La sensazione che aleggiava nell'aria alla vigilia di Bologna-Sampdoria era quella di trovarsi di fronte alla prima vera partita di campionato dei rossoblù; Stefano Pioli non ha voluto avallare questa tesi perché lui, a differenza di molti colleghi di Serie A, non è un cercatore di alibi e, anzi, è il primo a mettersi subito sul banco degli imputati. Fatto sta che quella sfida doveva dire molto sullo stato di salute dei felsinei, facendo capire un po' agli addetti ai lavori se lo scivolone di Napoli sia stato più merito degli azzurri o, viceversa, un inquietante campanello d'allarme. Ebbene, la seconda giornata di campionato ne ha date di risposte, eccome. La prima porta il nome di Gianluca Curci e, purtroppo, non è una parentesi bella da aprire: nella scorsa stagione parava bene, dava sicurezza al reparto ma si infortunava come se non ci fosse un domani, mentre quest'anno è fisicamente sano come un pesce (e anche visibilmente dimagrito) ma si sta ammalando dello stesso male che già ha colpito il collega Agliardi. E adesso, anche alla luce del pericoloso valzer di numeri 1 già vissuto in quel di Casteldebole, bisogna agire con più cautela per evitare di togliere fiducia a un portiere che, è evidente, già ne sente poca, nonostante la sua conferma sia stata voluta a gran voce dallo stesso Pioli (è bene ricordarlo, anche a onor di Albano, per una volta). Sulla goffa respinta roteante del portiere romano si è avventato, agile come un'anguilla, l'attaccante doriano Eder Parisi, da me ribattezzato così per le sue doti balistiche in velocità e dribbling ma anche, proprio come la celebre ballerina americana, per la spiccata propensione per i voli angelici, soprattutto nei dintorni dell'area di rigore. E dire che il Bologna, sia prima che dopo il ‘’pennuto’’ di Curci, non aveva demeritato, anzi: i rossoblù, ancora in evidente e fisiologico affanno di inizio stagione, ci hanno provato con il cuore, con qualche buon guizzo offensivo ma con, purtroppo, un Rolando Bianchi che, mi auguro, sfrutti l'imminente pausa del campionato per andare a farsi una bella gita a Lourdes. I maggiori rimpianti della partita provengono proprio dall'attaccante bergamasco, bravo, bravissimo (fosse entrato quel tacco al volo... ) ma molto sfortunato tra gol annullati, occasioni svanite per un soffio e grandi parate del portiere doriano. Già perché, Da Costa para sotto la curva ‘’Andrea Costa’’, a sua volta Andrea Costa, ex di turno, fa bene il suo lavoro in difesa e l'errore di Curci, sempre per restare in tema... costa caro. Per fortuna sbuca dal nulla lui, il personaggio dell'estate 2013, con buona pace di Belen e altri VIP: il destino ha voluto che la prima rete del campionato rossoblù sia stata siglata proprio dall'idolo indiscusso, quel Davide Moscardelli che sta dimostrando di essere un fenomeno fuori dal campo ma anche un ottimo giocatore sul rettangolo verde di gioco, abituato a gol spettacolari. Proprio come lui, il mio pupillo, la mia personale soddisfazione più grande, Panagiotis Kone. Già, perché quando l'anno scorso tornò per rimpiazzare Ramirez il mio sesto senso femminile mi disse che questo baldo giovanotto ci avrebbe dato molte soddisfazioni e i soliti maschilisti, cancro ancora presente nel mondo del calcio, risero con gusto alle mie affermazioni. E sono gli stessi che oggi hanno il poster in camera della sforbiciata di Napoli... Bisogna specificarlo perché ormai il centrocampista greco il vizio dei gol artistici non vuole proprio toglierselo anche se, per la stampa nazionale, incredula che un non-top player, pagato pochi spiccioli, possa avere questi numeri, lui resterà quello del ‘’se ci prova altre 100 volte non gli riuscirà più’’. E invece no! Kone sforbicia come nemmeno il barbiere di Siviglia e regala l'illusione dei 3 punti alla platea del ‘’Dall'Ara’’. Purtroppo però la beffa, il più classico dei gol dell'ex, è in agguato: Gabbiadini, con la sua punizione magistrale, ha dimostrato di aver imparato l'arte dopo un anno accanto ad Alino e di averla messa da parte, pronta per essere cacciata dal cilindro contro noi, poveri fessi che ci imbottiamo di prestiti, facciamo crescere gli altrui fanciulli e poi raccogliamo la palla depositatasi in fondo al sacco. La partita finisce con un giusto pareggio perché, a onor del vero, negli ultimi minuti il Bologna se l'è vista brutta tra un'entrataccia di Perez che poteva costarci cara e un salvataggio provvidenziale del neo arrivato Mantovani, tanto per fargli capire fin da subito cosa gli aspetterà quest'anno. E a noi? Il mercato estivo si è chiuso con un solo botto, piccolo come un petardo ma, si spera, rumoroso come quest'ultimo: è arrivato l'attaccante argentino Jonathan Cristaldo, con la formula del prestito con diritto di riscatto. Un riscatto che non sarà mai pagato, come quello di vari altri personaggi approdati sotto le due torri quest'estate, nell'anno in cui, paradossalmente, dopo tante stagioni non abbiamo in rosa nessun mitico prestito secco. Comunque un Bologna ancora al 30% delle sue potenzialità ha dimostrato di non essere la squadra materasso vista nella prima giornata di campionato, con la speranza che Graziano Vinti (un nome, un programma... ), il preparatore dei portieri dello staff di Pioli, riesca a risolvere il male occulto che si cela dietro i guantoni rossoblù, perché siamo stanchi di vedere i nostri sforzi vanificati e autodistrutti dal più classico dei... cuci e scu(r)ci.
Cuci e scu(r)ci
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