Tutto Bologna Web Basket ESCLUSIVA TBW - Bianchini: "Virtus ammirevole per aver promosso il vivaio, ma..."

ESCLUSIVA TBW - Bianchini: "Virtus ammirevole per aver promosso il vivaio, ma..."

Redazione TuttoBolognaWeb

Abbiamo intervistato Valerio Bianchini, che a Bologna è stato allenatore sia della Virtus che della Fortitudo. Ci ha parlato delle sue esperienze bolognesi, ma anche della situazione del basket italiano.

Una valutazione sul campionato della Virtus? "Sono stati ammirevoli, perchè hanno avuto il coraggio di promuovere il proprio vivaio che ha dato eccellenti giocatori a tutta Italia: forse è l'ultimo baluardo della produzione di giocatori italiani. In Virtus c'è uno staff splendido e giustamente, con l'arrivo di Villalta, si è scelto di investire sui giovani, dentro un sistema che purtroppo non premia questo tipo di iniziative. Il sistema è della peggior globalizzazione che si possa immaginare: abbiamo sostituito al basket italiano che è stato glorioso e leader in Europa per tanti anni, un ibrido che non si capisce cosa sia, con giocatori stranieri mediocri, emarginando gli italiani e punendo i nostri prodotti eccellenti come quelli della Virtus. C'è da dire che purtroppo il massimo campionato italiano non è quello ideale per far maturare i giovani, o meglio, può succedere che in una squadra uno o due giovani trovino spazio, ma se in una squadra il numero dei giovani è consistente, c'è il rischio di avere influenze negative sui risultati e questo è quanto è successo alla Virtus quest'anno. Non si devono scoraggiare, perchè hanno il materiale, il metodo e il know how per far crescere i giocatori".

Di cosa avrebbe bisogno il basket oggi? "Il basket avrebbe bisogno del coraggio di una riforma forte che divida il professionismo dal dilettantismo, il quale abbia la funzione primaria di formare i giocatori, mentre c'è una confusione tremenda. Il problema delle squadre di Serie A, è che hanno sempre avuto dei mecenati, classico esempio la Fortitudo che finchè c'è stato Seragnoli ha vissuto il suo momento d'oro, ma poi quando è sparito è sparita anche la Fortitudo. Con i mecenati non si va lontano, va bene che vengano, se ci sono, ma con una crisi economica come questa i mecenati spariscono. Le società devono imparare a produrre qualcosa, in termini di pubblico, di marketing, di sponsorizzazioni attive. Il problema è sotto la serie A dove ci sono squadre che fanno campionati che 'scimmiottano' la massima serie e non hanno nessun senso. Si dovrebbero separare i campionati di formazione, dove bisogna avere un limite di età, dove bisogna far giocare gli italiani, dove è inutile far giocare gli stranieri: tutte questo, invece, è stato peggiorato con l'ultima riforma. Inoltre, si dovrebbero fare dei campionati per far giocare gli amatori, in cui nessuno si sogna di pagare ex giocatori di Serie A, per farli giocare in serie C o serie D".

Ricordi delle sue esperienze alla Fortitudo? "Della Fortitudo ricordo con piacere e dispiacere quell'annata: prima di tutto il piacere di vivere a Bologna che è una città meravigliosa. Ho allenato la Fortitudo nel momento del suo splendore economico. Ricordo che abbiamo fatto una finale scudetto, dopo che arrivai a sostituire Scariolo. L'anno dopo facemmo una buona squadra che fuonzionava bene, tanto che a Febbraio vincemmo il primo trofeo nella storia della Fortitudo, cioè la Coppa Italia, battendo Virtus e Benetton. Poi l'allora proprietario mi licenziò, io ero convinto che avremmo vinto lo scudetto ma questo intervento poco opportuno ha impedito alla Fortitudo di vincerlo, ma lo sport è così".

E sulla Virtus? "Stenderei un velo pietoso, commisi io l'errore di andare a sostituire Tanjevic, grande allenatore, in un anno in cui ci furono molti problemi con la squadra e la società".

Lei alla Fortitudo ha allenato Galanda che si è da poco ritirato, se dovesse descriverlo con un aggettivo come lo definirebbe? "Direi che è stato il primo 4 moderno, cioè un giocatore che usciva dall'arco e segnava da tre, aprendo lo spazio. Era molto pericoloso, nonchè un giocatore di grande temperamento, infatti ha fatto una grande carriera".

Se dovesse assegnare il premio "allenatore dell'anno" a chi lo darebbe in Serie A? "Sicuramente a Marco Crespi, per due ragioni: la prima è che la sua squadra gioca una buonissima pallacanestro, secondo perchè il compito dell'allenatore è anche quello di dare un'anima ai giocatori, cioè agire dal punto di vista psicologico e lui è stato perfetto in questo in un anno di grande difficoltà".