La sfida di sabato sera è finita come da pronostico, anche se un pensierino alla vittoria l'avevamo fatto tutti. Sarebbe stato magnifico complicare la vita alla Juve, conquistando punti importanti. Anche se da un lato è più facile digerire sconfitte come questa, in quanto è assolutamente normale che il Bologna perda contro una corazzata del genere, rimane l'amaro in bocca perché calciopoli ha tramutato la Juve nel vero “nemico”. Del resto la controparte non fa nulla per rendersi più simpatica e dimostra sempre più di aver definitivamente perduto quel famoso stile, di cui si parlava negli anni 80 ai tempi dell'avvocato Gianni Agnelli. La città di Bologna ha vissuto la partita come fosse un derby, è stata sconfitta sul campo contro i futuri campioni d'Italia, ma ha vinto sugli spalti, accogliendo l'ennesima invasione di tifosi juventini, in modo goliardico ma civile. Fa specie sentire critiche in senso opposto da parte di quel Antonio Conte che fino a qualche mese fa guardava le partite dalla tribuna a seguito di una condanna per omessa denuncia, emessa nei suo confronti dalla giustizia sportiva. Del resto stiamo parlando di un personaggio borioso e pieno di sé, che si è messo in testa "l'idea meravigliosa" di essere il migliore, il più forte di sempre. Sicuramente la Juve ha dimostrato di essere una squadra solida in ogni reparto, ben organizzata ed il suo allenatore in questo ha molti meriti, ma non possiamo paragonare i mezzi a disposizione di una società come quella bianconera (che ha lo stadio di proprietà, diritti televisivi stratosferici e la famiglia Agnelli alle spalle) con le scarse risorse con cui ogni anno la nostra povera società deve fare quadrare i conti. Non c'è competizione dal punto di vista della disponibilità e delle potenzialità, tuttavia sul campo il Bologna si è fatto valere, con lo spirito e con l'intensità che il suo allenatore è riuscito ad infondere alla squadra. E' stato commesso qualche errore, ma non credo si possa rimproverare nulla alla squadra e tantomeno al mister.
La scorsa settimana avevo fatto i complimenti a Pioli, definendolo un “fenomeno” e ne sono ancora convinto, poiché credo abbia portato, per il secondo anno consecutivo, il suo prezioso contributo in termini di gioco e risultati. Detto questo credo che un allenatore debba pensare prima di tutto a raggiungere l'obiettivo prefissato, ma nel contempo è necessario cominciare a costruire per il futuro: penso a Gabbiadini e Naldo che stanno giocando molto di più rispetto a Radakovic, Riverola o Abero. Se ragionassimo proiettandoci al futuro sarebbe importante calcolare le priorità e concedere maggior spazio ai nostri giocatori rispetto a quelli in prestito. Ovviamente il mister deve fare quello che ritiene più giusto per ottenere la salvezza, inserendo la formazione più forte, tuttavia non è detto che scommettere sui nostri giovani porti automaticamente alla sconfitta. Ricordiamo i casi recenti di Taider, che prima di essere schierato come titolare ha impiegato quasi un campionato intero, così come Sorensen, che nella prima parte del torneo, nella rotazione dei centrali di difesa, era ultimo dietro a De Carvalho e Natali. Gli infortuni di Perez prima e De Carvalho e Natali poi hanno costretto Pioli a mettere in campo i due giovanotti, che anziché provocare danni si sono dimostrati due importanti risorse per l'allenatore.
Smaltita la cocente sconfitta con la Juve, il gruppo avrà a disposizione due settimane per ricompattarsi e cercare risultato ad Udine. Il sogno non impossibile è quello di arrivare nella parte sinistra della classifica, ma l'obiettivo primario è quello di fare 5 punti e raggiungere velocemente la soglia psicologica dei 40, per poi affrontare il resto del campionato senza tensioni, concedendo maggiore spazio ai pochi giocatori da valutare messi a disposizione dalla "premiata ditta" Guaraldi-Zanzi.
Ancora 5 punti
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