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Diamanti, comunque vada non sarà tradimento

Giacomo Bianchi


Sarà un'estate caldissima. E non solo per il meteo che tutti si augurano possa essere, da qui in poi, più in linea con la stagione alla quale si va incontro. Sarà un'estate caldissima, fatta di valzer di panchine per le grandi squadre, di rivoluzioni nelle rose e di milioni (quanti, a dire il vero?) che usciranno dalle casse di qualcuno per andare a gonfiare le tasche di qualcun altro. E sarà un' estate caldissima anche per Bologna, per il Bologna e per tutto quello che c'è intorno. C'è da divertirsi ora a leggere le previsioni di mercato, certi nomi fanno sorridere, altri sono suggestivi, altri ancora pure utopie. Prima bisogna risolvere i nodi contrattuali degli uomini in scadenza (Antonsson e Perez su tutti), ci sarà da capire le situazione delle comproprietà (Khrin, Soerensen, lo stesso Gilardino e chi più ne ha più ne metta), e salutare i prestiti secchi della scorsa estate. E poi c'è chi, invece, ha ancora il contratto, non è in scadenza, ha ormai superato (anche se da poco) i 30 anni, dice di stare bene a Bologna e che vorrebbe rimanere qui a lungo. Ma c'è un altro problema: è un giocatore unico e che fa gola a tanti, molti lo vorrebbero come compagno di squadra e non più come avversario. Alessandro Diamanti sarà l'oggetto del desiderio del desiderio di tutte le grandi d'Italia che, una dopo l'altra stanno venendo alla porta di Casteldebole per chiedere le prestazioni del giocatore. Si è parlato tanto in questi giorni, sia della possibilità di cederlo all'Inter per tutto il cartellino di Khrin e Duncan (giovane interessante che a Livorno sta facendo decisamente bene ma che deve essere valutato poi in serie A) e un piccolo conguaglio economico, sia dell'opportunità che venga ceduto alla Juve per Marco Motta e qualche spiccio appoggiato sulla scrivania del presidente. Pur non considerando Guardaldi e Zanzi dei guru del calciomercato, mi rifiuto di pensare che delle proposte del genere possano anche solo essere prese in considerazione, anche solo per un motivo prettamente economico. Le cessioni di Portanova e prima ancora Ramirez, per quanto “dolorose” per la piazza, sono state utili per fare bilancio e monetizzare. Se qualcuno si presenterà con l'offerta giusta (stiamo parlando di almeno 9-10 milioni) allora sarà giusto prendere in considerazione l'opportunità. Bologna perderebbe tantissimo, perderebbe il suo uomo immagine e uno dei suoi simboli attuali, perderebbe un po' di brio e quella sregolatezza che solo un giocatore come lui può regalare, e perderebbe tanto Pioli dal punto di vista tattico e del gioco. Ma sono le regole del mercato e della necessità di fare quadrare il bilancio.


Le chiacchere da bar non mancano mai e c'è chi sotto i portici parla di tradimento in caso di trasferimento a Torino. Certo, non farà piacere a nessuno, nel caso (facciamo gli scongiuri), vederlo con la maglia bianconera. Ma non sarà tradimento. Alino non ha mai giurato amore eterno a Bologna, ha sempre ammesso di trovarsi bene e che gli piacerebbe restare. Se la chiamata è insistente, se i soldi sono tanti, se la possibilità di giocare la Champions da protagonista (ma fino a quanto?) a trent'anni è chiara, come biasimarlo? I tifosi starebbero male, ma non sarebbero in diritto di sentirsi offesi e pugnalati alle spalle da un gesto del genere.


Anche se, in fin dei conti, la speranza è solo una: quella di leggere, a metà luglio, con le trattative in corso, le parole del ragazzo troneggiare sui giornali: “SCELGO BOLOGNA, VOGLIO STARE QUI.”. Capitolo chiuso. Diamanti sindaco.