Correva l'anno 1913: Sigmund Freud pubblica il libro ‘’Totem e tabù’’, un viaggio alla scoperta della psiche dell'uomo contemporaneo realizzato attraverso lo studio dei popoli primitivi e dei loro costumi. Sfogliando le pagine di questo interessante volume ho incontrato un concetto che mi ha colpita molto: la definizione data dal grande psicoanalista austriaco del ‘’genio tutelare’’, oggi paragonabile al ben noto ‘’angelo custode’’. Chi non si è mai aggrappato a un'immagine rassicurante per scacciare via ansie e paure? Soprattutto noi tifosi del Bologna, abituati a galleggiare tra il deludente filo di aridità interiore causato da anni di coltellate alle spalle e la rigenerante voglia di pensare che prima o poi le cose possano cambiare. L'estate sta cominciando e con essa anche il fatidico calciomercato sta entrando nel vivo, con la sua altalena di sensazioni ed emozioni e quella beffarda applicazione della legge di Murphy per cui le cattive notizie legate ai nostri beniamini si rivelano tutte fondate mentre, viceversa, gli spiragli atti a far sognare gli inguaribili romantici del calcio si chiudono con forza in faccia a chi, purtroppo o per fortuna, ancora mette il cuore in quello che teoricamente dovrebbe essere solo un hobby. Il felsineo latente pessimismo di fondo porta inconsciamente i più a scorgere chiavi di lettura negative anche quando arrivano piacevoli brezze ad orecchie sempre abituate al peggio: è così che l'acquisizione dell'intero cartellino di Panagiotis Kone (senza passare per la lotteria pokeristica delle buste) dopo appena 3 secondi di gioia diventa un boomerang che ti fa pensare che, forse, il sacrificato della situazione sarà lui... Con la speranza di non dover discutere più di metà di giocatori con Gino Corioni, un nome che ho nel cuore per ovvi motivi ma che sembra fare la voce grossa solo con il ‘’suo’’ Bologna mentre con altre squadre (le solite) è più mogio di un bradipo all'apice della sua pigrizia. Allora dunque, cancelliamo pure il bel greco dalla lista dei giocatori a cui affezionarsi. Chi resta? Archiviato Perez, passato da essere ‘’El ruso’’ a ‘’El rospo’’ per la ‘’cordialità’’ con cui si è congedato da una tifoseria che l'ha osannato per tre lunghi anni, resterebbero Gilardino e Diamanti. Il condizionale è d'obbligo: sul primo fino a un mese fa c'era la certezza assoluta della sua permanenza mentre oggi si scopre che il buon Mazzarri, anche se ha cambiato squadra, resta il solito ‘’amico’’ del Bologna e sta facendo di tutto per portarselo nella sua Inter. Via Genoa. Perché probabilmente il nostro numero 10, nonostante la tormentata querelle-Portanova, a Bologna è stato solo parcheggiato come una pedina del Monopoli in attesa della mossa successiva. Il fiasco, per l'esattezza, quello che spesso usavo io quando mi dilettavo nel gioco capitalistico per eccellenza. Segno premonitore che di ‘’fiaschi’’ ce ne sarebbero stati parecchi... Si potrebbe disquisire per ore sul come ci si possa fidare della parola d'onore di Preziosi: è un po' come confessare i propri guai a Vanna Marchi e sperare nel suo proverbiale buon senso... Su Alino la consolazione teorica è che il suo destino è interamente nelle mani del Bologna e che, sempre per restare alle mere chiacchiere, la base di partenza dell'asta è di 10 milioni cash senza contropartite. L'altra nota positiva è che le squadre di casa nostra, per usare un eufemismo, non hanno una grande disponibilità finanziaria e risulta difficile pensare che possano sborsare una tale somma per un trentenne, per giunta italiano e senza affascinanti nomi esotici. Dall'altro lato della bilancia c'è però un signore poco rassicurante: Albano Guaraldi. Un uomo che, in quanto a comunicazione, diciamo che ha molto da imparare. In questi due anni di presidenza, un po' per proprie colpe, un po' per sfiga, è sempre successo l'opposto di ciò che ha dichiarato e, più volte, promesso. Ergo, se per Diamanti servono 10 milioni freschi freschi, alla fine finiremo per darlo via per metà Motta e una porzione di bagna cauda o, per par condicio, un quarto di Yepes e un capello di Galliani, che il Milan ci propinerà come reperto storico dal valore inestimabile per ottenere uno sconto sul nostro idolo già di per sé svenduto. Tutti vorremmo il lieto fine, ma per gli indizi elencati (suffragati da decenni di vita rossoblù), sappiamo che non sarà così; vada per il sacrificio di Gilardino ammesso che venga sostituito da una prima punta degna di tale nome. Tanto per chiarire: che non succeda che Zanzi debba prendere il primo volo per Montreal per convincere Paponi a tornare prima della scadenza prefissata... Ma Alino no, lui è un bene infungibile, non sostituibile con nessun altro collega a me conosciuto nel panorama calcistico. Di piedi educati ce ne sono, di trequartisti che seducono il pubblico con numeri circensi ne ho visti e anche più giovani del nostro genio, ma trovatemene uno che oltre a curare con punte di eccellenza la fase offensiva si sfianchi come uno stantuffo sulla linea mediana del campo, in barba al ‘’metodo Cassano’’ di chi si ferma a mo' di stoccafisso appena perde palla. No, non ce ne sono e nemmeno il discorso economico regge perché, per il principio dell'infungibilità di cui sopra, non vedremmo 10 milioni di euro percorrere in lungo e in largo il ‘’Dall'Ara’’ e regalarci numeri da capogiro. Dunque, a distanza di 100 anni esatti dalle parole di Freud, posso dire che il mio ‘’genio tutelare’’ si chiama Alessandro Diamanti e, a due mesi e mezzo dalla fine del calciomercato (grazie alla Lega Calcio che ha deciso di allungare le nostre sofferenze!), la vera missione estiva sarà trattenerlo. A tutti i costi. Lui, il nostro genio (da) tutelare.
Il genio (da) tutelare
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