Tranquillizziamo subito i tifosi napoletani: no, nessuno vi porterà via il vostro Higuain e, soprattutto, non sarà il mio Bologna a farlo. Inutile che vi spieghi il perché, no? In effetti l'assonanza semantica tra il neo attaccante azzurro e ciò di cui vi parlerò io è evidente. A parte una misera e apparentemente inutile ‘’acca’’: un elemento silenzioso, muto e misterioso che, come tutte le cose silenziose, mute e misteriose della vita, finisce con il fare la differenza, eccome. Ma andiamo con ordine. E' luglio, fa caldo, le ore scorrono via leggere e le cicale friniscono. E poi c'è il mare, il grande assente di voi bolognesi che per ora magari siete ancora inchiodati al lavoro in attesa delle agognate ferie. Capita di andare in spiaggia in compagnia dell'immancabile e paziente amico di turno, un uomo da sposare se non fosse per il fatto che è interista, o meglio, uno di quelli che resuscita la sua passione per il calcio solo quando conviene (ergo, non ora). E capita che anche mentre cerchi di distrarti, il pallino rossoblù si insinui nella tua testa; mentre il baldo giovanotto imbandisce un succulento e improvvisato pic-nic, osa chiederti ‘’Tesoro, mi passi l'acqua fresca?’’ e tu scatti, sobbalzi e rispondi seccata ‘’Guarda, solo per metà Kovacic’’. Archiviata la gaffe non senza imbarazzi (e con una carnagione ancora troppo poco abbronzata per celarli), è il turno del cogl..., ehm, del ‘’buontempone’’ dell'ultim'ora che indica il tuo telo-mare e scambia il logo del Bologna con quello del Milan. A voi i commenti su questo, mi duole ammetterlo, ricorrente fraintendimento. E poi c'è lui, il vicino d'ombrellone piuttosto attempato e rotondetto ma con un oggetto che in spiaggia, quando si è volutamente o meno isolati dal resto del mondo, diventa un tesoro prezioso da corteggiare: il giornale sportivo che nel resto dell'anno non leggeresti mai ma che in quel momento ti riporta a ‘’casa’’, nel pianeta calcio. Con la scarsa approvazione di collo e vertebre mi allungo sperando di scorgere, naturalmente invano, qualche pallido riferimento alla mia squadra del cuore, io esule della domenica, pendolare rossoblù con l'accento partenopeo. Mettendo a dura prova le diottrie rimanenti, leggo un laconico ed entusiasta: ‘’Higuain azzurro!’’. E torno mesta sulla mia sdraio, consapevole che del mio Bologna si parla solo quando c'è da depredarlo dei suoi (pochi?) elementi preziosi. Poi però mi soffermo su quel nome e penso che in fondo, noi questo ‘’top player’’ lo abbiamo da un bel po'. Il nostro titolone è diverso e va in scena spesso e, purtroppo, quando meno te lo aspetti: ‘’I guai in rossoblù!’’. Quanti ne ho vissuti in questo primo quarto di secolo della mia vita! Già, perché l'Iguain (rossoblù) di turno è mutevole: passa dall'essere un Presidente con zero euro che porta la tua squadra quasi al fallimento, a una retrocessione-shock decisa a tavolino da ‘’altri’’, ma può anche arrivare in versione soft, sotto forma di una stagione sventurata per i portieri o affini. Il nostro Iguain non ha ruolo, non ha età e, colpo di scena, non ha prezzo in entrata. A parte quello che noi tifosi paghiamo in dazio, sempre e comunque. Sorrido e, a un mese circa dall'inizio della nuova stagione, cerco di esorcizzare i possibili ‘’guai’’ in salsa rossoblù all'orizzonte. Uno su tutti: la cessione del redivivo Diamanti, al momento in cui si scrive ufficialmente tolto dal mercato, sorridente, spettinato e in gruppo con il resto dei compagni ma, ricordate, l'Iguain di casa nostra è sempre in agguato... Ma stavolta voglio essere positiva e condividere lo spirito ottimistico che si respira in quel di Andalo; è luglio, le cicale friniscono e, come direbbe Esopo, tutto è bene quel che ‘’frinisce’’ bene. Iguain rossoblù permettendo.
Iguain rossoblù
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