Strana stagione quella biancoceleste: nata nell’indifferenza, cresciuta tra sogni di gloria e conclusa quasi nell’anonimato. Il tecnico Petkovic nella prima parte della stagione ha sorpreso anche tanti addetti ai lavori trovando subito la quadratura del cerchio e creando un sistema di gioco intelligente ed equilibrato in grado sia di difendere con attenzione che di attaccare con pericolosità. L’infortunio di Klose ha però aperto una spirale negativa che rischia di compromettere gravemente anche il giudizio complessivo sul suo operato. L’assenza del tedesco nei mesi di febbraio e marzo è stata un macigno sulle ambizioni di una Lazio che fino a quel momento stava volando sia in Italia che in Europa ma che ha dimostrato ancora una volta quanto contino anche le riserve nella costruzione di una buona rosa. Floccari e Kozak hanno fatto del loro meglio, ma non sono campioni del livello di Klose, uomo che ha sempre garantito non solo gol ma anche giocate utili per tutta la squadra e una leadership assoluta anche a livello psicologico. Perché alle spalle dell’ariete tedesco Petkovic ha studiato un centrocampo molto interessante che prevede grande dinamismo da parte degli interni che alternano contenimento e proposizione ma soprattutto notevole imprevedibilità da parte degli esterni che spesso si scambiano di posizione senza dare punti di riferimento agli avversari. Se il faro della mediana è sicuramente Hernanes, non bisogna dimenticare la grande stagione di Candreva impiegato prevalentemente come esterno destro, del polivalente Gonzalez che ha ricoperto praticamente tutti i ruoli del centrocampo e soprattutto il ruolo fondamentale di Ledesma che agisce da regista arretrato subito davanti alla difesa. La retroguardia infatti è sicuramente il reparto più debole dei biancocelesti che puntano tutto sulla fisicità dei centrali Biava e Dias adattando Radu sulla sinistra e puntando ancora sul mai del tutto esploso Konko a destra. Petkovic quindi ha scelto di posizionare un uomo pochi metri davanti alla retroguardia per aiutare la ripartenza e dare un’immediata fonte di gioco ai suoi difensori nel momento esatto del recupero. La Lazio quest’anno tende a gestire spesso la partita tenendo per lunghi tratti il possesso del pallone per imporre il proprio ritmo e sfruttando la grande mole di lavoro fatta dal centrocampo per concludere spesso a rete. In questo modo Petkovic cerca anche di nascondere o almeno minimizzare le lacune di una retroguardia che può andare facilmente in difficoltà sulle ripartenze rapide non lasciando scampo al pur eccellente Marchetti.
Scheda tattica: la Lazio di Petkovic
© RIPRODUZIONE RISERVATA