Tutto Bologna Web Editoriale Dalle fiamme al carbone

Dalle fiamme al carbone

Redazione TuttoBolognaWeb

Se c'è una cosa che odio è stralciare un qualsiasi mio scritto, perfino la lista della spesa o l'annotazione sul block notes di come arrivare a Fuorigrotta. Eppure oggi l'ho fatto, l'ho dovuto fare e non avrei mai voluto. Non così, almeno. Avevo scritto il consueto pezzo di dubbio sapore sull'ormai consueta sconfitta del Bologna, di sapore invece sempre sicuro. Mi ero premurata di fare un dossier arbitrale in stile Galliani eo Mazzarri perché, nonostante la fetenzia della squadra, a me non piace subire un gol con 5 unità in fuorigioco e vedere un tizio, che due mesi fa s'è lamentato per aver patito un cruento infortunio alla gamba, imprimere un cazzotto in testa a un altro e farlo sanguinare, senza essere espulso. Avevo addirittura citato il famoso bagher di un anno fa di Marchese che nessun arbitro dei mille che ormai ci sono in campo aveva visto. Tutto ciò per arrivare a statuire che Catania non ci porta fortuna. Al pari dell'Epifania, che se quest'anno ha visto risorgere a nostre spese i siciliani, nel 2013 giovò al Genoa che ci sconfisse con il medesimo risultato e con una performance molto simile da parte degli uomini che furono di Pioli. Già. E' successo quello che doveva succedere inevitabilmente forse già a settembre. O magari prima, quando sul finire del campionato scorso la squadra (con ancora gli arcinoti nomi che sono stanca di elencare) cominciò a perdere la verve che proprio l'allenatore parmense aveva portato: il giocare per vincere su ogni campo, anche e soprattutto contro le big. Successe che invece notai qualche pareggino di troppo (in stile Chievo, per intenderci) e delle sconfitte decisamente indecorose che cozzavano con quanto Pioli ci aveva restituito da Novara in poi: il decoro, appunto. Ciò non mi impedisce di essere oggi estremamente triste e i motivi sono vari. Se ne va un allenatore bravo e una persona squisita e sportiva, fin troppo, oserei dire. E, soprattutto, se ne va un uomo che ci ha davvero rappresentato, non solo per la sciarpetta al collo con lo stemma del BFC che a breve vedremo addosso anche a chi questi colori li ha già rifiutati in passato. Il mio ‘’coccodrillo’’ lo avevo preparato da ottobre dicendo che comunque sarebbe andata (ed è andata malissimo) Pioli sarebbe stato per sempre l'allenatore del primo Bologna che ho potuto vedere dal vivo. Proprio qualche giorno fa, passeggiando nei pressi del Maschio Angioino, chiacchieravo con Uno Di Voi (sì, si chiama così) e ci siamo detti che forse sarebbe stato meglio salutare il mister dopo la vittoria con il Genoa, con quell'abbraccio con i tifosi che resterà negli occhi e nel cuore di tutti. Invece è finita in trasferta, con lo stesso risultato di Novara, a cifre invertite; ed è finita con undici signori in verde che non hanno onorato la maglia. Bene, questi stessi signori non hanno più alibi. Pioli non era immune da colpe. Ha sbagliato nella gestione, anche morale, di determinate pedine, nella rotazione poco meritocratica delle teste in campo e nell'aver inculcato l'idea del giocare per non perdere, anziché del giocare per vincere. Ma la piramide dei responsabili è bella alta e non salva la faccia di nessuno: ci sono i giocatori, a cui, autocensurandomi, lancio l'invito a tirarci fuori da dove loro stessi, pur pagati profumatamente, ci hanno buttato. Qualsiasi altro lavoratore che si astenga dall'effettuare le proprie prestazioni per ‘’protestare’’, a torto o a ragione, contro il capo non otterrà l'effetto di cacciare lui, anzi. Eppure, alle nostre undici mummie (più la lunga panchina con annessa tribuna folta di gente che ormai non si schioda più da Casteldebole) è andata bene. A proposito di mummie. Dicevo della piramide delle colpe. La punta è lui, il Signor Tentenna per eccellenza, il Presidente delle scelte sbagliate fatte nel momento giusto, perché sbagliare tempi e contenuti sarebbe una doppia negazione che finirebbe per affermare. Un verbo che non va bene per un uomo che chissà dove ci sta portando. Comunque, al di là dell'emotività del tifoso che non va mai repressa (fregatevene se vi diranno che è sciocco piangere per un allenatore che non è mica morto!), è andata. E, se sono sentiti tutti i convenevoli che ho buttato giù con l'occhietto lucido, il primo del 2014, è pur vero che l'unica ragione per cui stiamo qua è il Bologna Football Club. Adesso, appunto, è finito il tempo delle scuse, delle occasioni perse e delle decisioni a metà. Il sedere sul barbecue ce l'abbiamo e siamo quasi cotti a puntino. Eppure, nonostante il bruciore, io da questa grigliata porterò a casa volentieri un pezzo di carbone, e non parlo di quello della Befana. Lo conserverò: sarà un tassello che mi ricorderà di una passione lunga che ha fatto ardere i cuori dei tifosi rossoblù e che si è spenta, scampando forse all'umiliante tappa di diventare cenere. Non fa niente se mi sporcherò. Anzi, tutto ciò, caro Stefano, è comunque indelebile.