L'ex cestista Davide Bonora è un prodotto delle giovanili bianconere e in Virtus ha giocato e vinto tanto, soprattutto il grande slam del 2001 e la Coppa Italia del 2002. Oggi Bonora vive a Roma, e dopo un’esperienza come team manager nella capitale sta preparando il suo futuro da procuratore. Ieri il Resto del Carlino l’ha intervistato: "Giocare a Bologna forse è facile, affermarsi è più dura. Il soprannome Pando? Tutti pensano che sia legato al mio passaggio a Verona. In realtà tutto accadde nel settore giovanile bianconero dove c'erano Andrea Giustini, Luca Dondi e soprattutto Fabio Ponzellini. Ero cicciotto, divenni Pandorino, poi Pandoro einfine Pando. Mi misi in luce a un trofeo Seragnoli? Mi vede la Virtus, della quale ero tifoso, mi prende. Bologna è speciale. A scuola, in qualsiasi ambiente, tutto trasuda basket. Poi c'è il derby. Magari emergere è difficile. Ho dovuto andare altrove per emergere? Come dar torto alla Virtus? C'era il monumento Brunamonti e c'era Coldebella. Avevano già preso Abbio. Non c'era spazio e Verona, con Marcelletti in panchina, fu la mia fortuna. Nell 1999, dopo i successi a Treviso, il quasi-passaggio in Fortitudo? Avevo un bel rapporto, anche in Nazionale, con Carlton Myers. Mi voleva in Fortitudo. Andai anche a casa Seragnoli, per parlare di un eventuale passaggio. Non se ne fa nulla e nel 2000 torno in Virtus? Il primo anno mi faccio male subito. Avevo già avuto qualche problema con il ginocchio. A Bologna, a casa mia, si rompe. Sotto certi punti di vista, la mia fortuna. L'intervento perfetto del dottor Lelli, la rieducazione con il professor Grandi. Stavo finalmente bene. Anche se rischiai di andare via? Le premesse per andar via c'erano tutte. C'erano tanti esterni, gli spazi si erano ridotti. Disputai una buona Supercoppa. Madrigali fu molto affettuoso, rimasi. L'addio di Danilovic e la squalifica di Hugo mi aprirono alcune porte. Ero diventato uno specialista. Ma uno specialista che conquistò il Grande Slam. Sonotuttora orgoglioso di quello che ho fatto. E tra i ricordi più belli c'è il derby con laFortitudo. Quello di Eurolega al PalaDozza. Eravamo sotto di venti. Entrai, rimontammopunto dopo punto. Conquistammo la finale con il Tau. Il più grande di tutti? Lo straniero che ricordo con maggiore affetto è Henry Williams. Ma il più grande di tutti resta Manu Ginobili anche se mi resta il rimpianto di non aver goduto del miglior Danilovic bianconero. L'avversario più duro? Nessun dubbio, David Rivers. Mi metteva in difficoltà sia inattacco sia in difesa. Forte fisicamente, grande personalità. Mi faceva ammattire anche Djordjevic. Però Sale in difesa era più morbido. Magari mi faceva trenta punti in faccia, ma io gli rispondevo con le stesse armi. Non ho dimenticato il settore giovanile bianconero? Lì ci sono sempre due fenomeni. Si chiamano Giordano Consolini e Marco Sanguettoli, davvero bravi. Adesso come presidente c'è Villalta. Ho sempre ammirato e adorato Renato come giocatore. Sono convinto sia la persona giusta per tornare in auge. Ma attenzione a non dimenticare Sabatini: spesso viene criticato come, a Roma, viene criticato Lotito. Ma senza i due Claudio. Sabatini e Lotito, oggi non avremmo né la Virtus né la Lazio. Mettiamocelo bene in testa".
Virtus, Bonora: "Ho giocato con tanti campioni e ho vinto il Grande Slam"
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