VARiegata ignoranza

L’Italia è quel paese in cui genera più polemiche l’aiuto tecnologico rispetto ad un evidente errore arbitrale: il tutto con il solito pasticcio di opinioni ignoranti e poco studiate

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Ascoltare certe tv nazionali dopo il posticipo serale, con annessi e discussi episodi arbitrali, alcuni revisionati dal Var, è la classica mazzata domenicale per chi, la mattina seguente, deve svegliarsi presto per andare al lavoro. Sentire che in altri paesi il Var non sarebbe introdotto perché esiste una cultura sportiva e che addirittura ci si metterebbe a ridere, o consigliare come dovrebbe comportarsi un arbitro senza sapere il protocollo di utilizzo del Var, rende bene l’idea del ventaglio di ignoranza che a volte alberga nelle principali televisioni. O si parla in malafede oppure lo si fa da ignoranti, non avendo letto le regole e i regolamenti.

Nella fattispecie, a Bergamo è andata in scena una partita che è terminata 2-2, grazie al Var, ma che sarebbe finita 1-3 senza. Basterebbe questo a far tacere i consigliori, perché oggi ci ritroviamo in Serie A una classifica meno inflazionata da errori, di conseguenza più corretta e fedele alla realtà. Andando nello specifico, o la parte d’Italia più ancorata al vecchio calcio, cioè poi quella che preme per avere errori, suggestioni, sensazioni – esattamente tutto ciò che fa sbagliare un arbitro e incide sulla graduatoria – si mette in testa di leggere il protocollo e analizzare di conseguenza oppure taccia per sempre. Parlare a vanvera senza sapere è un esercizio utilissimo per soddisfare il palato feroce di chi, per anni, è campato sugli errori arbitrali. Sentenziare che il gol di Mandzukic andava convalidato, per poi espellere successivamente Lichsteiner, è una eresia regolamentare. Il protocollo prevede che il Var possa revisionare una azione, culminata con un gol, ma viziata nella costruzione da una irregolarità, tutto questo se l’azione presenta una sua unicità. E’ quanto successo ieri: lo svizzero sgomita su Gomez e sgroppa da solo verso l’area avversaria ricevendo il pallone, l’azione è continua perché la Juve prosegue e non ritorna indietro creandone una nuova dalla parte opposta, né l’Atalanta conquista il pallone. Il Var può agire e lo fa, perché Damato in campo ha preso una decisione ‘chiaramente sbagliata’. Ogni volta che vediamo un replay, dobbiamo chiederci se il direttore di gara in campo ha preso una decisione ‘chiaramente sbagliata’ e non altro. Avanti. Il rigore di Petagna. Damato fischia il penalty con incertezza, quando la solita selva di proteste bianconere lo circonda, dando l’impressione di essersi fatto suggestionare e di avere comunque un paracadute col Var. Orsato, al video, gli consiglia di rivedere l’azione e lo fa. Cosa succede? O Damato ha visto una immagine chiarificatrice, che alla tv non han fatto vedere, e ha apprezzato il colpo sul braccio, oppure le immagini non hanno chiarito se la decisione fosse ‘chiaramente sbagliata’. Anche perché vista da un lato sembra spalla, dall’altro un po’ più braccio.

Poi c’è il contatto di Higuain in area, abbracciato da Palomino e contrastato da Caldara. Qui si rientra nel campo della discrezionalità dell’arbitro. E’ il caso limite, presente nel calcio, in cui per un arbitro può essere rigore, per un altro no. In sostanza, il Var non può chiarire con esattezza che la decisione presa da Damato sia chiaramente sbagliata, questo perché per il metro di giudizio dell’arbitro quello potrebbe non essere contatto sufficiente per fischiare rigore. Il Var, dunque, ha un protocollo preciso che determina il recinto entro il quale si può intervenire e revisionare, ma alla fine è sempre l’arbitro in campo a decidere. I Var osservano tutto, possono consigliare al direttore di gara di visionare un episodio ma non decidono mai al posto suo. Ecco allora che sentenziare come avrebbe dovuto agire Damato (convalidare il gol e cacciare Lichsteiner) è un po’ come se io rubassi 200mila euro in banca e la Polizia – con i filmati – mi beccasse concedendomi la possibilità di spenderli prima di finire in prigione. Quando sentirete ancora lamentele sul Var retroattivo, sul troppo tempo trascorso – i famosi 13 secondi tra il fallo di Lichsteiner e il gol – e su una partita che dura 3-4 ore, non fatevi ingannare: non hanno letto il protocollo o fanno finta di non averlo letto. Prima del campionato era presente un ventaglio sostanzioso di dichiarazioni favorevoli alla introduzione del Var da parte di un alto numero di tesserati (e il protocollo era ben chiaro) ora invece, dopo un episodio che in passato non sarebbe stato revisionato, si è già arrivati alla contraerea sulle dubbie qualità dell’aiuto tecnologico. Chissà perché? In sintesi, invece di sostenere un meccanismo che aiuta a diminuire gli errori, si cerca di minarlo dal basso con opinioni frutto di fantasia o ignoranza. E’ qui, cari consigliori, che manca cultura sportiva…

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