Diceva un valente collega: «Ricordati che la verità non esiste». Aveva ragione lui. Tutto è relativo. Prendete il modo tradizionale di prendersela con il calcio in questa città. Ci sono giocatori dimenticati, esclusi «per default», di cui il tifoso generico chiede ad alta voce, pretendendo risposte. «Ma quello che fine ha fatto? Perchè non gioca mai?» ci si chiedeva, per esempio, dei giovani Stojanovic o Radakovic (visti all'opera pochi spezzoni da gara, in coppa o a fine stagione). Ci sono poi invece quelli che vivono da esclusi e - "per default» - esclusi devono restare a vita. Entra Paponi contro il Sassuolo e si alza un rumore di fondo di sdegno, come a voler trasformare un cognome in un suono, in una parola, dal significato tombale. «Se entra anche Paponi...» è il giudizio universale di Ommini e bestie. Io non ci sto. Vado controcorrente per natura. Ma anche se fosse il contrario, non ci sto. Preferisco esaltare l'onestà intellettuale di Davide Ballardini. Che, nella fattispecie, si esemplifica in due semplicissimi concetti. 1. l'allenatore vede il gruppo al lavoro per l'intera settimana, al contrario del tifoso stupido che giudica un giocatore in 10'. 2. l'allenatore a fine gara spiega come sia stata una settimana difficile, per chi allena, vista la mancanza di giocatori di solito titolari per quasi tutti i lavori, dovendo rispondere questi alle chiamate delle diverse Nazionali. Ce l'abbiamo con Paponi perchè prende uno stipendio elevato? Eppure non leviamo gli scudi contro fior di autentici mascalzoni che - ricoprendo ruoli con assai maggiore responsabilità - non si dimettono neanche quando vengono beccati a rubare il denaro pubblico. Ce l'abbiamo con Paponi perchè ha rifiutato il trasferimento altrove? Ma dove? In serie minori. O in tornei esteri ai confini del calcio. Chi sa di pallone sa bene che 10' giocati in serie A contano molto di più di tante partite in serie minori. La verità è che siamo piccoli, più di quanto sia la cifra della squadra del cuore. Piccoli al punto da usare un cognome per il suo suono. Piccoli al punto da osannare un attore consumato e da non accorgersi della generosità di una comparsa. Tutti dimentichi di un gol segnato a pochi spiccioli dal gong che volle dire tanto per la sopravvivenza. Incapaci di notare come in pochi minuti, l'oggetto del nostro scontento, si è gettato su ogni palla, cercando anche con la fortuna l'agognato e perduto gol. Io dico bravo a Paponi, per come ha lottato per quel che ha potuto. Dico bravo a Ballardini, perchè mi piace un tecnico che mette in campo chi in settimana gli ha dimostrato di volere il posto. Senza guardare alla carta d'identità o agli istinti distruttori di una parte di pubblico.
Fino alla fine forza Paponi!
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