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Il posto del Bologna nel futuro

Enrico Brizzi

di Enrico Brizzi

Redazione TuttoBolognaWeb

INTRODUZIONE

"La redazione di TuttoBolognaWeb è lieta di poter offrire ai propri lettori questo articolo esclusivo redatto dallo scrittore bolognese Enrico Brizzi.

"Brizzi, durante la sua carriera, oltre ad i celebri romanzi come "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", "Bastogne", "Il matrimonio di mio fratello", raccolte di testi brevi, graphic novel, saggi, guide e biografie, ha firmato tre volumi sulla storia del calcio in Italia per Laterza.

"Nei primi giorni d'aprile uscirà il suo nuovo romanzo "La primavera perfetta" edito da HarperCollins.

"IL POSTO DEL BOLOGNA NEL FUTURO

"di Enrico Brizzi

"Dopo un anno di “calcio da laboratorio”, con il calendario appeso ai verdetti dei tamponi e senza tifosi sugli spalti, ci troviamo di fronte a uno scenario che appena dodici mesi fa era impossibile da prevedere.

Il calcio sta cambiando pelle, e per meglio leggere i destini del Bologna, che tutti ci auspichiamo di rivedere in corsa per l’Europa, è interessante allargare la visuale all’Europa stessa prima ancora di concentrarci sulle prospettive rossoblù.

Dal punto di vista prettamente sportivo, la novità più vistosa a livello continentale è la rottura di equilibri consolidati che sembravano destinati a perpetuarsi per molte stagioni.

In Italia, dopo nove anni consecutivi di dominazione bianconera, Inter e Milan sembrano decise a giocarsi lo Scudetto, e la corsa alla zona Champions comprende almeno sette squadre; in Premier Leagur la fuga del Manchester City e la simmetrica crisi del Liverpool, che l’anno scorso sembrava onnipotente, rende altrettanto aperta la competizione per i gradini nobili della classifica, con un Leicester ormai stabilmente fra le prime forze del torneo e la sorpresa del West Ham che passa dalla zona salvezza a quella podio.

Anche nella Liga iberica, l’Atletico Madrid - unica squadra dell’ultimo quindicennio capace di rompere il dualismo Barça-Real - sembra deciso a giocare fino in fondo le sue carte

Nella Bundesliga, la lunga dominazione del Bayern, paragonabile a quella juventina in Italia, sembra insidiata da una squadra di nuova generazione (senza girarci attorno, la possiamo dare per creata in vitro) come la Red Bull Lipsia, che in quattro tornei nella massima serie è salita sul podio tre volte e al momento bracca i Bavaresi capolista con due sole lunghezze di distacco; anche in Francia, la prima forza dell’ultimo decennio, il Paris Saint Germain - forte di sette titoli in otto stagioni, compresa l’ultima, interrotta anticipatamente - vede il proprio strapotere messo in crisi dagli esplosivi “Mastini” del Lille, al momento in testa alla classifica.

Lo spettacolo di una competizione aperta alla quale stiamo assistendo in Serie A, dunque, rispecchia una situazione generale confermata da tutti i campionati maggiori del Vecchio Mondo: sociologi ed economisti ci spiegheranno come mai, sta di fatto che paradossalmente i primi tornei giocati fin dalla prima giornata a porte chiuse si stanno dimostrando i più interessanti da molto tempo a questa parte.

Il Dall’Ara sigillato ha impedito ai tifosi di assistere alla bella vittoria contro la Lazio, tre punti arrivati nella maniera più bella, con un ribaltone delle sorti che passa da un rigore neutralizzato alla rete del vantaggio di Mbayé, a secco da tempo immemorabile, e conosce il suo coronamento con il gol che sigilla la partita firmato nella maniera più spettacolare da un giocatore come Sansone, che tanti davano frettolosamente per inutile alla causa.

Gli umori dei tifosi, si sa, sono mutevolissimi: dai musi lunghi visti dopo la sconfitta col Genoa beffardamente sancita da Mattia Destro ai sorrisi di oggi sembra trascorsa un’intera epoca; in mezzo abbiamo avuto le incomprensioni fra la Curva e la dirigenza per le famose battutine sul pullman, e una polarizzazione delle opinioni dei “tecnici da tastiera”, mai così spaccati fra oltranzisti dell’ottimismo e “mai goduti”.

Ci sta, viste le circostanze, che ci sentiamo tutti un po’ nervosi, ma ora che la colonna sinistra della classifica sembra davvero a portata, il valore della squadra può essere soppesato in maniera più equilibrata: fra l’obiettivo minimo della salvezza senza patemi d’animo e il “sacro Graal” dei 50 punti, evocato dalla dirigenza all’inizio di ogni stagione, probabilmente il Bologna è destinato ancora una volta a imboccare l’ampia via di mezzo.

Le vecchie “sette sorelle” hanno perso la Fiorentina e ammesso nel club l’Atalanta; subito dietro, realtà come Sassuolo e Verona sembrano al momento irraggiungibili, dunque l’obiettivo reale sta proprio in quel decimo posto agganciato dal primo Bologna di Sinisa Mihajlovic con la prodigiosa rincorsa del girone di ritorno 2018-19, fin qui il miglior risultato dell’era Joey Saputo.

Per puntare l’Europa serve qualcosa in più, ma resta il fatto che il pessimismo di tanti - momentaneamente ammutoliti dalla gioia per l’ultima vittoria - appare ingiustificato: nell’ultimo quinquennio il Bologna è in crescita, dopo i tre anni di Donadoni chiusi fra il quattordicesimo e il quindicesimo posto si è passati al decimo (con 44 punti) e al dodicesimo (con 47, record dei tempi recenti).

Gli asset extrasportivi ai quali non rinunciare sono il bacino dei tifosi - questo sì da colonna sinistra della classifica - il rinnovamento dello stadio e, in un calcio sempre più integrato con il marketing, il bel rapporto con Macron, fornitore tecnico che qui diamo per scontato ma che sta facendo passi da gigante a livello mondiale, tanto come quote di mercato quanto dal punto di vista dell’apprezzamento stilistico.

Dove si può migliorare, a nostro avviso, è nella comunicazione; siamo cento anni avanti rispetto al provincialismo di qualche stagione fa, ma il brand Bologna è talmente forte che può essere sfruttato meglio; in questo senso, sarebbe sensato disegnare un progetto sul medio periodo, e affidarlo a qualche guru della pubblicità con la missione di consolidare il marchio e conquistare ulteriore visibilità a livello nazionale ed europeo.

Tornando al campo, la politica dei giovani e il 4-2-3-1 di Sinisa, oggettivamente parlando, stanno dando i loro risultati, risultati che resteranno legati nel ricordo non solo all’apparizione di tanti ragazzi ancora sconosciuti, ma anche all’inossidabile vigore di Palacio e alla resurrezione sportiva - una storia tipicamente bolognese - di professionisti frettolosamente dati per smarriti.

Le novità più recenti sono una difesa finalmente registrata, con Skorupsky in grado di mantenere la porta inviolata, Tomiyasu proiettato verso una dimensione di eccellenza e la bella sorpresa di Soumaoro, il ragazzo della banlieue parigina che non fa rimpiangere il prezioso apporto fornito un paio di stagioni fa da Lyanco; Nico Dominguez e Svanberg (rispettivamente un ’98 e un ’99) stanno maturando dal punto di vista della malizia e sembrano avere i numeri per giocarsela alla grande in Serie A; in avanti Musa Barrow (’98), al netto della rotazione di ruoli cui è sottoposto, è ormai una certezza, senza dimenticare la crescita degli altri giovani, gli investimenti in chiave futura come Urbański e i bei segnali in arrivo dalla Primavera.

Dove saremmo con le sgroppate di un Dijks meno delicato, un Orsolini più continuo, un Soriano perennemente al top e un Sansone capace di incidere come lo è stato contro la Lazio? Siamo nel campo delle fantasie, ma va dato atto al Mister di avere creato un gruppo ricco di alternative.

Certo, manca una punta di peso, un centravanti esperto e forte fisicamente, il caro vecchio numero 9 da 15 reti a stagione che fa gola a tutti i giocatori di Fantacalcio, ma a nostro avviso è stato meglio rinunciare a scommesse azzardate. Arnautovic, forte della sua fama, è un cavallo pazzo, e dall’Ucraina si è cincischiato fin troppo per far pensare a un vero affare.

Per il momento, godiamoci questo finale di campionato con il decimo posto nel mirino, al resto penseremo in estate.

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