Tutto Bologna Web Editoriale Due certezze e due nodi da sciogliere nel Bologna di inizio stagione

Due certezze e due nodi da sciogliere nel Bologna di inizio stagione

Redazione TuttoBolognaWeb

Lo ammetto, la partita di Udine è stata la prima in questa stagione che ho potuto vedere per intero e non solo tramite le sintesi dei vari programmi televisivi. Purtroppo il lavoro mi porta a dover vedere spesso le partite delle altre e non quelle del mio amato Bologna. Non posso quindi parlare di eventuali passi avanti o indietro della squadra sul piano del gioco, dello spirito o della mentalità, ma limitarmi a commentare quanto visto nei 90 minuti, più recupero, del Friuli. Il Bologna è ancora un cantiere semi-aperto con poche certezze e tanti punti interrogativi che andranno sciolti al più presto per non rischiare di restare fin da subito invischiati nelle retrovie della classifica e vivere una stagione con meno affanni possibili. Le certezze al momento sono due: una gioca in mezzo al campo e veste la maglia numero 23, l'altra invece siede in panchina e guida la truppa. Si tratta ovviamente di Alessandro Diamanti e Stefano Pioli. Il primo è l'unico al momento che può davvero fare la differenza avendo doti tecniche superiori alla media, non solo dei compagni, ma anche di tanti avversari. Da fermo è letale e a Udine si è confermato una volta di più come fra i migliori specialisti in Italia su punizione, e quando prende palla in mezzo al campo costringe sistematicamente gli avversari a raddoppiarlo e spendere falli per fermarne le giocate. Solo deve cercare di avere maggiore fiducia nei compagni di squadra e incaponirsi meno nel cercare sempre la giocata personale. A Udine infatti spesso è finito in un imbuto formato dagli avversari perdendo palla e anche in alcune situazioni da palla da fermo non ha fatto la scelta giusta preferendo una velleitaria conclusione all'assist per qualche compagno. Il nuovo modulo - con due punte davanti - e il fatto che il reparto sia cambiato per due terzi sicuramente sono dei buoni alibi per spiegare certe scelte, a patto che presto si trovi la giusta intesa là davanti con benefici per la squadra e per i singoli. Pioli è invece un tecnico che ha dimostrato negli ultimi due anni di saper fare di necessità virtù e far si che un Bologna indebolito di anno in anno potesse sempre esprimere un buon calcio e raggiungere l'obiettivo con meno affanni possibili. Il mercato gli ha complicato i piani costringendolo a virare da un modulo – il 4-2-3-1 visto molto spesso lo scorso anno e usato per tutto il precampionato – ad un altro – il praticamente inedito 4-3-1-2 – che deve essere ancora assimilato dalla squadra e che sembra mancare di un paio di pedine – che al momento siedono in panchina - per rendere al meglio. Le critiche arrivate da più parti negli ultimi tempi sono ingiuste oltre che dannose: Pioli è una delle poche certezze di questo Bologna e metterlo in croce dopo appena tre gare non fa certo il bene della squadra che deve restare unita attorno a un allenatore che ha dimostrato di saper far bene e sopratutto di voler bene a questa squadra decidendo di legarsi al Bologna nonostante sirene provenienti da club, al momento, più importanti del nostro. Veniamo poi ai nodi da sciogliere. Lasciando da parte la difesa – che al momento non può contare su due giocatori importanti come Sorensen e Cherubin ai box per infortunio e con altre due pedine come Morleo e Mantovani in ritardo di condizione – è senza dubbio il centrocampo a dare i maggiori pensieri. La linea mediana vista contro l'Udinese non ha convinto sia sul piano della qualità che della quantità: Francesco Della Rocca è ancora lontano dall'essere il giocatore ammirato un paio di stagioni fa, Michele Pazienza svolge il suo compitino senza infamia e senza lode, mentre Panagiotis Kone deve riabituarsi al ruolo di mezzala dopo una stagione vissuta da ala. Serve come il pane il miglior Diego Perez per dare adeguata copertura in mezzo al campo anche se resta sempre il punto interrogativo riguardo a chi deve costruire il gioco in alternativa a Diamanti. Il prescelto dovrebbe essere René Krhin che però finora si è dimostrato timido e spaesato. Si deve sperare nella sua crescita o si rischia di essere troppo prevedibili. L'attacco è l'altro reparto che desta qualche perplessità: Rolando Bianchi, bomber designato, è ancora a secco e non solo per suo demeriti. L'ex granata lotta e si batte, ma riceve pochi palloni giocabili in area. Contro l'Udinese ha giocato quasi costantemente spalle alla porta e lontano dall'area di rigore inseguendo gli avversari piuttosto che farsi inseguire da questi. Anche qui solo con il gioco si può mettere una pezza e far sbloccare un attaccante che non sarà da Nazionale, ma che sicuramente può far bene sotto le Due Torri e segnare gol importanti per la salvezza della squadra. Un aiuto potrà arrivare da Jonathan Cristaldo, giocatore in cui si crede molto – basta vedere le parole del dg Zanzi prima della gara di domenica scorsa – e che in pochi minuti ha mostrato di essere dotato di un buono spunto in velocità e di saper giostrare su tutto il fronte offensivo. Bisogna però che il suo inserimento nell'undici titolare proceda speditamente e senza intoppi per far si che la pericolosità offensiva del Bologna aumenti e la rincorsa verso la salvezza sia più agevole.