Alla ripresa del campionato dopo la ‘’rilassante’’ sosta, la prima cattiva notizia per il Bologna è arrivata da Napoli e non sto parlando della sottoscritta: la vittoria a sorpresa del Parma nel capoluogo campano ha aperto degli scenari di classifica che indirettamente avrebbero riguardato anche l'imminente match al ‘’Dall'Ara’’. In parole povere: un'Inter già lanciatissima dall'opinione pubblica, che tutti volevano che vincesse per regalare la prima gioia al neo Presidente Thohir, si è trovata, grazie all'ex Cassano, la possibilità di agguantare il terzo posto e raggiungere l'agognata zona Champions. Di mezzo c'era il Bologna, ma questo è un dettaglio, come sempre. La settimana scorsa avevo pronosticato degli avvenimenti e, nome dell'arbitro a parte (Banti anziché De Marco), direi che ci ho preso alla grande, alla faccia di chi dice che le donne di calcio non ne capiscono. La performance del fischietto toscano era cominciata con un insolito senso di giustizia, con la sacrosanta ammonizione per Taider dopo un'entrata violenta su Morleo, con l'algerino, ex da pochissimi mesi, che nemmeno va a sincerarsi delle condizioni dell'Archimede nazionale. Passano pochi minuti e si verifica la croce e delizia della partita: Kone si ricorda che ad allenare l'Inter ora è Mazzarri e gli regala il terzo acutissimo dolore. Intanto però Taider ne ha falciato un altro, questa volta Diamanti. Secondo cartellino giallo? Macché. E qui vorrei aprire una bella parentesi: quando certi giocatori lasciano il Bologna sembra che all'improvviso siano diventati dei fenomeni. In realtà se il buon Saphir avesse avuto ancora le strisce rossoblù a quest'ora staremmo parlando della sua follia consumatasi in 10 minuti e dei rimpianti che si sarebbe portata dietro. Invece, lui, nel bene e nel male, è sempre lo stesso (ricordate la partita di Pescara?) ma con la grande differenza cromatica delle maglie che lo porta a godere di quelle ‘’immunità parlamentari’’ che, di riflesso, ben conosciamo. Oppure vogliamo parlare del Gila? Quando era dei nostri segnava gol regolari che gli venivano annullati, adesso invece fa incetta di calci di rigore. Ecco un altro motivo per cui quando un giocatore ci lascia io non metto mai su il velo nero della vedova. Ma questo, sia chiaro Albano, non ti legittimerà a vendere, un nome a caso, Kone. Soprattutto a una diretta concorrente. Che poi la superiorità numerica non sia una garanzia ferrea, il Bologna lo sa bene: qualche stagione fa i rossoblù furono capaci di perdere malamente contro un Chievo in 10 uomini per molti minuti! Tornando ai fatti di domenica sera, sinceramente, per le mille premesse che questa partita presentava, non ho mai pensato che avremmo potuto vincere. E infatti, nei primi minuti del secondo tempo, Jonathan (non Cristaldo, purtroppo) realizza il sogno che Sorensen aveva confessato alla stampa durante la lunga vigilia: lo fa segnare, con una malefica deviazione, senza che però il Bologna perda. Peccato che la porta sia quella sbagliata. Il resto della partita scorre via tra i fischi sempre ‘’neutrali’’ di Banti, gli assalti interisti (molti in vistoso ma impunito fuorigioco), le grandi parate di Curci (che sui tiri a breve distanza si conferma di ottimi riflessi) e le immancabili lamentele di Mazzarri. A fine gara Walter ha snocciolato tutto il suo repertorio di piagnistei: da quelli arbitrali per i soli 2 minuti di recupero assegnati (dimenticando la grazia ricevuta da Taider) alla sfortuna che, a sentirlo, assilla le sue squadre. A nulla servirebbe ricordargli che l'Inter è una delle formazioni che ha beneficiato del maggior numero di autoreti: se è vero che la Dea Bendata ha aiutato il Bologna (era ora!), è pur vero che senza il piedino di Sorensen chissà come sarebbe andata. Poi, chiariamoci: non è che se Bianchi si mangia un gol è automaticamente un brocco, mentre se accade a gente come Palacio e Guarin è sempre e solo iella. Comunque, Mazzarri era venuto di nuovo a Bologna per festeggiare l'aggancio alla zona Champions e, ancora una volta, si è trovato di fronte una squadra finalmente coriacea che ha guastato i piani della big di turno. A distanza di 11 mesi gli si è ripresentato l'incubo chiamato Panagiotis Kone che stavolta, ve lo posso assicurare, è piaciuto anche all'altra metà della famiglia D'Alessio, quella azzurra, per intenderci. Non me ne voglia il talentuoso greco ma sono un po' combattuta su quale visione sia stata più goduriosa tra la sua bella rete e la traversa all'ultimo secondo di Juan Jesus. Si può opinare su questi dettagli ma la sostanza, per Mazzarri, le sue proverbiali lacrime e l'arcinoto ticchettio sull'orologio, non cambia: voleva togliersi la giacca e far festa ma, ancora una volta, il binomio Pioli-Kone porta solo un pianto. Per la precisione, un pianto greco.
Il pianto greco
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