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Bologna all'attacco tra certezze e scommesse

Luca Lollini

La stagione scorsa è stata orrenda, lo sappiamo benissimo e non ce lo scorderemo mai. Un’agonia in ogni reparto, sostanzialmente, ma quella più marcata riguardava senza dubbio il reparto offensivo. Perché a calcio l’obiettivo è segnare, e quando non segni MAI alla lunga te ne accorgi. I numeri li sappiamo, ma meglio scriverli: ventotto gol fatti in trentotto partite, peggior attacco del campionato a mani basse, con il capocannoniere Panagiotis Kone fermo a quota cinque. Sassuolo e Chievo si sono tirate fuori dalla palude della zona retrocessione grazie alle reti di Berardi (16) e Paloschi (13), mentre al Livorno non sono bastati i quindici centri di Paulinho a causa di una difesa fragilissima.

Il Bologna ha sofferto l’astinenza di tutto il suo attacco, provando ogni tipo di combinazione senza tuttavia riuscire mai a trovare la quadratura. Bianchi si è fermato a quota tre, mentre Cristaldo è riuscito ad arrampicarsi a quattro nel finale di stagione. In aggiunta a loro, i due più impiegati, Moscardelli in rete solamente in un’occasione e Acquafresca non pervenuto. Un quadro desolante, che già da solo basterebbe a spiegare le retrocessione. Certo, hanno sofferto anche un gioco tanto carente quanto asfittico, con i palloni che arrivavano con il contagocce e molte volte tutt’altro che precisi, però un attaccante è pagato per segnare e certi e(o)rrori visti sottoporta ci sono costati la permanenza in Serie A.

Di quella pattuglia è rimasto solamente Robert Acquafresca, inserito però in lista partenti: la motivazione è sia tecnica, essendo reduce da tre stagioni (due e mezza per la precisione) deludenti, sia economica, essendo il suo ingaggio una mannaia per le casse societarie. Per rimpolpare l’attacco e renderlo competitivo per una più che onesta stagione in Serie B sono perciò arrivati una serie di uomini, divisi tra certezze e scommesse.

Le certezze, a mio avviso, sono due: Cacia e Troianiello. Daniele Cacia è il bomber che il Bologna ha inseguito per quasi un mese, ingaggiandolo a parametro zero (senza fargli firmare un contratto decennale: allora è legale!) dopo una stagione veronese vissuta all’ombra di Toni in panchina. La stagione precedente, però, la punta calabrese aveva infilato la porta avversaria per ben ventiquattro volte, portando a novantuno (novantadue contando un playout col Piacenza) le reti totali in Serie B. La sua caratteristica peculiare, a detta dello stesso Cacia, è fare gol, indipendentemente dal modulo. Va bene così, no? Gennaro Troianiello è, invece, uno che la Serie B se l’è conquistata a sportellate a ventiquattro anni, quando è approdato al Frosinone: due stagioni di gavetta e poi l’esplosione (11 gol in 39 partite) che gli è valsa il trasferimento al Siena (promozione). Dopo di che Sassuolo (promozione al secondo anno) e una stagione al Palermo (promozione anche qui) vissuta però ai margini della squadra ammazza-campionato della scorsa stagione. In totale 130 presenze nella serie cadetta e 22 marcature, più una grinta messa già in mostra nei primi impegni in rossoblù: bene anche lui.

Le scommesse, invece, sono di più. Luca Giannone potrebbe essere paragonato al Troianiello appena sbarcato in Serie B: stessa età e stessa voglia sbarazzina di fare bene, unita a una tecnica che certamente non manca. Primo assaggio da gennaio a maggio con il Crotone di Drago, cinque presenze da titolare e dieci subentrando, che hanno comunque portato a tre reti. Bologna potrebbe essere sia una rampa di lancio sia una stagione persa per il ragazzo, tuttavia il quattro-tre-tre impostato sinora da Lopez lo favorisce (lo hanno preso apposta per questo). Riccardo Pasi è balzato alle cronache come uno degli affari/plusvalenze che Baraldi mise in piedi con il Parma anni fa, e dopo qualche anno a girovagare è rientrato nella città in cui è nato e cresciuto. Nelle prime due amichevoli ha messo in mostra delle ottime cose, ma quando il livello si è alzato si è un po’ offuscato: difficilissimo pensarlo come uomo titolare, al momento, potrebbe essere utile per cambiare ritmo a gara iniziata. Ruben Bentancourt è l’ultimo arrivato, ed è un ventunenne uruguagio il cui rapporto col calcio italiano è molto acerbo, poiché nato solamente sette mesi fa. L’Atalanta lo ha prelevato dal PSV pagandolo in totale un milione e mezzo di euro, una cifra che il Bologna ad esempio si sogna, e fin dai primi passi il ragazzo è stato paragonato a Cavani. Il potenziale, quindi, pare esserci, tuttavia se lo vedremo esplodere già nel prossimo campionato non ci è dato saperlo, anche perché davanti ha Cacia e la gerarchia attualmente è indiscutibile. Karim Laribi è un giocatore duttile, in grado di muoversi come mezzala ma anche come esterno sinistro offensivo. Cresciuto nell’Inter, dopo un’esperienza al Fulham è passato al Palermo e poi al Sassuolo, squadra che ne detiene ancora il cartellino. Di esperienza di B ne ha messa su poca, anche se lo scorso anno in prestito al Latina è andato vicinissimo alla promozione, contribuendo con tre gol partendo spesso dalla panchina. Per quanto visto finora, è il più vicino a uscire dal cerchio delle scommesse per entrare in quello delle certezze: corsa, inserimento, tecnica e fiuto per il gol, potrebbe abbandonare la metà campo per imporsi in pianta stabile come terzo attaccante.

Due certezze e quattro scommesse, quindi: è questo il quadro attuale del reparto offensivo rossoblù. Troppo sbilanciato verso le seconde per pretendere una macchina letale che ti trascini in Serie A, e in effetti una pedina manca. Servirebbe un giocatore in grado di aggiungere certezza, preferibilmente in grado di muoversi da seconda punta per dare un'opzione ulteriore a Lopez, tuttavia non è detto che arrivi: prima sfoltire e poi, nel caso, immettere, è questo il comandamento attuale della società. E, in effetti, contando che Fusco si sta muovendo a budget zero il fatto che le certezze siano ben due è già grasso che cola.