Tre temi su tutti, dopo un'altra settimana da cani. Diamanti, Kone e la sindrome di Schettino. Andiamo per ordine. Diamanti. La crisi finanziaria della squadra di Alino è finita su tutti i giornali. Non riesco a capire cosa mai potrebbe determinare qualora fosse vera. Non credo che possa portare, come nel precedente Andersson-Cragnotti, alla restituzione del "bene" al mittente. Dunque, poichè non mi pare si tratti di notizia sintonizzata sulla frequenza che ci sta più a cuore di tutte - radio salvezza, piuttosto disturbata di recente, la archivio con un sentito "chi se ne frega". Kone. La sconfitta di Livorno che ha aperto scenari lugubri. La cosa che più d'ogni altra non riesco a mandare giù, però, è che uno dei due calciatori in forza al Bologna, due e solo due, in grado di saltare l'uomo e di produrre gioco, sia al centro di un vero e proprio caso tattico. Non sappiamo dove collocare Kone? Continuiamo così, facciamoci del male. Panagiotis è indisciplinato tatticamente, ma ha talento. Invito a rivedere i film di alcune partite, tipo Parma-Bologna o Cagliari-Bologna per riuscire a capire come collocare il giocatore. Un problema? Forse per chi è fottutamente legato a un modulo e non riesce a modificarlo con l'intento di sfruttare al meglio le poche risorse di cui questa squadra dispone. E, badate, non è neppure una critica soggettiva. E' la mera lettura dei numeri statistici. Il Bologna è in fondo ala classifica dei passaggi, e spesso e volentieri si rigufia nei lanci dalle retrovie per nascondere i limiti fisiologici di un centrocampo che sa opporsi al gioco altrui ma non sa proporsi. Consiglio vivamente il tecnico, quindi, di pensare a una formula ad albero di Natale, se possibile, schierando Kone e Lazaros dietro a una sola punta, senza volersi ostinare a usare le due punte. Soluzione che non serve perchè i prescelti non difendono palla spalle alla porta e non vengono mai riforniti a dovere.
Fuori come un balKone!
La sindrome di Schettino. Dicevano i latini che perseverare negli errori è prerogativa del Diavolo. Ebbene, al Bologna il Diavolo c'è. Il tempismo non è esattamente il fiore all'occhiello del vertice societario. Non è bastato vendere calciatori essenziali in una fase di mercato in cui non era più possibile sostituirli. Non è bastato gettare fumo negli occhi dei tifosi offrendo novità scelte a vanvera. No. Il peggio, da un po' di tempo a questa parte deve sempre venire. Eccolo, il peggio della settimana: col Bologna al minimo storico della attuale gestione, in ritiro per cercare di trovare serenità (o raschiarla, fate voi), il vertice societario sforna un documento ufficiale per annunciare che il pacchetto di maggioranza è in vendita. Il titoletto spiega più di qualsiasi parola e commento ciò che penso. Non c'è peggior comandante di chi lascia la nave quando affonda. Si dirà: la mossa intende spostare l'attenzione delle polemiche dalla squadra alla dirigenza? Che nobiltà d'animo! Questo è vero se si pensa all'effetto di tale decisione verso la piazza. Ma verso la squadra, quale contraccolpo può avere? Non ci siamo, non convince. Meglio concentrarsi sulla visita a domicilio del Cagliari. Che è squadra da prendere con le molle. Umorale, come e quanto quel Pinilla che è attaccante di talento cristallino che da sempre deve fare i conti con il suo caratteraccio. Un Cagliari capace di buscare tre pappine, ricorderete, dal Bologna senza Diamanti condotto da Kone, all'andata. Ma anche in grado di fare a lungo vacillare la Juventus e altre Grandi. Un Cagliari che, come la Roma, vanta le ultime bandiere del calcio, bandiere vere. I sardi Cossu e Sau. Sarà l'ennesimo tranquillo week end di paura, cari amici. E scusate se non so uonare il banjo.
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