Penultimi. Non male, no? L’ultima giornata ha confermato che il Bologna non merita nemmeno la terzultima posizione in classifica, a vantaggio di un Catania che d’altronde ha vinto entrambi gli scontri diretti. La gara con la Lazio è stata l’ennesimo stillicidio, e deve partire un applauso per chi è riuscito a guardarsela per intero. Divertente come l’occasione più grossa sia stato il primo pallone toccato in Serie A da Federico Rodriguez, più pericoloso di tutti i suoi compagni di reparto nelle ultime tre giornate. Nel dubbio, comunque, l’ha sbagliato pure lui: meglio non esagerare, perché una botta di vita di questo tipo sarebbe stata eccessiva.
Finita una sofferenza ne inizia un'altra: quella decisiva
Si è chiuso così il peggior campionato della storia recente del Bologna, all’interno del peggior campionato di Serie A della storia. Una stagione in cui per retrocedere sarebbe servito un impegno immane, che tutto l’organigramma rossoblù ha però profuso con dedizione da giugno a oggi. Una squadra demolita, più che costruita, con un lavoro certosino cominciato la scorsa estate e magnificato in inverno dalla cessione dell’unico giocatore al di sopra della linea di decenza presente in questa squadra. Tutte cose che sappiamo già, tutte cose che è meglio scrivere ancora per non dimenticarle. È finita una sofferenza per il tifoso del Bologna, l’unico a meritarsi un voto alto in questa stagione, ma la triste realtà è che al suo posto ne troviamo subito un’altra.
Poiché adesso, a campionato concluso, inizia la partita più importante della stagione del Bologna: quella societaria. Ne abbiamo avute tante di gare “fondamentali”, “cruciali”, “della vita” negli ultimi nove mesi, e sono tutte finite in disfatta. Questa non potrà concludersi allo stesso modo, perché significherebbe sparire dalle mappe del calcio che conta. Zanetti ha dato una prima occhiata ai conti tre giorni fa, davanti a un Guaraldi che ha sostanzialmente detto “Non ce la faccio più ad andare avanti”. Beh, ben svegliato presidente: vuole un caffè? Perché il suo dirimpettaio dicono sia capace di farli.
Si è preso qualche giorno, Zanetti, il quale assieme agli scudieri Baraldi e Trombetti si addentrerà in quelle sabbie mobili che sono il bilancio del BFC. Un bilancio che vanta almeno trenta milioni di debiti, figli di una gestione che avrebbe dovuto risanare le follie sarde ma che, invece, si è fatta via via sempre più precaria e inconcepibile, riuscendo nell’impresa di peggiorare i conti peggiorando al contempo la qualità della rosa. Le tappe sono molto ravvicinate, il tempo per controllare ogni singola cifra dei conti è poco: giovedì ci sarà il CdA, e già lì capiremo se il magnate di Treviso sia intenzionato a rilevare o meno il Bologna. Una settimana dopo, poi, l’assemblea dei soci: il momento cruciale, quello in cui chi ha voglia di fare un passo deve, semplicemente, cacciare la grana. Un fine maggio rovente dunque, che potrebbe esaltare una città così come bruciarla definitivamente.
Perché di alternative a Zanetti, al momento, non ce ne sono. L’unica alternativa è un altro anno con questa società, un anno con un countdown già impostato e che, allo scoccare dello 00:00, sancirebbe la scomparsa del club. Di nuovo. Sarebbe l’ultima pennellata su un capolavoro di mala gestione firmato Albano Guaraldi: Michelangelo, al confronto, è nulla.
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