Caro presidente Albano Guaraldi. Ci ho pensato a lungo, se cominciare - cioè - così una lettera verso di lei. Alla fine ho pensato fosse giusto così. E così cominciò, magari dandomi pure un pizzicotto o mordendo il freno. E' il 15 ottobre e la città - me compreso - attende impaziente il passaggio di consegne ufficiale con il primo versamento. Io penso che all'inizio di tutto, anche lei abbia percepito la voglia di emozionarsi ancora di questa gente meravigliosa che tifa Bologna. Ancor più ammirevole se, non come me o come lei, non ha mai visto un Bologna vincente, lo ha sognato nel proprio cuore, lo ha desiderato. Sono tanti. Tanti quelli che si incontravano in piazza per esultare per una serie B vinta, andare alla stazione per una vittoria a Torino, insomma, gente che ha fatto collezione di attimi. Perchè le ore sono state più angosciose, la felicità - come dicevano gli antichi - uno stato d'animo lungo come il battito d'ali di una farfalla. I magoni, quelli, no.
Se tutto andrà come si pensa - e si spera, vista la manifestazione in piazza di questo fine settimana, una sorta di 25 aprile autunnale, aspettando i tank - tra poche ore lei non sarà che un ricordo. Forse rimarrà, ma la storia - è auspicabile - dice che la Bologna rossoblù sta per vivere un nuovo corso, lo aspetta, lo invoca, lo anela.
Lei senza dubbio ha fatto cose importanti, quando c'era da salvare la barca che affondava. Senza dubbio si è assunto il ruolo di parafulmine, attirando su di sè colpe che non spettavano solo a lei. Certamente ha pagato anche colpe non sue. Però, vede, il tifoso del Bologna è un tipo un po' particolare. Ne ricordo alcuni che - in una stagione culminata con la retrocessione, una ventina di anni fa, si accontentavano di perdere 3 a 2 lottando, dimenticando la "regola del tre": cioè che ad ogni partita non se ne prendevano meno. Pensi che strana gente.
Il tifoso del Bologna riesce ad appassionarsi persino per una sconfitta (ricordo come mi sentii rossoblù quel giorno che a Firenze dominammo la Fiorentina capolista... perdendo uno a zero: c'era Mazzone in panchina e c'era purtroppo pure Braschi ad arbitrare). Il Santo Subito si arrabbia solo se gli fai fare la figura del cretino. Se lo prendi per il... Magari dicendo una cosa e facendo - o avendo già fatto - esattamente il suo contrario.
Ecco, Albano: il popolino rossoblù si è imbestialito con lei per le ripetute bugie di cui lei si è macchiato in tempi assai sospetti. Da Ramirez in poi, le sue parole sono un distillato di affermazioni smentite dai fatti. Bevanda amarissima da mandare giù. E per nulla salutare.
Prenda il caso più eclatante. La cessione di Diamanti. Inevitabile per portare a termine la stagione passata. Una cessione per cui lei è stato indicato come il colpevole quando è lapalissiano che la vittima, Alino, era già diventata sacrificale nel corso di quel CdA di Natale che bocciò il necessario aumento di capitale. Invece di provare a giocare a dadi col destino, o di aspettare la scheda vincente di un SuperEnalotto, lei avrebbe dovuto dire le cose come stavano alla piazza. E cioè che sarebbe stato necessario un sacrificio importante per portare a compimento la stagione. Invece si dilungò in dichiarazioni garantiste ("Diamanti resta qui"), figlie probabilmente di un atteggiamento incosciente più che ottimistico, parole poi smentite dai fatti. E il tifoso lo sa bene che il calcio è strano e a volte finto. Lo sa che i procuratori ti sono amici e poi sono i primi a voltarti le spalle. Lo sa che i calciatori baciano la maglia ma vanno pazzi per i soldi...
Non bastasse l'amarezza della bugia, i tempi dell'operazione... Verrà ricordato in quella circostanza come uno dei pochissimi presidenti in grado di indebolire la squadra al mercato di riparazione. Come lo studente bocciato dopo l'estate senza aver studiato neppure una pagina del libro. Il tifoso rossoblù non le perdona le continue bugie.
Alcune dette in buona fede, cioè sperando che capitasse qualcosa - che so? - un'apparizione divina, la rivelazione di un mistero di Fatima, che Ibson o Friberg fossero buoni... e nessuno prima di lei se ne fosse accorto. Affidare alla Dea bendata il proprio destino, giocando alle slot nel retrobottega del bar Sport... ecco cosa non è piaciuto al tifoso.
Non ce ne voglia, Guaraldi, se oggi cantiamo Robert Zimmermann, alias Bob Dylan e affidiamo, caro amico, al vento nuovo, americano, le risposte alle nostre speranze.
Caro Albano Guaraldi
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