Minoranza ‘saputiana’

Minoranza ‘saputiana’

Il gradimento verso Joey Saputo non è di certo ai massimi livelli statistici

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Da giorni penso di trasformarmi in sondaggista e sottoporre una semplice domanda: in quanti sono rimasti a sostenere questa proprietà?

Dal carico di consensi vicino al 90/95% con la promozione e la cavalcata del primo anno di Serie A, culminata con un sontuoso Bologna-Juve 0-0, l’appeal di Saputo è probabilmente crollato ai minimi termini in questo periodo. Il suo peggior avvio di campionato pone l’ambiente e la piazza in una forte posizione di critica, anche se per alcuni, inspiegabilmente, vale ancora il contrario. Resta il fatto che sostenere ancora l’esistenza di una contraerea ‘saputiana’ armata e spianata appare del tutto fuori dal contesto. Basta entrare in un bar, leggere un giornale o un social, e troverete una schiera di critici: la vera maggioranza esistente.

Quello che stride è pensare che esista ancora un muro difensivo imperforabile a difesa di Casteldebole: al massimo può esserci una critica meno netta e dura. In questo periodo avere posizioni più equilibrate verso il club – non acritiche, perché altrimenti saremmo membri di una setta – equivale a fissarsi in una netta minoranza, vale a dire lasciare il pieno consenso a tutti gli altri, una truppa che ormai naviga in automatico forte dei risultati deludenti della squadra. E’ dura anche solo sostenere che almeno dal punto di vista delle strutture e dei bilanci il Bologna abbia fatto grandi passi avanti: in automatico si diventa filosocietari con le fette di prosciutto davanti agli occhi. Insomma, Bologna non è più un paese di ‘saputiani’. Da maggioranza a minoranza conclamata nel giro di quattro anni.

Poi ci sono i media, che si dividono, come sempre, sulle proprie posizioni alimentando un dibattito tra favorevoli e contrari che ha già un vincitore in partenza (e non sono i favorevoli). Criticare il Bologna, il management, il presidente, i zugadur ormai è abbastanza semplice, perché sono i risultati e le sconfitte ad annientare qualunque difesa possibile (e la colpa non è certo dei giornalisti). In realtà, è difficile trovare qualcuno soddisfatto del rendimento del Bologna sul campo, un aspetto più o meno da tutti criticato negli ultimi due anni. Di conseguenza, è quasi impossibile sostenere l’esistenza dei devoti saputiani quando semplicemente esistono i critici feroci e i critici equilibrati. Il significato dell’ultima categoria? Annotare e illustrare quello che eventualmente non va senza però cestinare tutto ciò che è stato fatto. Soprattutto, provare a guardare il presente consapevoli della realtà che stiamo vivendo, ovvero una situazione in cui la squadra, per salvarsi, ha bisogno di tutto l’appoggio possibile. E se il Bologna è ancora in A qualcosa di buono ci sarà pur stato…In conclusione, la minoranza ‘saputiana’ rimasta non è altro che una fetta di pubblico che concede ancora credito al chairman trovando uno spunto critico che non sia il solito ‘Saputo plumone‘. Non sbraitare e non urlare ai quattro venti gli scarsi investimenti del presidente non significa sostenere che va tutto bene. Incazzata, perplessa, forse spaesata, ma ancora speranzosa e costruttiva: ecco la minoranza saputiana.

 

 

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  1. RossaRossoBlù - 8 mesi fa

    Sembrano tutti assolutamente sicuri del fatto che con un’altra proprietà le cose andrebbero molto diversamente, io invece non lo credo affatto e spero che un giorno Saputo non ceda al primo che passa stancandosi delle continue critiche…in fondo chi glielo fa fare di spendere dei soldi per prendersi del “plumone”? La piazza dovrebbe ricordarsi che l’ultimo scudetto vinto dal Bologna è stato quando tanti tifosi erano piccolissimi o addirittura lontani dal nascere, a parte qualche sporadico ed effimero exploit il nostro obiettivo è da decenni la salvezza (O la promozione, quando si retrocede in B), quindi abbiamo davvero pochi motivi per avere la puzza sotto il naso.

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  2. gging - 8 mesi fa

    Sono perfettamente d’accordo . L’unico errore è stato quello di aver accumulato un ritardo sul progetto e secondo me questo è dovuto anche ai tempi rivelatisi lunghissimi del progetto stadio che purtroppo non si è ancora risolto . Ma adesso fino a quando resterà Saputo abbiamo delle garanzie di fondo che forse il Bologna dei tempi moderni non ha mai avuto .

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  3. adelmoparis - 8 mesi fa

    Anche il povero Dall’Ara ebbe da fare, a suo tempo, con il dissenso di tifoseria e stampa, è successo con Gazzoni che è fallito per il Bologna, regalandoci tutto quello che poteva regalare, mi può mai meravigliare che lo stesso accada a Saputo?
    Il paradosso è che nell’autunno 2010, pieni di fumo negli occhi, sui forum imperava ancora l’hashtag “iostoconporcedda”!
    A essere sinceri sono nato dopo l’ultimo scudetto e quel periodo lo ho vissuto solo come riportato, mentre il restante lo ricordo bene e ricordo che lo stesso Guaraldi ha avuto un pingue numero di sostenitori che si è autoalimentato fino all’alba del fallimento. Giornalisti e tifosi.
    Il dissenso esagerato che si è creato ora è frutto di almeno quattro fenomeni che possono, o meno, essere interconnessi:
    1 – La corta memoria del tifoso e del giornalista, che non ricorda da dove veniamo
    2 – Il non raggiungimento di obiettivi che la Società al momento del suo insediamento avrebbe fatto intendere, l’aspettativa
    3 – L’ostinazione nel voler riaffermare quelle che sono state le proprie impressioni e prese di posizione
    4 – Il cupio dissolvi
    Da almeno la seconda metà degli anni ’70 la posizione di classifica del Bologna è stata più o meno la stessa, lottiamo sempre lì, dagli anni in cui Cesarino veniva chiamato al capezzale di un Bologna sul baratro. Tanto è vero che le rare occasioni in cui abbiamo fatto qualcosa di più ce le ricordiamo tutti come facessero parte di un mito.
    In quest’ottica l’arrivo di un facoltoso imprenditore con chiare idee di investimenti, che ad oggi sono stati effettuati, non poteva che solleticare la fantasia prima ancora che la pazienza e la ragione, e, se prima, ci andava bene rimanere dove oggi ancora siamo, adesso non ci aggrada per nulla, dimenticando che se prima, con presidenze precedenti, il rischio era di retrocedere e fallire, al massimo, ora, si può finire in serie B con il serio presupposto di risalire immediatamente perché, ed anche qui si dimenticano i cospicui investimenti che, soprattutto quest’anno, sono stati fatti nel settore giovanile, la loro progettualità ha un carattere a lungo termine. A questo devo pensare, e per questo un ritardo sul progetto di due o tre anni non cambia nulla. Affermandolo non voglio dire che non siano stati fatti errori, ma certamente non sono errori dettati da dolo. I soldi investiti sono lì a dimostrarlo.
    Tuttavia c’è ancora gente che rimpiange la nebbia negli occhi di cui sopra, in linea con un presidente da Borgorosso di fronte alla sua folla femmina. Succede così che il chiacchiericcio ed il brusio prenda forza in una cassa di risonanza come la calunnia del barbiere di Siviglia, mentre, per controbattere, ai “saputiani”, non rimangono certo i risultati immediati, quelli pochi, maledetti e subito, che invece danno megafono alla voce di chi prima appoggiava Guaraldi o Zanetti e non hanno mai digerito il proprio errore; tra questi spiccano numerosi giornalisti di cui troppi esempi potrei fare.
    In ultimo, proprio perché ad inizio settimana ho letto veri e propri cortei funebri, ho la netta sensazione di un cupio dissolvi, un masochistico desiderio di sofferenza che riempie le pagine, i bar ed i cortili di opinioni divergenti, con uno spirito critico, o acritico, che presenta numerose lacune, l’imperante sensazione fatalistica che si debba soccombere, il “giù come piombi”, malinconismo da peccatrice del Verga, un crogiolarsi malsano di tifoso rossoblù come santo, ma, ancor prima, come martire

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