Se il campionato finisse oggi, il Bologna sarebbe retrocesso in Serie B. Fortunatamente il campionato non finisce oggi ma tra quattro giornate. Che sono poche, pochissime. E saranno quattro giornate in cui saremo costretti a tenere, come si diceva una volta, l’orecchio attaccato alla radiolina per sentire cosa stanno facendo le nostre avversarie. Lo facciamo già da un po’, ovvio, ma da ieri non siamo più padroni del nostro destino bensì vincolati ai risultati delle concorrenti, Sassuolo in primis. È venuta alla luce, infatti, quella dichiarazione di dipendenza firmata nel mese di marzo, durante il quale hai perso due scontri diretti su tre, e che finora era stata celata dall’altrettanta pochezza di chi ci fa compagnia in quelle zone melmose. Dai e dai, alla fine un risultato negativo è arrivato, ed espugnando il Bentegodi gli uomini di Di Francesco ci hanno affiancati, risultando però davanti in virtù della classifica avulsa. Quindi, oggi saremmo in B.
C'è un gran fetore di B
Vero, è ancora presto per dire che sia finita, ma non si può sostenere che la classifica abbia torto. Anzi, con ventisette gol fatti in trentaquattro partite è un miracolo che il Bologna sia riuscito a issarsi fino a ventotto punti, e non ne abbia cinque di meno come quel Catania che è l’unica squadra a vantare un bottino di realizzazioni peggiore. Ieri il primo tiro in porta è arrivato all’82’, quando Lazaros ha provato a sorprendere il portiere della Nazionale da quasi venticinque metri. In pratica, non abbiamo mai tirato in porta. Tre ore prima, quel Berardi che Malesani (a proposito: grazie) lasciava marcire in panchina siglava il suo tredicesimo gol stagionale, regalando i tre punti al Sassuolo. Tredici come Paloschi del Chievo, tredici come Kone, Cristaldo, Bianchi e Moscardelli del Bologna messi assieme. Aggiungendo i quattordici di Paulinho del Livorno, un dato sufficiente a giustificare la posizione dei rossoblù, oltremodo meritata.
Come detto prima, la situazione odierna è figlia di quanto accaduto in sette mesi, perché la partita di Torino, in sé, è stata anche sufficiente, come ci si poteva aspettare del resto. Il Bologna ha retto in larga parte contro la squadra che si accinge a siglare il three-peat, concedendo un paio di occasioni e soccombendo solo al consueto missile da fuori di Pogba (comunque gran mossa concedere proprio lui il tempo per lo stop e tiro). Ha retto, tra l’altro, giocando in dieci per tutta la gara, perché il sostituto di Diamanti (cit.) sembrava perso come me a un convegno di fisica molecolare, e se ha toccato più di dieci palloni è già tanto. Una gara, quindi, impostata totalmente su una linea Maginot difensiva, lasciando il povero Cristaldo a fare a cazzotti contro tre marcantoni, e che senza il gol del francese avrebbe anche funzionato. Ma alla fine è andata come tutti ci aspettavamo, a differenza di Chievo-Sassuolo, quindi niente punti in saccoccia e mesto ritorno dallo Stadium da terzultimi.
Ora più che mai, perciò, bisognerà tramutarsi in gufi, e sperare che le avversarie tornino a trasformarsi in tanti Babbi Natale regalandoci delle soddisfazioni nel prossimo mese. Perché altrimenti è finita, da questo sabato è ufficiale. Oggi avrei voluto solo sentire l’odore del cioccolato delle uova e delle lasagne che mi sarei scofanato. Purtroppo è tutto coperto da questo nauseante fetore di B. Buona Pasqua.
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