Verdi non è tanto azzurro

Verdi non è tanto azzurro

Zero minuti per Simone nelle due amichevoli che dovevano sancire il via al nuovo corso: ma per il Bologna è meglio così…

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Il calcio italiano è cambiato, radicalmente. Ci ha messo 4 mesi per ritrovare i vertici, dietro commissariamento, e tuttora nessuno ancora conosce il nome del nuovo c.t.: e infatti le prestazioni della nazionale italiana rispecchiano perfettamente la situazione.

Intanto, due brutte partite contro Argentina – che ha demolito gli azzurri ma ieri ne ha presi 6 in Spagna – e Inghilterra, tra l’altro con un primo gol preso in maniera grottesca ieri sera a Wembley. La sensazione, non bella, è che il commissario ad interim Luigi Di Biagio abbia provato a giocarsi le sue chance: ha fatto giocare i soliti noti, forse sperando che due risultati positivi lo portassero alla riconferma. Sì, perché pare che tanti big non siano così attratti dalla panchina della nazionale, soprattutto ora nel punto più basso della storia. Costacurta vorrebbe Ancelotti, ma ce la farà a convincerlo? E allora gli altri sembrano nomi di ripiego tanto al punto che la soluzione Di Biagio non è esclusa, e l’attuale c.t. lo sa. Da qui, dunque, la non rivoluzione di marzo, ovvero l’utilizzo più o meno di un blocco simile al passato, con l’addio di qualche veterano ma pur sempre in linea con quanto visto con Ventura, almeno sotto il profilo della maggioranza dei convocati. Non c’è stato il coraggio di cambiare radicalmente, di dare vita effettivamente a qualcosa di nuovo e tutto ciò che è stato visto in novembre con la Svezia è ciò che abbiamo visto quattro mesi dopo a Wembley.

In tutto questo mediocre contesto, non c’è stato spazio per Simone Verdi nemmeno per un minuto. In una amichevole, in un test con una forte impronta di futuro, uno di quelli che dovrebbe far parte del nuovo corso è rimasto a sedere in panchina 180 minuti: nelle ultime poltroncine, quasi assonnato e consapevole che in campo non sarebbe andato. Hanno giocato i Cutrone e i Cristante, non Verdi perché sulla quella fascia doveva scorrazzare Candreva, un giocatore che si muove come la torre negli scacchi: avanti e indietro. E così (prendendo spunto dal collega Biasin) mentre da quattro anni ci viene detto che ‘Verratti è il futuro dell’Italia’, la Tunisia ci supera nel ranking. In tutto ciò, una squadra fuori dal Mondiale, con un livello basso, anzi bassissimo, e un ranking in caduta libera, si riesce comunque a rimanere ancorati a vecchi giochetti che portano alcuni sempre e comunque in campo mentre altri sempre e comunque in panchina. Perché la domanda è questa: a cosa è servito portare i Verdi e i Ferrari per poi lasciarli in panchina? Di Biagio ha potuto avere un giudizio sui due vedendoli in allenamento 4 giorni o era meglio almeno testarli in un grande stadio e contro una grande squadra? Non è che forse eravamo legati anche ai risultati, cioè ad un disperato pareggio che ora fa dire a tutti che la nazionale c’è ancora? E’ un po’ il discorso che vale per Donadoni: un finale di stagione con due punti in più rispetto all’anno scorso farebbe cambiare il giudizio confermato dalle statistiche di 100 partite? No…Ma tornando a Verdi, a dire il vero, la panchina ci ha anche agevolato. Non ce lo hanno stancato, non lo hanno criticato (come successe dopo la Macedonia bocciandolo subito) e forse ora tornerà ancora più motivato di prima per non aver avuto la soddisfazione di giocare un secondo con la maglia azzurra a Wembley. Ma la vera domanda sorge spontanea: se a gennaio fosse andato al Napoli, ieri sera Simone avrebbe giocato? Rispondete da soli, io il mio pensiero ce l’ho già…

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