La sfida di domenica con i blucerchiati (belle bandiere, niente da dire!) mi fa tornare alla mente un episodio di una ventina di anni fa. Ero in vacanza in un Villaggio Turistico e conobbi un animatore doriano col quale si chiacchierava, ovviamente, di calcio.
Mi colpì una frase: "Tifo fin da bambino per una squadra che ha fatto spesso da saliscendi tra serie A e serie B godendo di poche soddisfazioni se non qualche derby. Poi ho visto uno scudetto e una straordinaria cavalcata in Coppa dei Campioni. Ero a Wembley quella sera, nel tempio del calcio, e prima della sfida contro il Barcellona di Cruyff ho pensato: non sarò mai più così felice! Ho sentito che tutti i magoni ingoiati e le fatiche provate erano ripagati. Eravamo in cima alla vetta!".
Era la Samp di Boskov, di Vialli (ancora simpatico ricciolone prima di diventare pelato e juventino) di Toninho Quantianniha? Cerezo, dell’imolese Mannini, di Lombardo, il roccioso Vierchowod, di Dossena già a fine carriera e del Mancio svezzato con i nostri tortellini… se non altro, motivo per rendercela simpatica alternativa alle milanesi e alla Juve.
Ricordo di aver provato consenso e un po' d’invidia per quel bellimbusto in braghini griffati e bandana perché, purtroppo, la storia, la gloria e il blasone ogni tanto avrebbero bisogno di una rinfrescata. Ma aspetteremo fiduciosi chissà...
Venendo alle sfide con la Doria non si può non pensare ad alcuni incroci suggestivi nella loro tragicità.
Cominciamo dal mio primo ricordo di partita salvezza (bazzecola, rispetto a quelle che verranno già negli anni successivi!): maggio ’77 penultima di campionato in un pomeriggio plumbeo ma già quasi estivo regolammo con un 4 a 1 la Samp condannandola a una di quelle retrocessioni proprio citate dal suddetto “bandanato” e sospirando la salvezza con un po’ di snobismo quasi ci trovassimo in paludi a noi sconosciute. Doppietta di Stefano Chiodi, rigore del Gringo Clerici e quadro completato da “bombardino” Nanni (già Campione d’Italia nella Lazio di Maestrelli e Chinaglia e che l’anno dopo, proprio a Lazio, con un missile terra-aria regalò una salvezza ancor più sofferta e anche un po’ …discutibile).
Poi un dentro/fuori, nell’agosto vacanzifero del ’98, che ci portò alla finale di Intertoto (ultimo trofeo, nell’era Gazzoni/Mazzone/Signori) con marcatori che sono una sinfonia per le orecchie: Paramatti, Igor Kolyvanov e Kennettone Andersson.
Fino al misfatto (perché poi?) del ’99: un Bologna tranquillo che replica alla doppietta dell’Aereoplanino Montella per una Sampdoria disperata che deve vincere per salvarsi, con Klass Ingesson prima di testa e poi invitato da Signori a calciare un rigore (dubbio? Ma allora certe robe viste contro di noi cosa sono: delitti?) per un fallo su Simutenkov. E Klassettone cosa avrebbe dovuto fare? Buttarlo fuori? Non scherziamo!
Fatto sta che la nemesi di tutte le vendette entra in gioco, nel 2005, proprio nell’anno più clamoroso della storia rossoblù: un campionato già blindato a Marzo, con velleità di Europa poi l’incrocio impossibile di mille coincidenze: calciopoli che oltre a darci addosso direttamente fende i propri strali anche in maniera indiretta; Mazzone che perde la testa; la squadra che si spegne come una lampadina fulminata; risultati altrui impossibili e nostri sottovalutati (perdi in casa una partita col Brescia, che retrocederà, quando anche un solo pareggio ti avrebbe salvato…perdi a Chievo con un gol carambola di un difensore che ne faceva sì e no uno all’anno…e un’immancabile rubata juventina, in tempi ancora non sospetti ma presagio di sventura) porta all’ultima di campionato, già a quota 41, a dover battere una Sampdoria tranquilla. Vendetta? Beh oltre a Castellini anche il buon Antonioli sembra, pur elegantemente, suggerire: mettetela dentro che noi chiudiamo gli occhi. E invece sarà spareggio col Parma (anche quello “già vinto” e poi perso) e amarissima retrocessione. Con gol di Alberto Gilardino…
Crudeltà e bellezza del calcio.
Ma domenica sarà partita con meno pathos e alla fine, anche un pareggiaccio lo archivieremmo negli anfratti meno vivaci della nostra memoria.
Destini incrociati
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