Tutto Bologna Web Editoriale Come un pugile incapace di reagire

Come un pugile incapace di reagire

Giacomo Bianchi

È così che appare il Bologna. Come uno di quei pugili che sono stretti all'angolo, incapaci di rialzarsi, senza alcuna speranza e che sembrano quasi impotenti di fronte all'avversario di turno. Il pugile è più scarso? Non sta dando il meglio? Ha un allenatore che sembra spaesato e non sa più che pesci prendere? Non gli arrivano gli stimoli giusti che servirebbero in questi casi? Sì, il Bologna che si è visto domenica contro la Fiorentina è sembrato un po' tutto questo. Abbiamo visto una squadra che è sembrata “rassegnata”, una squadra che, tolta l'occasione di Cristaldo in avvio, non ha praticamente più superato la metà campo, una squadra sfiduciata e che vede l'uscita dal tunnel sempre più lontana. Difficile spiegarsi un comportamento del genere, a distanza di una sola settimana. Contro la Juventus avevamo visto undici giocatori che erano usciti ammaccati ed affranti: avevano perso una partita nella quale comunque avevano dato tutto, ed avevano perso più per i meriti altrui. Domenica si è visto esattamente il contrario: la squadra è uscita dallo spogliatoio che era praticamente già battuta. La Fiorentina non è la Juventus, ed ha un modo di giocare che il Bologna soffre terribilmente. La “Viola” attacca gli avversari, non li aspetta e rischia anche qualcosa in fase difensiva. I bianconeri invece non cercano tanto di fare la partita, consci della loro forza: prima o poi un goal arriverà (e infatti in Europa, in questo modo, hanno fatto una gran fatica). La Fiorentina è un po' come la Roma e, tornando indietro di qualche mese, il ricordo della trasferta capitolina ha lo stesso sapore di quello in terra toscana. Due sconfitta nette, due partite nelle quali il Bologna non si è praticamente visto. La differenza la fa però l'impatto che questa sconfitta sta avendo sul calendario e sulla classifica. Il Bologna è sempre là sotto. Guarda tutti dal basso verso l'alto e solamente la desolazione di Catania sembra una realtà più critica della nostra. Sembra. Perché, in fin dei conti, gli etnei appaiono più in “palla” e più attivi dei rossoblù. E la gara di sabato, contro un Verona che sta sorprendendo tutti in questo avvio di campionato, ne è stata sicuramente la prova. La classifica continua a piangere, e chissà per quanto tempo lo farà ancora. La speranza, come si suol dire in questi casi, è l'ultima a morire. Ma il modo di giocare dei rossoblù, il loro impatto sulla partita e la loro situazione, pare che pian piano la stiano uccidendo del tutto. Ormai non si fanno neanche più discorsi di modulo e di tattica. Che sia 4-3-1-2, che sia 4-2-3-1, o 3-5-2, poco importa. Quello sul quale bisogna ragionare è la testa dei giocatori. Testa che, prima della gara di domenica, era sembrata sempre concentrata. Li avevamo elogiati contro Parma, Inter e Juventus. Non lo si può fare dopo la figuraccia di Firenze. Non bisogna demoralizzarsi, né pensare di avere già un piede nella fossa; il mental coach che tanto ha voluto Pioli nel suo staff, avrà tanto da lavorare questa settimana. Una settimana fondamentale, che sarà in preparazione a quella che è la gara più difficile per il mister. Lo sa anche lui, meglio di chiunque altro, che se domenica dovesse steccare contro il Genoa degli ex (Manfredini, Portanova, Gilardino, Gamberini), dovrà salutare la truppa. Ha una settimana per lavorare e per mettere i giocatori nelle migliori condizioni di giocare. È il suo ruolo, il suo lavoro. Sta a lui dimostrare cosa davvero è in grado di fare con quello (poco) che ha a disposizione. E quel pugile, al quale tanto assomigliamo, magari sarà capace di rialzarsi piano piano, e di fare vedere che ai punti potrebbe strappare qualcosa che adesso pare insperato.