Tutto Bologna Web Editoriale Bologna in retromarcia: troppi colpevoli

Bologna in retromarcia: troppi colpevoli

Redazione TuttoBolognaWeb

La notizia dell'abbattimento del capitale sociale del Bologna è di una gravità assoluta ed inevitabilmente ha causato reazioni decisamente dure da parte della tifoseria che già da tempo era sul piede di guerra nei confronti dell'attuale proprietà. Il provvedimento adottato infatti è uno tra i più seri previsti dal codice civile italiano per le società sopraffatte dai debiti i cui conti non riescano più a recuperare lo stato ottimale o almeno raggiungere un livello di deficit accettabile. Tutto questo è ancora più sconfortante per chiunque ami il Bologna se paragonato allo stato di assoluta salute economica e sportiva di cui gode una realtà emergente come il Verona in cui sta immettendo soldi ed energie l'ex socio e vicepresidente rossoblù Setti. A questo quadro già disarmante va poi aggiunta la totale chiusura opposta da questa società all'interesse mostrato nel recente passato da possibili acquirenti che si sono avvicinati per chiedere informazioni. Guaraldi e soci hanno provato a sovrastimare la loro barca come se fosse un panfilo e ora che si ritrovano stretti su una zattera rischiano di finire di nuovo tra le onde da cui meno di tre anni fa hanno tratto in salvo il Bologna. Per arrivare a questa situazione però si sono combinate in questi anni una serie disarmante di colpe più o meno gravi che oggi i tifosi rossoblù riconoscono una ad una.

La prima e più grave è sicuramente quella della dirigenza che ha avuto il merito di salvare il Bologna ma che, priva delle risorse economiche indispensabili per fare calcio, ha trasformato giorno dopo giorno un atto meritorio in puro autolesionismo. Nessuno può fare una colpa ad un imprenditore di non avere denaro o di non volerlo investire nel calcio, ma in tal caso non ha senso ostinarsi a restare attaccato ad un club che vive principalmente grazie alla permanenza in una Serie A sempre più a rischio. Si aggiungano poi le gestioni pessime a livello di comunicazione di varie situazioni in cui alle parole quasi mai hanno fatto seguito fatti adeguati. Casi come quelli di Ramirez, Portanova, Gilardino e tanti altri sono sempre lì a ricordarcelo con chiarezza.

La seconda, derivata dalla prima, è sicuramente di un direttore generale diventato uomo mercato che in due anni non è mai riuscito ad abbattere il monte ingaggi ed il numero spropositato di giocatori di una rosa che è andata anno dopo anno impoverendosi a livello tecnico. Il Bologna della stagione 2010/2011, passato attraverso il rischio del fallimento, era una squadra pronta per costruire un progetto pluriennale e per regalare nell'immediato futuro soddisfazioni ai suoi tifosi. Ed invece, sbandierando le colpe dei contratti sottoscritti dai predecessori, Zanzi ha venduto ogni anno uno dei gioielli portati proprio da chi aveva occupato la sua scrivania senza riuscire mai a sostituirne uno. Ora che i talenti sono quasi finiti restano da piazzare grandi colpi come Abero.

La terza e quasi mai citata colpa è però anche della maggior parte dei mezzi di informazione locali, pronti a difendere a spada tratta amici ed informatori negando o nascondendo le colpe dietro labili scusanti. Spesso in questi anni è stato più facile trovare notizie genuine su internet e forum che su quotidiani e riviste perchè troppi hanno negato l'evidenza di una gestione che non ha portato nessun miglioramento nè nelle casse del club nè sotto il profilo tecnico. Per questo motivo è ancora possibile trovare persone incredule di fronte ai motivi della contestazione della Curva Bulgarelli ma c'è da scommettere che nelle prossime settimane saranno in tanti a scendere dal carro di quelli ritenuti a torto i vincitori.

E in tutto questo cosa resta da fare? Non illudersi mai più e non dare mai nulla per scontato. Continuare con ogni briciolo di energia ed onestà intellettuale a indagare le ragioni alla base di qualsiasi scelta ma soprattutto non dimenticare mai che il Bologna è un bene collettivo di una città e di un popolo. Non si tifa mai per gli aumenti di capitale di un presidente, nè per le trovate tattiche di un allenatore e in fin dei conti neanche per le giocate di un attaccante: si perde la gola e la testa ogni domenica solo per quella maglia rossa e blu che mai come oggi avrà bisogno di tutto l'amore ed il supporto della sua gente.