C’è un giocatore dell’Italia di cui il commissario tecnico Cesare Prandelli si dev’essere follemente innamorato, calcisticamente parlando. Costui è Emanuele Giaccherini, giocatore della Juventus, che ricopre il ruolo di…esterno d’attacco, attaccante, trequartista, quello che vi pare perché non è molto chiaro. Fatto sta che Giaccherini gioca in questa nazionale prandelliana come non gioca nemmeno nel suo club, incredibile ma vero: 40 presenze in 2 anni con la Juventus ma di cui non si contano nemmeno più i subentri a partita abbondantemente in corso, svilendo quindi la presenza. Prandelli lo fa giocare dove ritiene opportuno, è il suo jolly. Sulla trequarti c’è Diamanti, come seconda punta ci sono Giovinco o El Sharaawy, per la mezzala o esterno ecco che c’è Candreva e come ala verso il centro abbiamo Cerci. Tutti ruoli ben coperti da giocatori leader o quasi nei propri club dove spostano gli equilibri, ma che in nazionale sono rimpiazzati da Giaccherini, che non fa bene nessuno dei ruoli appena elencati e anzi, sbaglia numerosi passaggi, si annulla spesso dall’azione e manca sempre nel dare quel qualcosa che possa tornare utile alla squadra. Va bene, ha fatto l’assist a Balotelli, ma dopo quanto penare? Dopo quante partite di nulla o di presenza controproducente? C’è rammarico nel vedere un giocatore che non ha una sua collocazione e che si adatta alla bell’e meglio come fa il pur generoso Giaccherini, buon gregario ma con dei limiti tecnici e tattici evidenti che non possono essere tollerati in una nazionale. E invece gioca lui, perché Prandelli per lui stravede e allora niente Diamanti, Candreva, El Sharaawy, ecc…giocatori che nei loro club fanno faville, mentre il titolare degli azzurri Giaccherini guarda i suoi compagni bianconeri vincere il campionato da spettatore, giocando complessivamente un totale di 17 partite nella stagione 2012/13 (in gran parte spezzoni) che non corrispondono nemmeno ad un intero girone di campionato. Non avessimo le alternative sarebbe comprensibile e anche lodevole andare a pescare i giocatori adeguati dalle seconde linee dei top club, ma non è esattamente questo il caso. Eppure questo ragazzo deve veramente avere qualcosa di speciale, tanto che già Bisoli ai tempi del Cesena, ne rivitalizzò la carriera riabilitandolo dai fuori rosa in Lega Pro e rilanciandolo sino all’esordio in A dove disputò una buona stagione, prima dell’approdo alla Juventus. Ad ogni modo non si possono non fare sinceri complimenti per l’impegno e la dedizione che mette con la maglia azzurra quando scende in campo, fossero tutti così legati alla nazionale! Fa strano però che non siano bastate le desolanti e abuliche prestazioni di Giaccherini durante il campionato europeo in terra polacca e ucraina per convincere il CT a farne a meno, quanto meno nell’undici titolare. E allora gustiamoci tutto il talento potenziale dell’Italia che se ne sta seduto in panchina, mentre il buon Giaccherini cerca di conoscere sé stesso, forse anche socraticamente parlando, per trovare poi la giusta collocazione in campo. Magari una volta compiuta l’impresa, lo dica pure a Prandelli, così saprà dove impiegarlo.
Giaccherini ha stregato Prandelli
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