Scrivo prima del giorno fatidico. Non c'è giorno che le notizie non rendano il panorama sportivo italiano meno ricco e più problematico. Scrivo mentre in piazza proiettano Il cielo capovolto del mio amico Muran (di cui ancora ricordo l'espressione sbigottita quando, nell'anno del primo calcioscommesse italiano, in onda un primo aprile, mi inventai una notizia Ansa senza nulla proferire alla regia di un seguito programma "Bar campione rossoblù" che rivoluzionava la classifica a seguito di penalizzazioni decise in corsa. Un pesce d'aprile epico): qui più che il cielo è la terra che ogni giorno finisce capovolta. E' la storia di un Paese che ha scritto pagine memorabili di sport e che oggi chiude capitoli importanti, con dolore per chi li ricorda o li ha vissuti. Il Padova non c'è più. Dai tempi di Rocco a oggi, i biancorossi hanno vissuto moltissime traversie. Che tristezza! La colpa naturalmente ricadrà su chi nel capoluogo patavino non mette schei nel pallone. E poi sparisce il Siena. Ricordo come Daniela De Blasio raccontava di questa società gioiello quando con la politica dei piccoli passi passò dalla C alla serie A. Con i conti a posto. Il Siena che al Bologna ha dato Paolino Stringara, tanto per fare un nome... La terra capovolta, quella del calcio italiano. Con i giornali pieni di false notizie, le tv ricche di iperbolici aggettivi una realtà gonfiata, edulcorata, colpi di mercato estero fondati su campioni mollati dai club europei che contano. Finzioni, ha scritto Borges. La maggioranza abbocca. Il dibattito sul calcio tedesco che ha fatto spuntare fiori dallo sterco di diversi anni fa, un dibattito giustamente da sollecitare, dura pochi giorni e poi... E poi prevalgono gli interessi dell'Impero, molle e corrotto, che non investe più per il futuro e punta solo sull'oggi. Non fa una politica di crescita, punta tutto sull'apparenza. Non un progetto a medio-lungo termine, basato sul far crescere i tanti giovani che sognano di fare il calciatore. Si vive alla giornata e ci si dà arie di grandi imprenditori calcistici. Piccoli uomini: che un calcio come si deve, nel Paese del pallone, innescherebbe meccanismi difensivi ad hoc per salvare i club che hanno fatto la storia. Creando interessi solidali. Nulla di tutto questo. Ed è, concludo, ancor più inaccettabile il fatto che i presidenti dei cosiddetti Grandi Club suggeriscano i rimedi, preoccupandosi di non perdere i loro vantaggi anzichè innescando meccanismi di salvaguardia. Uno spettacolo, quest'ultimo, a dir poco vomitevole.
Il calcio dato ogni giorno al buon senso
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