Quattordici anni fa non ero al Dall'Ara per vedere gli Azzurri sconfiggere 4-0 il Galles, ma ieri non ho potuto perdermi la seconda e rarissima occasione nonostante il valore poco più che simbolico di un'amichevole contro San Marino. Non so dire se a spingermi all'acquisto dei biglietti stata più la curiosità di vedere dal vivo quella maglia che nell'estate del 2006 mi ha regalato una delle notti più belle della mia vita o se invece sia stato il desiderio di rivedere ancora una volta il Dall'Ara prima della lunga astinenza che si concluderà solo a fine agosto. Forse in città sono in tanti ad aver vissuto questo dubbio amletico visto che in fin dei conti chiedere ad un tifoso del Bologna di tifare per avversari di lunga data come lo juventino Buffon sarebbe una pretesa ingenuamente eccessiva. Ieri sera sapevamo tutti bene che l'impatto non sarebbe stato lo stesso delle solite domeniche di campionato: nessun vessillo dei gruppi organizzati, nessuno cartellone dei soliti sponsor a bordo campo, nessun annuncio pronunciato dall'inconfondibile voce di Jorge De Carvalho ma soprattutto nessuna sofferenza per quello che sarebbe successo sul campo. Andare a vedere il Bologna infatti vuol dire ormai da anni sapere di patire le pene dell'inferno per nove mesi rincorrendo una salvezza sempre difficile e sudata non solo dai calciatori sul campo ma anche da tutti i tifosi rossoblù sugli spalti. Entrare invece al Dall'Ara senza quella sensazione di ansia costante è stata un'esperienza insolita amplificata dalla visione di tante bandiere tricolori e maglie azzurre al posto delle solite amate casacche rossoblù. In genere infatti attorno allo stadio siamo abituati a vedere intorno a noi le solite facce magari sconosciute ma sempre avvolte dai colori del Bologna che le rendono in qualche modo familiari. Fortutamente però sono stati in tanti ieri sera a decidere di portare i nostri colori al Dall'Ara con sciarpe, bandiere e maglie di eroi vecchi e nuovi. All'interno poi sono spuntati subito i primi cartelli dedicati ovviamente al già rimpianto capitan Diamanti ma soprattutto a Davide Moscardelli che in pochi mesi è già diventato un vero e proprio idolo per i tifosi di ogni età. Proprio al barbuto attaccante è stato dedicato uno dei primi cori che ha dato voce al pubblico bolognese che ha poi partecipato volentieri anche alle invettive contro l'odiata Juventus rivendicando con orgoglio il possesso dello Stadio Dall'Ara. Gli ospiti più attesi della serata però sono stati i due rossoblù Alessandro Diamanti e Alberto GIlardino che sin dai primi minuti si sono cercati a vicenda provando a trovare la via del gol e mostrando una fame di calcio degna di un ragazzino esordiente. Il bomber di Biella è riuscito nel suo intento proprio sotto la Curva Bulgarelli mentre invece l'attesissimo Alino ha purtroppo dovuto lasciare il campo senza aver gonfiato la rete. Il suo saluto all'intervallo (più sentito di quello nel finale) ha però gonfiato gli occhi di tanti tifosi che hanno visto in quei gesti un possibile addio ad un calciatore in cui Bologna si identifica e di cui si può vantare a testa alta anche al cospetto delle cosiddette grandi del calcio italiano. Le prossime settimane ci diranno la verità sul suo futuro, ma già da oggi per tutti noi inizia il periodo più difficile dell'anno: quello senza calcio al Dall'Ara.
Al Dall'Ara ci si sente sempre a casa
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