Testa bassa e pedalare

Testa bassa e pedalare

Altra sconfitta per il Bologna, ancora zero gol fatti e classifica che inizia a preoccupare: all’orizzonte Roma e Juve, ma ora serve solo remare dalla stessa parte

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Non è facile tifare Bologna, ma non è nemmeno facile fare il giornalista.

Analizzare Genoa-Bologna, così come il solo punto fatto e i zero gol insaccati nella porta avversaria può essere semplicissimo: dire che fa tutto schifo. In effetti sembra così, la squadra prosegue nel solco creato nell’ultima stagione pur essendo cambiato l’allenatore e anche mezzo undici titolare: una sola vittoria nelle ultime 15 partite di campionato. Andando avanti con l’ecatombe, si trovano giocatori una volta imprescindibili ora quasi impresentabili. Dzemaili e Pulgar per citarne alcuni. Non è finita, si chiedeva a gran voce l’utilizzo di Svanberg e oggi, al suo debutto, dopo un minuto palla persa e gol decisivo di Piatek. Dall’altra parte destro a botta sicura su un compagno. Quando si dice gettare nella mischia i giovani nel momento sbagliato…

Volendo analizzare la partita, si può notare come il Bologna qualche passo avanti in fase di possesso l’abbia fatto e che continui ad arrivare sui venti metri con puntualità, ma che inevitabilmente non trovi lo spunto giusto nei pressi della porta. Insomma, mancherebbe un gollettino, forse, per sbloccare la situazione. Appare un po’ tutto stregato. Un’altra dimostrazione è Skorupski. In quattro partite ha fatto una parata importante alla prima su Petagna, per il resto è stato chiamato quasi sempre all’ordinaria amministrazione ma lo score recita tre sconfitte e un pari. Il Bologna non è stato preso a pallate da nessuno, nemmeno con l’Inter, ma continua a perdere e a rinchiudersi nelle sue paure. Il segno della discontinuità non c’è e ora bisogna capire se è frutto di scelte sbagliate, soldi spesi male, mercato rivedibile, gestione e direzione del club da cambiare o allenatore inesperto. Può valere tutto con un solo punto in classifica. Ma i processi sommari, quando si possono cambiare poche cose col mercato chiuso, rischiano solo di acuire una situazione complicata. Questo, al netto delle nostre opinioni pro o no saputiane, pro o no bigoniane ecc, è il momento dell’unità, della compattezza, della remata costante dalla stessa parte. Il tempo delle rivendicazioni è finito, tanto ormai chi si sente dalla parte della ragione lo ha già esternato da settimane e le posizioni sono chiarissime. Continuare è inutile. C’è una evidente difficoltà da cui un ambiente importante come quello di Bologna deve uscire assieme, o almeno tenere duro fino a gennaio, ovvero il momento in cui, se necessario, rinforzare la squadra. Spaccarsi tra di noi su opinioni note, con le solite stonate rivendicazioni, non darà aiuto alla squadra, ma solo all’ego personale. Si, magari qualcuno aveva ragione, ma se poi le cose andranno male si tratterà evidentemente di una vittoria personale e non collettiva. E allora forza e coraggio, perché tutti tifiamo Bologna e tutti soffriamo. Per dirla alla Danilo ‘testa bassa e pedalare’.

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  1. adelmoparis - 9 mesi fa

    Pedalo volentieri, ma, parlando di Bologna, faccio fatica a tener la testa bassa, certo è che così non si può continuare.
    Guardo il Bologna e mi rendo conto che intestardirsi sull’idea tattica, senza un reale riscontro agonistico, diventa pericoloso, seppure possa essere un errore comune. Non ne sono stati immuni neppure gli strateghi più preparati.
    Se passiamo in rassegna i punti forti di questo Bologna ne troviamo pochi, molto pochi. Mi preoccupano sia la difesa che l’attacco, non tanto per gli uomini, quanto per come si muovono in campo.
    Nel mettermi nei panni d’Inzaghi, compresi la camicia bianca e la cravatta blu, perderei volentieri il fire and desire per un quiet and presence of mind, e sono convinto che qualche risultato in più arriverebbe. Eppure la soluzione c’è, seppure articolata, e si trova partendo da quello che è una difficoltà cronica: la penetrazione centrale del sistema avversario. Non è sempre detto che, cercando di migliorare a forza un problema, lo si risolva, talvolta è più facile, e produttivo, girarci attorno, gli uomini ci sono, la predisposizione pure, la tattica ed il modulo sono solo delle conseguenze.
    Tuttavia bisogna tenere a mente due cose: Poli è l’elemento che dà maggior equilibrio al centrocampo e, a destra, abbiamo terzini che tendono ad avere un movimento posizionale. Elementi aggiuntivi, per un’evoluzione di gioco in senso positivo, sono il talentuoso Krejci, relegato in panchina, ed il movimento di Orsolini, con la sua tendenza ad accentrarsi.
    Sfruttiamo gli errori di mercato e il resto vien da sé.
    Quiet and presence of mind

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