A corto di fiato e di idee: il Bologna lascia così, quest'anno. Eppure bisogna sforzarsi, unirsi, sperare. L'idea me la fa venire in mente Manuel Minguzzi, che rincorro da settimane per giocare un'ora a tennis e ne ha sempre una. Sarà mica come Kone? Scherzi a parte, il Bologna è proprio come l'italiano all'ufficio postale. Ci arriva con lo sguardo il più delle volte rassegnato. La bolletta è già arrivata e la rabbia è già stata metabolizzata. Così ti metti in fila, sei tra gli ultimi no? e aspetti con cristiana rassegnazione il tuo turno. Conto alla rovescia: meno cinque, quattro, tre (soccia la signora quanto ci sta...) meno due, poi si assenta la cassiera, meno uno... dai che ci siamo, ecco sotto! e la dannatissima macchina per il pagamento dei bollettini s'inceppa, la cassiera ti guarda con il sorriso di complemento... E' andato via il collegamento... Che c. ! Oh ora tutto torna in regola, guardi ho anche questi altri due. Ricevute, saluti di prammatica, e... libero! Esci che ti senti veramente nuovo. Un'altra persona. Quasi felice: e non ti accorgi che, intanto,. ti hanno derubato! Sì, il Bologna con la speranza di racimolare quei punticini dopo tanti magoni mandati giù, ci dà quell'illusoria speranza. Aspettando che qualcosa cambi, proprio come quando si raschia sul biglietto della fortuna. Ora arriva la Viola, sulla carta non c'è partita. Matos e Cuadrado davanti, beh ci fossero stati Rossi e Gomez, altra storia, no? Speriamo che Borja abbia la caghetta... e che Gonzalo si porti in campo una banana e ci scivoli sopra quando Bianchi è lì nei paraggi. Il Bologna ci ha abituati a sperare nelle situazioni limite: un telefilm di una volta. Hazard (non quello del Chelsea, ci mancherebbe). Il piccione che la fa nell'occhio a Neto quando Lazaros la calcia da casa sua... Con la Juve Ballardo era contento. Abbiamo difeso finchè si è potuto il solo, unico risultato possibile: lo zero a zero. Primo tiro del greco sopravvissuto, minuto 81. Va mo là! Quattro partite alla fine, abbiamo il fiatone, chiaro lo slogan barcollo ma non mollo. E i titoli sui giornali? Recuperiamo la formazione "ideale". Come la moglie che si è rasata i baffi. Venticinque aprile, la liberazione. Riscriviamo la storia: a entrare per primi a Bologna nel '45 furono i polacchi, quindici anni dopo eravamo tutti ai piedi di un superbo trequartista tedesco. Chissà che ora Kone e Lazaros... Tutti allo stadio per la salvezza, chiediamolo alla Madonna che fra poco scende dal suo Colle. Salvezza, Signora delle preci, ha capito? O parliamo... in greco?
Il Bologna? E' all'ufficio postale
© RIPRODUZIONE RISERVATA