E' proprio vero: la vita dà, la vita toglie. Lo scorso mercoledì 8 maggio per voi sarà stato un giorno qualsiasi, con un grande asterisco a piè di pagina che era la partita infrasettimanale del Bologna. Idem, ma con un particolare: era la serata del mio derby, quel Bologna-Napoli dietro cui si celano sfottò familiari e piccole soddisfazioni che vanno ben oltre i tre punti messi in palio. E ci eravamo lasciati con la netta vittoria degli azzurri di Mazzarri che avevano finalmente sfatato il tabù-Pioli e vendicato la mancata festa di un anno prima: l'impressione avuta da qualsiasi persona raziocinante è che un Bologna ormai con la pancia piena (e le gambe appesantite) avesse lasciato fare al Napoli senza troppe resistenze. Un po' come quando si gioca tra amici e c'è sempre il piagnucolone (con un nome a caso: Walter... ) della comitiva che non riesce mai a vincere e rovina l'atmosfera festosa con moine e vittimismi vari, finché il resto degli astanti non si muove a compassione e, in maniera molto ‘’spontanea’’, gli concede l'ebbrezza del trionfo. Bene, ci eravamo salutati con una grande festa, un classico al ‘’Dall'Ara’’, uno stadio dove ormai è scritto che chiunque debba venire a gioire di qualcosa, tranne noi rossoblù. Strano che il Genoa, all'ultima di campionato, non si sia presentato a Bologna con una bottiglia di champagne per festeggiare il... diciassettesimo affannoso posto in classifica. Mi sono sempre chiesta, a parti inverse, cosa sarebbe successo se fosse stato un giocatore felsineo a mostrare al pubblico con baldanza e derisione il tabellone delle sostituzioni, adibito per l'occasione a trionfante ‘’0-3’’: saremmo finiti tutti avanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, accusati di nefandezze di ogni genere che non sono state snocciolate nemmeno durante il processo di Norimberga. Ma fa niente, questione di stile, ‘’each to their own’’, direbbero i saggi anglosassoni. Tutto ciò ormai appartiene al passato. Il futuro ha tinte nettamente diverse. O forse no. Come tutti gli appassionati di calcio ho atteso con fermento il giorno della stesura dei calendari della prossima Serie A; in cuor mio avevo la visione dell'ennesimo inizio di campionato in trasferta, così, tanto per far pensare ai maliziosi come me che di spontaneo ci sia ben poco nella macchina del mondo del pallone. Nella mia mente si stagliava un inizio in un campo soleggiato del centro-sud. Sarà Roma? Probabile, in effetti c'è un 6-0 da riscattare. Ma no, forse quello là in fondo è Totti... Premettendo a me stessa che sarebbe cambiato poco perché prima o poi vanno affrontate tutte e che forse le big è meglio averle all'inizio, quando i meccanismi non sono ancora rodati, ho pensato che mi sarebbe andato bene tutto. Tranne l'unica squadra che mi avrebbe garantito una vigilia lunga circa 30 giorni: il Napoli. E indovinate quale squadra è stata estratta? Che destino tapino per me che appena 3 mesi fa avevo esultato per quel turno infrasettimanale, foriero di una vigilia breve e di un post-partita altrettanto (quasi) indolore. In realtà c'è poco da stupirsi per chi come me ha in dote un destino simile: sentirsi una bolognese ma con la ‘’zeta’’ ben netta o una napoletana che quando passa avanti al ‘’San Paolo’’ sospira istintivamente solo di fronte alla scritta ‘’Settore ospiti’’. Il caso ha voluto che proprio in questi giorni di calura io mi sia trovata tra le mani ‘’Tonio Kröger’’, un romanzo quasi autobiografico del premio Nobel Thomas Mann. Il protagonista è questo ragazzo il cui nome, in fondo, rievoca la grande contraddizione insita nella sua esistenza, a cominciare dalle antitetiche origini dei suoi genitori, il più classico dei ‘’nord vs. sud’’ in salsa italotedesca. Sfogliandolo ho riflettuto sulla ‘’Tonia’’ che c'è in me e su quanto, al di là degli aspetti calcistici che al momento non depongono a favore della mia squadra, io sia fortunata a poter abbracciare in questo modo due culture così importanti e prestigiose. Quella beata di ‘’Tonia’’ in realtà è una vagabonda con due domicili, due splendide piazze in cui riposare la mente affollata dai pensieri e la bellezza di ben quattro torri nella sua vita: le vostre e... Torre del Greco e Torre Annunziata, luoghi a me molto familiari. Chiudo il libro e il sapore di questa lunga vigilia, presentatami dal destino quasi come l'ennesima pena calcistica da espiare, diventa meno amaro. Sul resto, sull'ennesimo post-partita da scrivere, purtroppo nemmeno ‘’Tonia’’ può nulla: solo a fine mese capiremo se quel simpaticone di Aurelio ha avuto ragione a dire che il calendario è stavo benevolo con i suoi oppure converrà avvertire tutti i possessori di scooter di non farsi trovare in giro per Fuorigrotta in data 25 agosto. Ma la verità è che quel giorno ‘’Tonia’’ sarà nelle mani dei nostri 11 beniamini. Un nome su tutti: Panagiotis Kone, così, tanto per restare in tema di Torre del... Greco.
Il destino di Tonia Kröger
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