Bologna, hai dato tutto, ma non sei al massimo potenziale

Bologna, hai dato tutto, ma non sei al massimo potenziale

Rossoblù sconfitti dalla Spal, Inzaghi sottolinea gli errori ma anche l’atteggiamento della squadra: aver dato tutto non significa essere al 100%

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

I ragazzi hanno dato tutto, ma questa era una partita in cui chi segnava prima vinceva‘, parole di Pippo Inzaghi al termine della sconfitta contro la Spal all’esordio in campionato.

Immediatamente aperti i dibattiti sulla poca qualità della squadra, del poco gioco espresso, della difficoltà a palesarsi dalle parti della porta, infine la paura latente relativa a quella frase di Inzaghi riportata sopra. Se il Bologna ha dato tutto e ha perso contro una diretta concorrente allora c’è da preoccuparsi. C’è, però, la sottile differenza tra dare tutto in campo ed essere al massimo del potenziale espresso: si può sputare sangue, spremere fino all’ultima goccia di sudore, ma non avere ancora in dote il 100%. Tradotto, significa che la squadra si è spremuta e ha lottato al massimo delle forze col potenziale che possiede ora, probabilmente diverso rispetto a quello che avrà tra qualche mese. Un Bologna che dà tutto ma che si ritrova al 65-70% del potenziale è ben diverso da un Bologna che dà tutto al 100% del potenziale. Ma il Bfc ha ancora nel serbatoio margini di miglioramento?

Sì è la prima razionale risposta che può venire in mente. Sono 36 giorni di lavoro con il nuovo allenatore, il nuovo modulo e i nuovi giocatori, tanti di questi arrivati a fine luglio per via delle Nazionali. La prima partita contro la Spal, un avversario rodato su uno schema ben preciso, ha palesato la gioventù progettuale del Bologna nonostante tutto fosse indirizzato verso lo zero a zero. E’ apparso evidente come gli spallini sapessero bene, o meglio del Bfc, come muoversi nel loro vestito tattico, dall’altro lato il Bologna è riuscito a rendere più solida la difesa – pochi rischi corsi – ma non a fluidificare la manovra offensiva, ancora offuscata da meccanismi tutti da trovare. Non è ancora naturale il possesso palla del Bologna nel 3-5-2, lo era decisamente di più quello della Spal. Oltre a tutto questo alcuni senatori, coloro che dovrebbero trascinare il gruppo, hanno steccato la prima, complicando di molto il debutto casalingo. In seconda battuta, ci sono le riserve. Il Bologna ha Destro quarta scelta davanti, Orsolini una alternativa tra mezzala e seconda punta, Donsah – infortunato – e Svanberg, riserve in mediana, Mbaye in difesa: Inzaghi può valutare e ruotare gli uomini sulla base delle prime indicazioni nelle partite vere trovando comunque rincalzi adeguati. Ecco perché c’è margine di miglioramento: la squadra deve rodarsi, qualche giocatore importante rientrare, Inzaghi calibrare mosse e strategie per valorizzare ciò che ha e, aspetto non secondario, anche la condizione fisica può solo incrementare. I rossoblù hanno dato tutto e hanno perso: sarebbe un problema se lo avessero fatto al massimo della forma e al massimo della loro espressione calcistica. C’è ancora modo e tempo per dimostrare che il primo match è stato un passo falso, scoria da troppe sconfitte, 90 minuti acerbi di una stagione tutta da vivere.

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  1. adelmoparis - 1 anno fa

    Nonostante un’enorme capacità di calcolo, un computer non può capire l’ironia, un falso non falso, un uno non uno, perchè non esiste algoritmo che tenga. La matematica non rende onnisciente.
    Sono stati pubblicati ampi dati percentuali sulla scarsità di precisione dei passaggi del Bologna nella partita contro la Spal.
    Brutta partita come sono stati brutti gli ultimi mondiali visti, in cui ci si è rifugiati troppo spesso nell’apicalità tecnica, il Verdi di turno, il colpo spettacolare e la punizione nel sette, ma il calcio non nasce così e, se da un lato, la difesa richiede un cosmico equilibrio, dall’altro, l’attacco si alimenta con l’armonia del caos, per ottenere quest’ultimo esiste la capacità del singolo oppure un gioco di squadra.
    Il dribbling, la finta ed il tiro della domenica sono del singolo, il gioco è della squadra, uno non preclude l’altro, ma si può essere propensi a rovinare l’equilibrio avversario nell’uno o nell’altro modo.
    Il caos è imprevedibile per ruolo e sottende a un certo numero d’errori, reso armonico, come in un’opera di Pollock, riesce a creare l’inaspettata bellezza, nel costruirla ci vuole tempo e pazienza.
    Non è facile comprendere Pollock, e il concetto potrebbe essere difficile da far capire a un calciatore, ma bisogna tentare di farlo.
    Sono abbastanza vecchio da permettermi d’aver visto Boskov, ascoltato Eriksson ed ammirato personaggi del calibro di Lobanovsky e Wenger.
    https://www.youtube.com/watch?v=V3HianGEM0o
    https://www.youtube.com/watch?v=9WLZrT-GHPQ
    Ma non senza fatica
    https://www.youtube.com/watch?v=DyS6VwEd-jg
    https://youtu.be/qBGfsbiT35U?t=398
    https://youtu.be/3HRx29yCkts?t=824
    e via di seguito…

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