piano piano si placano, l'intro fa ancora un giro su se stesso e appena il cantante intona le prime parole... “Qui dove il mare luccica....” tutti capiscono che è proprio quello a cui stavano pensando e si innalza il coro: “...E tira foooorte il vento...” Un intero locale canta, cantano i giocatori, cantano i baristi, cantano gli avventori di passaggio. Una voce unica, una comunione istantanea.
Il rugby e il calcio, un pallone, due mondi diversi. Diversi gli ideali, diverse le intelligenze di chi lo segue. Lo sport è sport e la civiltà è la civiltà, chi non l'ha capito continui a farsi il fegato amaro dagli spalti, di sicuro non verrà mai invitato ad un terzo tempo.
Il terzo tempo di Lucio Dalla
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