Non sprechiamo l’occasione

Non sprechiamo l’occasione

Si chiude il campionato ma si apre il futuro, Mihajlovic ha ridato entusiasmo alla piazza e per il Bologna c’è l’occasione di abbandonare il consolidamento della categoria: ma il ruolo di un tecnico resta centrale per i risultati sportivi e la crescita di un club

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

E’ la settimana dei verdetti. Il Bologna si è salvato lunedì sera all’Olimpico e da qui a domenica probabilmente saprà se potrà contare o meno su Sinisa Mihajlovic per la prossima stagione.

Sta per rientrare in città patron Saputo, Mihajlovic è pronto a incontrare lui e Fenucci dopo aver dato priorità al club rossoblù per il futuro, pur con una ridda incontrollata di voci che lo vedrebbero in lizza per le panchine di Juventus e Lazio. Come più volte scritto, Fenucci ha esplicitamente parlato di Bologna da parte sinistra e credo sarà questa la prospettiva sottoposta al tecnico serbo, magari l’inizio di un ciclo triennale con vista sull’Europa a medio termine. Basterà a convincere Sinisa? Non lo so, nessuno di noi è nella sua testa. Quello che mi preme sottolineare è invece un’altra cosa, ovvero la centralità della figura dell’allenatore in una squadra di calcio.

Premesso che i manager all’inglese non mi attirano nel calcio italiano, quindi non darei pieni poteri a un tecnico ma terrei ben separati i ruoli all’interno di una società, non si può non sottolineare come la scelta azzeccata di un allenatore possa cambiare le sorti sportive e non di un club calcistico. Mihajlovic ne è un chiaro esempio. Ha dato risultati altisonanti come medie da Europa – sfruttando anche tre nuovo arrivi a gennaio – salvato la squadra con una cavalcata impressionante e anche ridato valore economico al club stesso. La rivalutazione di alcuni membri della rosa del Bologna è talmente evidente che diventa impossibile non notarla. Giocatori come Mbaye, Pulgar, Dijks, Dzemaili, Krejci e Orsolini, in difficoltà prima, esplosi nel rendimento e nel valore poi. Perché alla fine la crescita sportiva di un club può certo dipendere dagli investimenti della proprietà, ma anche e soprattutto dal lavoro di un allenatore. L’olandese volante Dijks oggi non sarebbe un elemento imprescindibile e incedibile se fosse stato allenato da un altro tecnico, stesso discorso per alcuni altri elementi della rosa. Ecco allora che se l’ossatura del Bologna è diventata tale e da confermare, dentro c’è il lavoro di Mihajlovic che ha saputo trovare la giusta chiave di volta per far crescere ciò che prima non era cresciuto. Forse proprio su questo è mancato principalmente il club: capire in anticipo che il ciclo di Donadoni stava finendo e capire che Pippo Inzaghi non era ancora pronto per fare quello che gli era stato chiesto (qui mi ero sbagliato anche io, ma non faccio per fortuna il dirigente). Poi certo, fissare l’obiettivo minimo nel consolidamento della categoria può aver prodotto un effetto sonnifero che ha inibito entusiasmo e crescita, pur comprendendo le ragioni di un club che prima di fare il grande salto ha scelto di agire per gradi. E forse quella crescita graduale auspicata sarebbe arrivata con scelte giuste in panchina. Resta però l’attualità, cioè la necessità di abbandonare la lotta salvezza per fissare il Bologna in un’altra zona di classifica. Come sempre ribadito, questa stagione vissuta di grandi stenti prima e di grandi cavalcate poi dovrà servire da lezione al Bologna per non ripetere certi errori. In sintesi, non si sprechi l’occasione.

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