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Collezione di attimi rossoblù

Redazione TuttoBolognaWeb

Collezione di attimi rossoblù: tra sguardi intensi e occhi sfuggenti

A volte bastano gli occhi. Saper guardare, saper leggere uno sguardo, un'espressione, una smorfia. Come in campo: basta un mezzo sguardo per capirsi, tra il giocatore che detta il passaggio - giocare bene vuol dire saperlo fare anche senza palla - e chi lo deve effettuare. Sono quelli che preferisco, anche a chi, senza fare una sola mossa, pretende la palla sui piedi e poi dice: ci penso io.

La verità è a portata di "clic". Come scattare una fotografia. Come fissare due corpi che galleggiano, un difensore e un attaccante. Se ci riesci, è la foto del secolo.

Ecco, allora, i clic di questi ultimi giorni, foto emozionanti, foto che dicono senza bisogno di parole. Forti contrasti. Collezione di attimi.

La prima. L'emozione di Pantaleo Corvino a Bologna. Palpabile. Lui non ha fatto nulla per nasconderla. Un bel modo di presentarsi. Sappiamo chi è, cosa ha fatto, non cosa provi. Emozionarsi vuol dire tenerci.

La seconda. Parole e musica di Sansone (un cognome che ha scritto la storia in questa società), quelle che il doriano ha speso appena arrivato, quelle silenziose che ci sono giunte - importanti - dai suoi primi allenamenti. Rinforzo. Gianluca è uno che sente la piazza importante, uno che vuole rispondere alla responsabilità mettendo a disposizione pienamente i suoi poteri.

La terza. Quel ragazzino di 19 anni che torna alla base. Marco Maini. Ha il rossoblù nel sangue. Ad Ancona avrebbe voluto spaccare il mondo, per dimostrare, per crescere, per giocare. In 180 minuti non è stato facile, non lo è mai per chi va in prestito, perché - lo sanno anche i sassi - ci sono diritti di precedenza dati dall'età e dalle proprietà. In 180' di gioco o ti capita il colpo di fortuna, l'acrobazia sulla linea a salvare un gol o il colpo di testa vincente sotto misura su palla inattiva, oppure resti nelle retrovie. Anche se i tuoi avversari diretti non li fai segnare. Marco forse pensa che glielo si dica come premio di consolazione. No, è così che va. Ora torna per giocare il Viareggio, poi resterà in Primavera per dimostrare il suo valore. Pantaleo di sicuro l'occhiata gliela darà.

La quarta foto. Un ragazzo di Forlì di 23 anni che ha bruciato le tappe, che ha vinto la B, che ha giocato in Nazionale ma, approdato al grande club, ha avuto poco spazio e molti problemi. Rifiuta il Bologna. Peccato. Alla sua età, fuori da un campo di gioco, molti faticano nella vita a trovare un'opportunità così. Sarebbe stato accolto come un supereroe. Non gliene vogliamo, non è giusto. Gli pesi però il nostro rammarico. Qui, senza offesa per nessuno ora c'è un progetto. E, sempre senza offesa, Bologna non è né Sassuolo né Empoli. Che il suo no non debba essere, per lui, di quelle sliding doors che si rimpiangono...

La quinta. Josip. Talento scritto, non sempre dimostrato. Fuoriclasse un giorno e svogliato dieci. Ci sta pensando. Sappia che da Bologna sono passati grandi stranieri, di ogni nazionalità. E poi Baggio, Signori, Di Vaio, capaci di rinascere e avere una bellissima seconda vita agonistica. Molti di loro hanno trascorso anche brevi parentesi, ma poi hanno scelto questa città per viverci. Josip e Riccardo, e Sebastian, certe occasioni capitano solo una volta, nella vita. Che i giocatori passano, il Bologna è per sempre.