Come cambia il Torino: da Mihajlovic a Mazzarri

Come cambia il Torino: da Mihajlovic a Mazzarri

I granata cambiano allenatore passando da Mihajlovic a Mazzarri: cerchiamo di capire come si schiererà in campo il Torino guidato dall’ex tecnico del Watford, che farà il suo esordio nella partita di sabato proprio contro i rossoblù

di Tommaso Ferrarello

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

MIHAJLOVIC

L’esonero di questa mattina del tecnico serbo Sinisa Mihajlovic cambia totalmente le possibili strategie tattiche del Torino, prossimo avversario del Bologna.
I granata occupano la decima posizione della classifica di Serie A con 25 punti, uno score che non ha convinto la dirigenza di Urbano Cairo, partita ad inizio campionato con ben altri obiettivi. In casa il rendimento è stato molto altalenante con solo 11 punti e tante prestazioni poco convincenti, mentre in trasferta il Toro ha giocato con più scioltezza guadagnando 14 punti. Questi dati denotano una maggiore difficoltà, da parte del Torino, di portare a casa i 3 punti all’interno delle mura amiche. Su tutte non convince la fase difensiva, molte volte poco organizzata. In 15 delle 19 gare giocate fino ad ora, i granata hanno subito almeno un gol, con un totale di 27 reti subite.

Il tecnico serbo ha sempre impostato la sua squadra con un 4-3-3: fondamentali i giocatori offensivi esterni che devono avere qualità tecniche e abilità nell’1 vs 1 per portare superiorità numerica. Il possesso palla parte sempre dai centrali difensivi, specialmente da N’koulou, molto bravo in impostazione e nella gestione del pallone. Successivamente si cerca il vertice basso del centrocampo a 3, solitamente Valdifiori, calciatore con buonissima attitudine di regia, che apre il gioco verso le fasce e sui terzini. Quest’ultimi giocano sempre molto alti e cercano continuamente la sovrapposizione, mettendo in risalto buone doti atletiche, e dando un importante contributo offensivo anche agli esterni d’attacco. Importantissimo il lavoro che svolge l’attaccante centrale, solitamente ruolo riservato ad Andrea Belotti, che ha il compito di accorciare, staccandosi dalla linea difensiva avversaria per smistare il pallone. Questo tipo di movimento va a creare spazi preziosi per la sua squadra.

In questo 4-3-3 di Mihajlovic hanno particolare libertà i due esterni offensivi: da una parte Iago Falque, e dall’altra Ljajic o lo spagnolo Berenguer. Ljajic ha anche compiti di regia, in virtù della sua attitudine nella gestione del pallone, infatti, nei momenti in cui il Torino è in difficoltà nel mantenere la sfera, il serbo si abbassa sulla linea dei centrocampisti per ricevere e dare il via alla manovra offensiva granata. Quando invece gioca il più giovane Berenguer si cerca di più la profondità e il campo aperto, per mettere in risalto le qualità dello spagnolo. Iago Falque nella corsia opposta ha qualità atletiche e tecniche che gli consentono di creare superiorità numerica e di poter puntare il diretto avversario. Infine le due mezzali del centrocampo a 3 sono spesso dotate di atletismo, tanta corsa e resistenza.

In fase di non possesso il Torino si basa su pochi principi tattici, alternando momenti di pressing, ad altri momenti di atteggiamento più attendista. Un principio costante che si può notare è la pressione continua portata dal terzino sull’avversario di riferimento allo scopo di avere un conseguente accompagnamento generale da parte dei compagni per creare densità in zona pallone. Con l’abbassamento di Ljajic e Iago Falque sulla linea dei centrocampisti i granata si dispongono con un 4-5-1, e solo l’attaccante centrale (Belotti o Niang) rimane sopra la linea della palla come unico riferimento offensivo. Generalmente la fase di non possesso effettuata da Mihajlovic può essere riscontrata come il punto debole del Torino, infatti errori di comunicazione uniti a disattenzioni individuali creano diverse opportunità da gol agli avversari.

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