Cristaldo che dopo il primo gol aspetta Bianchi e gli si avventa addosso, indicandolo per dire “è suo”.
Perez e ancora il Churry in mutande a fine gara, sporchi d’erba, che si abbracciano sorridenti sotto la tribuna.
La squadra che va a ringraziare gli splendidi tifosi saliti a Torino, ai quali hanno finalmente regalato una gioia: le maglie stavolta meritano di essere prese, eccome.
Abbracciamoci forte
Per me sono queste tre le immagini simbolo della partita, tutte e tre istantanee di una vittoria ottenuta dal gruppo dopo la settimana più sgodevole della storia recente del Bologna. Perso per strada il capitano nonché miglior giocatore della squadra nel modo in cui sappiamo, i ragazzi rimasti avevano davanti due possibilità: sciogliersi e mollare, oppure compattarsi e cogliere un’opportunità nella difficoltà, come aveva detto Ballardini. Hanno scelto la seconda, grazie a Dio. E non penso sia un azzardo dire che parte del merito vada attribuito a quei millecinquecento (millecinquecento!) che sabato mattina si erano presentati a Casteldebole per far sentire la loro vicinanza alla squadra. Il messaggio del “noi ci siamo, voi?” è stato recepito, la risposta si è vista all’Olimpico.
Il Bologna sceso in campo a Torino ha ricordato per lunghi tratti quello che aveva affrontato il Napoli, e che sinora era stato il migliore dall’avvento del nuovo tecnico. Formazione compatta, difesa e centrocampo unite da un invisibile elastico che permetteva loro di muoversi all’unisono. Davanti c’era una delle squadre più in forma del campionato, forte di due attaccanti che pensavo sarebbe stato possibile fermare solamente sparandogli. Invece no, Immobile e soprattutto Cerci sono stati contenuti ottimamente da un grande lavoro di squadra. Sì, vero, il primo ha segnato dopo cinque minuti. Ma poi, a parte una conclusione dalla distanza, non è stato quasi mai pericoloso. Il riccioluto, invece, su azione si è visto solo per quella traversa clamorosa a inizio ripresa, e per il resto si è reso insidioso esclusivamente su calcio piazzato. E non è poco, dal momento che fin qui era stato uno dei cavalli più incontenibili dell’intera Serie A. Gli uomini di Ballardini hanno imbrigliato la manovra granata piazzandosi regolarmente sulle linee di passaggio avversarie, impedendo quindi quella rapidità di movimento che sarebbe stata letale. È innegabile che una grossa mano al Bologna l’abbia data il cosiddetto “fattore C”: un elemento che quest’anno raramente era stato dalla parte dei rossoblù ma che, se vogliamo stare al proverbio, altrettanto raramente i nostri si erano meritati.
Ha vinto il gruppo, ma nel gruppo qualcuno si è distinto più di altri. Cristaldo, ad esempio, che oltre ai due gol si è sbattuto tantissimo anche in fase di copertura. Lazaros (Lazaros!), spina nel fianco della mediana del Torino. Curci, sceso in campo in piena versione Due Facce: il portiere dalla presa scappadizza e il numero uno che le piglia tutte. E poi Perez, il nuovo capitano, gladiatorio come e più del solito.
Insomma se quello contro l’Udinese era stato un passo indietro, ieri ne sono stati fatti due avanti. Nessuna delle altre concorrenti per la salvezza ha vinto, e adesso il Bologna è addirittura quattro punti sopra la terzultima. Dopo la partita di sabato scorso ero stato molto pessimista per il futuro, e certo non basta questo successo per diradare le nubi che aleggiano su di noi. Ma se questo è lo spirito con cui si affronteranno tutte le partite, beh, forse non saremo travolti dall’uragano. Forse.
P.S. Attenzione però, perché il mercato in Kyrgyzstan apre domani: se qui si presenta qualcuno con tre milioni per Perez, a quel punto che vuoi farci?
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